I Borghese e l’antico
The Borghese Family and Antiquity
7 dicembre 2011 / 9 aprile 2012
December 7, 2011 / April 9, 2012,
Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese 5 Roma

Condividi Dal Museo del Louvre i capolavori dell’arte antica appartenuti alla collezione Borghese
Evento eccezionale e unico, la mostra celebra il patrimonio storico-artistico italiano in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Torneranno nella loro collocazione originaria, per la prima volta dopo 203 anni, oltre 60 opere illustri come l'immenso Vaso Borghese, con scene dionisiache del 30 a.C, l’Ermafrodito restaurato da un giovanissimo Bernini, il Sileno con Bacco fanciullo, le Tre Grazie, le Quattro Sfingi, e la celeberrima e discussa scultura policroma del Seneca Morente, che mai prima d’ora avevano lasciato il Louvre.

Share Masterpieces of ancient art from the Musée du Louvre that once belonged to the Borghese collection
From December 7, 2011 until April 9, 2012, the Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma, headed by Rossella Vodret, will present an exhibition entitled The Borghese Family and Antiquity, organized by the Galleria Borghese with the exceptional cooperation of the Musée du Louvre in Paris.
The most important masterpieces of ancient art that once belonged to the Borghese collection and now constitute the core of the collection of antiquities of the Musée du Louvre will return to their original home. 

ORARIO:
dal martedì al giovedì e la domenica dalle ore 9 alle 19
venerdì e sabato dalle 9 alle 21
lunedì dalle 13 alle 19

COME ARRIVARE:
Calcola il percorso

BIGLIETTI:
Per l'ingresso alla mostra ed alla Galleria Borghese:

  • Interi € 13,50 + spese d'agenzia
  • Ridotti € 10,25 + spese d'agenzia
    (cittadini dell’Unione Europea tra 18 e 25 anni, insegnanti di ruolo nelle scuole statali)
  • Tariffa speciale € 7,00 + spese d'agenzia
    (cittadini dell'Unione Europea di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni, studenti e docenti dell'Unione Europea delle Facoltà di Architettura, di Lettere (indirizzo Storia dell'arte), di Conservazione dei Beni Culturali e di Scienze della Formazione, dipendenti MBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali, guide Turistiche ed Interpreti autorizzati nell'esercizio della propria attività, appartenenti all'ICOM, gruppi scolastici (NO UNIVERSITARI) dell'Unione Europea (previa prenotazione) con accompagnatore, disabili e loro accompagnatori)

La prenotazione è obbligatoria

VISITE GUIDATE

VISITING HOURS:
From Tuesday through Thursday and Sunday: from 9 a.m. to 7 p.m.
Friday and Saturday from 9 a.m. to 9 p.m.
Monday from 1 p.m. to 7 p.m.

HOW TO REACH US:
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TICKETS:
13,50 euro for the exhibition and Galleria Borghese + agency fees
Reservations are obligatory.

GUIDED TOURS

I Borghese e l'Antico in mostra alla Galleria Borghese

RAGGIUNTO UN ACCORDO CON LE APERTURE STRAORDINARIE alla GALLERIA BORGHESE
Trovato l'accordo che garantirà la regolare apertura della Galleria Borghese e offrirà al pubblico la possibilità di visitare la mostra "I Borghese e l'Antico" anche in orari extra. La proposta della Soprintendente Rossella Vodret di effettuare aperture straordinarie il lunedì pomeriggio (dalle 13 alle 19) a partire da lunedì 30 Gennaio e il venerdì e sabato (fino alle ore 21) a partire da venerdì 2 Marzo, mette d'accordo le rappresentanze sindacali e il concessionario.

Condividi Dal 7 dicembre 2011 fino al 9 aprile 2012 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale di Roma con la collaborazione eccezionale del Museo del Louvre, presenta alla Galleria Borghese, la mostra I Borghese e l’Antico. I più importanti capolavori dell’arte antica appartenuti alla Collezione Borghese, oggi nucleo essenziale della raccolta di antichità del Museo del Louvre di Parigi, tornano nella loro sede originale.

La Galleria Borghese ha il privilegio di riunire, tuttora e nel medesimo luogo, la maggior parte delle opere che formavano la straordinaria collezione del cardinale Scipione Borghese. Il nucleo più importante delle sculture e delle pitture nella Galleria Borghese risale al collezionismo del cardinale Scipione (1579-1633), figlio di Ortensia Borghese, sorella del Papa Paolo V, e di Francesco Caffarelli, ma gli eventi dei tre secoli successivi, tra perdite e acquisti, hanno lasciato notevoli tracce.

I più importanti capolavori dell’arte antica appartenuti alla Collezione Borghese, oggi nucleo essenziale della raccolta di antichità del Museo del Louvre di Parigi, tornano nella loro sede originale. 

Evento eccezionale e unico, la mostra celebra il patrimonio storico-artistico italiano in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Torneranno nella loro collocazione originaria, per la prima volta dopo 203 anni, oltre 60 opere illustri come l'immenso Vaso Borghese, con scene dionisiache del 30 a.C, l’Ermafrodito restaurato da un giovanissimo Bernini, il Sileno con Bacco fanciullo, le Tre Grazie, le Quattro Sfingi, e la celeberrima e discussa scultura policroma del Seneca Morente, che mai prima d’ora avevano lasciato il Museo parigino.

La scelta delle opere si incentra sulle sculture che costituirono il punto di riferimento nell’allestimento delle Sale nel XVII secolo, come nel rinnovamento settecentesco, realizzato dall’architetto Antonio Asprucci.

Ciascuna scultura troverà collocazione nella sala che ne celebrava l’importanza, secondo i criteri ricostruibili per i diversi allestimenti. Verrà ricreata così per la prima volta anche quella unità tematica, oggi solo intuibile, data dall’accostamento di opere pittoriche e scultoree.

La mostra, coordinata da MondoMostre, è resa possibile dal sostegno di Arcus, Enel, Ferrero e Air France - sponsor tecnico. I Borghese e l’Antico è curata dal Jean Luc Martinez e Marie Lou Dubert  – per il Museo del Louvre, Anna Coliva e Marina Minozzi – per la Galleria Borghese.

Torneranno alla Galleria Borghese per la prima volta dopo 200 anni, 60 opere illustri come il Vaso Borghese, con scene dionisiache, l’Ermafrodito dormiente restaurato da un giovanissimo Bernini, il Sileno e Bacco bambino, Le tre Grazie e il celebre Centauro cavalcato da Amore, che mai prima d’ora avevano lasciato il Museo parigino.

Per quattro mesi la Galleria Borghese ospiterà i capolavori della più grande e importante raccolta di antichità esistente al mondo, restituendo alla collezione formata dal cardinal Scipione Borghese all’inizio del Seicento, la sua sede d’origine. Il patrimonio archeologico dei “marmi Borghese”, oggi gloria classica del Louvre, costituisce una delle più “sensazionali vendite mai avvenute”.

Nel 1807 Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, accettò di vendere 695 pezzi tra statue, vasi e rilievi alla Francia per volontà del cognato Napoleone, che perseguiva il proposito autocelebrativo di dotare la capitale del suo impero del museo pubblico più importante delle arti universali – il Museo del Louvre, già Musée Central des Arts, che tra il 1803 e il 1815 prende il nome di Musée Napoléon. Incaricato da Napoleone di stimare la collezione Borghese in vista del suo acquisto, Ennio Quirino Visconti, antiquario di fama, fu il responsabile dell’acquisizione più importante della storia delle raccolte d’arte antica del Louvre. L’idea che animò il progetto è espressa bene da Denon, direttore dei Musei imperiali, che sapeva come blandire l’orgoglio dell’imperatore : in tutte le lettere che gli invia sull’argomento non trascura mai di associare le belle arti al prestigio imperiale: “il secolo di Napoleone deve essere il secolo delle belle arti come è quello degli eroi”, scrive all’imperatore, “il più potente protettore delle belle arti, primo sovrano d’Europa”. La scelta privilegiata dell’arte antica doveva dunque contribuire al prestigio dell’imperatore che si dichiarava erede della romanità. Era nelle intenzioni di Visconti e Denon scartare le opere “moderne” nella convinzione che solo l’arte antica potesse arricchire la scienza e formare il “vero gusto”. La volontà di Napoleone di acquisire la collezione Borghese risponde alle aspettative scientifiche dell’antiquario Visconti di favorire il progresso della scienza (attraverso lo studio delle opere acquisite), di contribuire alla formazione degli artisti attraverso lo studio dei modelli antichi, ma soddisfa anche il gusto del pubblico e contribuisce dunque ad affermare l’identità dei cittadini e dell’imperatore come eredi della classicità.

Le opere partirono per Parigi in due fasi ben documentate dai materiali conservati presso gli Archivi nazionali di Parigi e la Biblioteca di Besançon. Le opere più belle partono immediatamente con due convogli via terra; la seconda parte, che doveva essere inizialmente trasferita via mare, raggiunse il Museo solo nel 1811 con un trasporto anch’esso via terra, reso possibile dall’intervento del commissario francese, Pierre‐Adrien Pâris, nominato dal Ministro francese dell’ Interno e incaricato dell’ imballaggio e della spedizione degli oggetti acquisiti.
Il valore commerciale dei pezzi calcolato inizialmente da Visconti è di circa 6 milioni di franchi ma la somma finale che viene pattuita effettivamente per la vendita risulta di 13 milioni di franchi. Tale incremento di prezzo, che raddoppia in meno di un anno dalla valutazione alla firma del contratto di vendita, si spiega con alcune considerazioni. Per prima cosa il principe Camillo non ha alcuna fretta di vendere e dunque deve essere incoraggiato a compiere l’operazione, inoltre nel prezzo della vendita sono da considerare le eventuali operazioni di restauro dopo gli invasivi interventi per la rimozione delle sculture e dei rilievi dall’architettura della Villa. La somma pattuita viene di fatto solo in parte corrisposta: dei 13 milioni di franchi ne sono versati 8, la cifra restante sarà solo parzialmente coperta dalla cessione del feudo di Lucedio, presso Vercelli in Piemonte, dove Camillo si trasferisce come governatore generale dei dipartimenti transalpini dell’impero francese.

La formazione della raccolta Borghese di antichità si deve al cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, che acquista, a breve distanza di tempo, due collezioni: la prima nel 1607, quella di Lelio Ceoli, collocata nel palazzo eretto dal Sangallo in via Giulia; subito dopo, nel 1609, si assicura quella formata dallo scultore Giovanni Battista Della Porta. A questi due primi nuclei si aggiungono ben presto altre opere di straordinaria importanza, acquisite da altre collezioni o pervenute attraverso ritrovamenti fortuiti. Le sculture, inizialmente destinate alla residenza in Campo Marzio e a quella di Borgo, nonché alla villa sul Quirinale, furono ben presto trasferite, quasi per intero, nella villa suburbana, completata nel 1613 e concepita dal cardinale appositamente per l’esposizione delle sue collezioni di pittura e scultura. L’importanza delle sculture negli intenti decorativi del nuovo edificio appariva evidente fin dall’esterno della palazzina: le statue e i rilievi costituivano il prezioso ornamento delle facciate e scandivano il disegno dei viali e dei piazzali antistanti la “Villa Burghesia”.
Anche alla fine del Settecento, quando la Villa Borghese fu rinnovata per volere del principe Marcantonio Borghese, furono le opere di scultura a determinare i punti focali dell’allestimento. L’architetto Antonio Asprucci dispose i maggiori capolavori della celebre collezione Borghese secondo un nuovo criterio espositivo ponendoli al centro di ogni sala e raccordando l’intero tema decorativo dell’ambiente, dalle pareti alla volta, al nucleo iconografico del gruppo scultoreo. Si creò così l’aspetto con cui il Museo appare ancora oggi nel suo splendore di marmi, pietre dure e mosaici.
Tra la fine del 1807 e il 1808, in seguito alla cessione a Napoleone Bonaparte, le sculture archeologiche della Villa furono trasportate a Parigi. La perdita di questa straordinaria collezione ebbe un impatto fortissimo sulle coscienze del tempo. Antonio Canova, che sulle sculture della Villa aveva condotto il suo appassionato studio dell’antico, l’avrebbe definita nel 1810 davanti a Napoleone “una incancellabile vergogna” per la famiglia che possedeva “la villa più bella del mondo”. Il Cardinal Casoni prova in tutti i modi, rifacendosi alla legislazione pontificia, di salvare la collezione Borghese dall’acquisizione napoleonica. Il tentativo non ha tuttavia alcun esito data la situazione politica che fa registrare in quel giro d’anni un assoluto predominio dei francesi a Roma.
Camillo dopo la “sciagurata” vendita cercò di ripristinare, per quanto possibile, la collezione attraverso il recupero di reperti archeologici provenienti da scavi e acquisti, alcuni di notevole importanza, come il Fauno Danzante restaurato da Bertel Thorvaldsen. Le nuove acquisizioni operate nel corso dell’Ottocento costituiscono l’attuale collezione archeologica conservata presso la Galleria Borghese.
La vicenda della vendita della collezione Borghese fu così scioccante da suscitare una nuova consapevolezza del rischio incombente sulle opere d’arte italiane e pose le basi dei primi veri provvedimenti di tutela del patrimonio artistico nazionale, come l’editto del cardinal Pacca emesso nel 1820 e ripreso da numerosi governi preunitari.
La scelta delle opere si incentra sulle sculture più celebri della collezione Borghese che ritroveranno la loro collocazione nella sala che ne celebrava l’importanza, secondo i criteri ricostruibili per i diversi allestimenti. Al piano terreno la mostra riproporrà l’allestimento tardo‐settecentesco realizzato dall’architetto Antonio Asprucci. Attraverso il ricorso ai disegni di Charles Percier, restituiti mediante grandi riproduzioni, le sculture saranno collocate rievocando l’aspetto della Villa come si presentava alla fine del Settecento. Per il periodo della mostra sarà dunque possibile fare un vero e proprio “salto indietro nel tempo”, agli anni in cui tutta Europa guardava alla Villa Borghese come al nuovo modello di esposizione e interpretazione dell’antico.

Al primo piano della Villa sarà rievocato l’allestimento del Seicento, quando le opere di scultura erano esposte insieme ai dipinti, in una suggestiva sequenza di immagini. Alcuni dei capolavori, come le Tre Grazie e il Centauro cavalcato da Amore torneranno nelle sale che per oltre un secolo e mezzo furono ad essi intitolate.

Share For the first time after 200 years, 60 well‐known works will return to the Galleria Borghese, including the Borghese Vase, with Dionysian scenes; the Hermaphroditus Asleep, which was restored by Bernini when he was very young; the Silenus and the Infant Bacchus; The Three Graces; and the famous Cupid Astride a Centaur, which has never before left the Parisian museum.

For four months the Galleria Borghese will host the masterpieces of the largest and most important collection of antiquities in the world, thus returning the collection established by Cardinal Scipione Borghese to its original home. The archeological heritage of the “Borghese marbles”, which is now the classical glory of the Louvre, constituted one of the most “sensational sales ever made”. In 1807, Camillo Borghese, Pauline Bonaparte’s husband, agreed to sell 695 sculptures, vases, and reliefs to France as insisted by his brother‐in‐law, Napoleon, who was pursuing his self‐laudatory goal of endowing the capital of his empire with the most important public museum of universal art: the Musée du Louvre, formerly the Musée Central des Arts, which between 1803 and 1815 was called the Musée Napoléon. Entrusted by Napoleon with the task of appraising the Borghese collection in view of its purchase, Ennio Quirino Visconti, a famous antiquarian, was responsible for the most important acquisition among all the Louvre’s collections of ancient art. The idea that inspired the project was well expressed by Denon, the director of the imperial museums, who knew how to flatter the emperor’s pride. In all the letters on the subject that he sent the latter he never neglected to associate the fine arts with the imperial prestige, writing the emperor (“the most powerful patron of the fine arts and the leading ruler of Europe“) that “the century of Napoleon must be the century of the fine arts, as it is that of heroes”. Thus the privileged choice of ancient art was to contribute to the prestige of the emperor, who proclaimed himself the heir of the Roman spirit. Visconti and Denon intended to reject “modern” works, convinced as they were that only ancient art could enrich scholarship and mould “true taste”. Napoleon’s determination to acquire the Borghese collection corresponded to the antiquarian Visconti’s scholarly expectations of encouraging the progress of scholarship (through the study of the works acquired) and contributing to the education of artists through the study of the ancient models, but also satisfied the public’s taste and thus contributed to establishing the identity of the citizens and the emperor as heirs of the classical spirit.

The works were shipped to Paris in two stages, which are well documented by the material housed in the National Archives in Paris and the Library of Besançon. The finest woks left in two convoys by land, while the others – which initially were to be transported by sea – arrived at the museum in Paris only in 1811, also by land. The second shipment was made possible by the action of the French commissioner, Pierre‐Adrien Pâris, who was appointed by the French Minister of Home Affairs and entrusted with the packing and shipment of the objects acquired.

The commercial value of the objects initially calculated by Visconti was about 6 million francs, but the final sum actually established for the sale was 13 million francs. The increase in the price, which doubled in less than a year from the estimate to the signing of the sale contract, can be explained by a few observations. First of all, Prince Camillo was in no hurry to sell and thus had to be encouraged to enter into the transaction. Furthermore, the sale price had to include the restoration work necessary after the invasive work to remove the sculptures and reliefs from the Villa’s architecture. The sum agreed on was in effect only partly paid. Of the 13 million francs, 8 were paid, while the remaining sum was to be only partially covered by the transfer of the Lucedio estate in Piemonte, near Vercelli, where Camillo moved as the governor general of the transalpine departments of the French empire.

The establishment of the Borghese collection of antiquities is attributed to the Cardinal Scipione Borghese, the nephew of Paul V, who purchased two collections within a short period of time. The first was Lelio Ceoli’s, which he acquired in 1607 and housed in the mansion built by Sangallo on Via Giulia, followed immediately, in 1609, by the sculptor Giovanni Battista Della Porta’s. Initially meant for the Borghese palazzo in the Campo Marzo and the one in Borgo, as well as their villa on the Quirinal Hill, the sculptures of these two collections were soon almost entirely moved to their villa outside the city walls beginning in 1613.

The importance of the sculptures in the decoration of the new building was evident right from its exterior, as the statues and reliefs constituted the precious ornamentation of the façades and lined the paths and squares facing the “Villa Borghese”.
At the end of the eighteenth century, when the Villa Borghese was renovated by Prince Marcantonio Borghese, it was again the sculptures that determined the focal points of the arrangement. The architect Antonio Asprucci arranged the most important masterpieces of the famous Borghese collection according to a new criterion of display, placing them in the middle of each room and linking the entire decorative theme of the setting, from the walls to the ceiling, to the sculptural group. Thus he created the look with which the museum still appears today, with his magnificent marbles, semi‐precious stones, and mosaics. Following their sale to Napoleon, between the end of 1807 and 1808 the sculptures were transported from the Villa to Paris. The loss of this extraordinary collection made a very strong impression at the time. Antonio Canova, who had enthusiastically studied Antiquity, is said to have told Napoleon in 1810 that it was “an indelible shame” for the family that owned “the most beautiful villa in the world”. Referring to papal legislation, Cardinal Casoni tried every possible way to save the Borghese collection from being sold to Napoleon. However, his attempt was unsuccessful, because the political scene in Rome was totally dominated by the French at that time.
After the “calamitous” sale, Camillo tried to revive the collection as much as possible with archeological finds from excavations and purchases, some of which were of considerable importance, such as the Dancing Faun, which was restored by Bertel Thorvaldsen. The new acquisitions made during the nineteenth century constitute the current archeological collection housed in the Galleria Borghese.
The vicissitude of the sale of the Borghese collection was so shocking that it led to greater awareness of the risk threatening Italian works of art and laid the foundations of the first real measures for protecting the national artistic heritage, such as Cardinal Pacca’s edict, which was issued in 1820 and adopted by many governments before the unification of Italy. The selection of the works in the exhibition focuses on the most famous sculptures of the Borghese collection, which will be displayed in the room that celebrated their importance, according to the criteria that can be reconstructed for the different arrangements. On the ground floor the exhibition will present the arrangement conceived by the architect Antonio Asprucci in the late eighteenth century. Through the drawings of Charles Percier, of which large reproductions will be displayed, the sculptures will be placed so as to evoke the Villa as it appeared at the end of the eighteenth century. During the exhibition it will be possible to really “jump back in time”, to the years in which all of Europe looked to the Villa Borghese as the new model for displaying and interpreting Antiquity.

The second floor of the Villa will present the 18th century arrangement, in which the sculptures were displayed together with paintings in a fascinating series of images. Several of the masterpieces, such as the Three Graces and the Cupid Astride a Centaur will return to the rooms that bore their names for over a century and a hal.

Per prenotazioni / Reservation :

COOP. SOC. IL SOGNO
Viale Regina Margherita, 192 00198 - Rome (Italy)
Ph. +39/0685301758 Fax +39/0685301756
Email: service@romeguide.it

Centauro cavalcato da Amore
Replica del II secolo d. C di un originale
del II secolo a. C
marmo – h. 147 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier
Vaso Borghese
Scuola neo‐attica della fine del I sec. a.C
Marmo pentelico ‐ l. 172 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2003 Musée du Louvre / Etienne Revault
Ermafrodito ‐ particolare
Prima metà del II secolo d.C. circa
Restaurato da Gian Lorenzo Bernini e
David Larique
marmo lunense ‐ Marmo ‐ lunghezza
169 cm; larghezza 89 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier
Ermafrodito ‐ particolare
Prima metà del II secolo d.C. circa
Restaurato da Gian Lorenzo Bernini e
David Larique
marmo lunense ‐ Marmo ‐ lunghezza
169 cm; larghezza 89 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier
Sileno e Bacco fanciullo
I‐II sec. d.C da un originale realizzato da
Lisippo nel IV sec. a.C
marmo – h. 190 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier
Sileno e Bacco fanciullo
I‐II sec. d.C da un originale realizzato da
Lisippo nel IV sec. a.C
marmo – h. 190 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2011 Musée du Louvre / Thierry Ollivier
Ritratto di Lucio Vero
Testa del 180 d.C. circa, montata su un
busto moderno di Carlo Albacini
marmo – h. 80 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2008 Musée du Louvre / Daniel Lebée et
Carine Déambrosis
Venere marina
160 d.C. circa
Marmo – h. 180 cm
Paris, Musée du Louvre, Département
des Antiquités grecques, étrusques et
romaines
© 2006 Musée du Louvre / Daniel Lebée et
Carine Deambrosis
Elenco Opere

Sileno e Bacco fanciullo
marmo
h. 190 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Narciso/ Fauno danzante
marmo
h 135 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Genio (Amore)
marmo greco
h. 171 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Ritratto di Lucio Vero
marmo
h. 80 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Marco Aurelio
Marmo
h. 66 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Fauno
marmo
h. 125 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Fauno
marmo
h. 125 cm
Paris, Musée du Louvre

Fauno e Satiro
Marmo
h. 66 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Polimnia (frammento di stele votiva)
Marmot
h. 180 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Vaso Borghese
marmo pentelico
h. 172 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Cupido con le braccia alzate
h. 135 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Ermafrodito
marmo lunense
l. 148 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Venere con la conchiglia
marmo
h. 60 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Centauro cavalcato da Amore
marmo
h. 147 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Diana
alabastro orientale; testa, braccia e gambe: bronzo
h. 140 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines
Castore e Polluce (Oreste e Pilade)
h. 145 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Gladiatore/ Combattente ferito marmo
h. 83 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Il Cinghiale
Marmo bigio
h. 108 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

La Lupa che allatta Romolo e Remo
Marmo rosso con incrostazioni di marmo giallo; marmo bianco
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Servo/ Camillo
testa, braccia e gambe di bronzo; veste di alabastro fiorito
h. 138 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Servo/ Camillo (pendant)
testa, braccia e gambe di bronzo; veste di alabastro fiorentino,
panno di rosso antico
h. 136 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Tre Grazie
marmo pario; complementi di marmo di Carrara
h. 105 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines
Ares Borghese
Marmo
h. 211 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Atleta detto il Discobolo
Marmo pentelico
h. 167 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Atleta che versa dell’olio
Marmo
h. 143 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Atleta vincitore
Marmo
h. 148 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Atleta detto Cestiario
Marmo
h. 174 cm.
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Moro
marmo nero, alabastro fiorito; rosso antico;
marmo giallo; lapis azzurro
h. 175 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Eros e Psiche
marmo
h. 158 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines
Pollux
Marmo
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Isis
Marmo
h. 171 cm.
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Giove
Marmo
h. 234 cm.
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Le Danzatrici
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Le Sacrificanti
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Base di treppiede
Marmo
h. 72 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Vaso con Maschere
Marmo
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Rilievo
Marmo
h. 88,5 cm; l. 83 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Statuetta di Afrodite
Marmo
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Statua di Pan
Marmo
h. 158 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Tiridate
Marmo
h. 204 cm.
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Mercurio
Marmo
h. tot. 211 cm – plinto h. 11 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Statuetta di Psiche
Marmo
h. tot. 144 cm; plinto h. 6 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Diana, detta La Zingarella
Marmo pentelico e bronzo
h. 158 cm.
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Marsia
Marmo
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Mino da Fiesole
Elemento decorativo con putti, ghirlande e protomi leonine
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Cerere
Marmo
h. 253 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Busto di Roma
Marmo
h. 92 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Sarcofago
marmo
h. 111 cm; larg. 1.46
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Afrodite ‐Imperatrice come Musa
marmo
h. 200 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Pertinace
Marmo
h. tot. 211 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Hermafrodito
Marmo
h. 150 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Gruppo di Bacco e Sileno
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Venere Marina
Marmo
h. 180 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines

Venere in armi
Marmo
h. 188 cm
Paris, Musée du Louvre
Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines