I GIARDINI DEL QUIRINALE

Per prenotazione visite guidate:

Ingressi: GRATIS via del Quirinale, via Piacenza ( scalinata a doppia rampa)

Apertura: SOLO il 2 Giugno di tutti gli anni in occasione della Festa della Repubblica

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I GIARDINI
LA SITUAZIONE ODIERNA ARCHITETTURA DEL GIARDINO FOTO Condividi

I Giardini del Quirinale (1)

Dove si trova: Municipio I, Rione II - Trevi
Epoca: XIX - XX secolo
Estensione: 6915 mq

Già di Carlo Alberto - Il “Giardino” del Quirinale, caratterizzato da una grande statua equestre di Carlo Alberto, si trova di fronte al lato del Quirinale, lungo la via omonima. Costituisce, con il vicino Giardino di S.Andrea al Quirinale, un piacevole spazio di verde nel centro della città. (2)

Cenni storici e caratteristiche principali: I giardini del Quirinale sono aperti al pubblico purtroppo solo il 2 giugno, per la festa della Repubblica. Si tratta di quattro ettari curati in modo splendido, cui si accede attraverso il grande viale delle palme; si prosegue verso sentieri delimitati da siepi di bosso e alloro, poi si incontra il viale dei sarcofagi e il viale della meditazione. A sinistra si trova, quasi subito, la Fontana delle tartarughe o dei delfini. Da qui si raggiunge la Coffee house, voluta nel 1741 da Benedetto XIV, che oggi viene aperta solo per le visite ufficiali importanti, fronteggiata dalla Fontana delle bagnanti. Ovunque possiamo vedere palme, pini, lecci, camelie, magnolie, rose e cedri del Libano con vista magnifica su tutta Roma. Sotto il muro di contenimento la Fontana dell'organo che attraverso il movimento dell'acqua fa suonare la tastiera di uno strumento ancora perfettamente funzionante. (3)

Le vicende storiche

Il giardino fu creato per la visita a Roma dell'imperatore Guglielmo II nel 1889, ospitato nell'ala del Palazzo del Quirinale antistante. I terreni su cui venne realizzato, divenuti proprietà comunale nel 1887, erano in precedenza occupati dalla chiesa delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento (o S.Chiara) e dalla chiesa di S. Maria Maddalena, demolite a partire dal 1886 in esecuzione dei progetti successivi al 1870, quando si prevedeva di collocare vicino al Palazzo Reale del Quirinale le istituzioni pubbliche più importanti. Per la venuta dell'imperatore fu possibile solo la creazione di un giardino effimero che durò il tempo della visita, ad opera di Carlo Palice direttore del Servizio Giardini comunale. La realizzazione della nuova area verde si deve all'architetto francese Edouard André. Nel giardino, realizzato nel 1893-94, furono costruiti un laghetto e uno spazio ellittico centrale circondati da vialetti con pregiate varietà di piante sia mediterranee che esotiche. Il 14 marzo 1900 fu montato nel parterre dell'aiuola centrale un monumento a Carlo Alberto di Raffaele Romanelli. Nel 2004 sono stati effettuati dall'Amministrazione comunale consistenti interventi di manutenzione.

 

Bibliografia essenziale sulla storia

Negro, Guide rionali di Roma , Rione II Trevi, parte II, fasc.1, Roma 1985, p.36; M. De Vico Fallani, Storia dei giardini pubblici di Roma nell'Ottocento , Roma 1992,pp.128-147, 423-429

 

 

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Da http://www.quirinale.it/palazzo/luoghi/luoghi_giardini.htm torna su

Da digilander.libero.it/gidial/roma/ville/giarquir.html torna su

 

LA SITUAZIONE ODIERNA

La situazione odierna attraverso il tempo

I giardini del Quirinale coprono una superficie di circa 4 ettari e corrispondono a quella che, nel XVI secolo, era la cosiddetta Vigna di Napoli, un fondo interamente occupato da orti e vigne di proprietà della famiglia campana dei Carafa. Si estendevano dalla Piazza di Montecavallo (l'odierna Piazza del Quirinale) sino ai pendii del rione Trevi. Una pianta di fine '500, realizzata da Cartaro, ce ne mostra la posizione.

Nel 1550, ne divenne affittuario il Cardinale Ippolito d'Este, il quale commissionò all'architetto e pittore ferrarese Girolamo da Carpi l'incarico di ridisegnare la vigna, secondo i canoni dei giardini di delizie rinascimentali. Dopo gli interventi, l'area appare divisa in due parti ben distinte: una, scandita da gruppi di aiuole regolari; l'altra, caratterizzata da un aspetto volutamente selvatico, che comprendeva anche una zona boscosa chiamata Silva Estensium , il Bosco degli Estensi.
La salubrità del luogo, posto sulla sommità di uno dei colli più alti di Roma, fu più volte apprezzata dal pontefice Gregorio XIII Boncompagni (1572-85), al quale non dispiaceva di poter evadere dall'afa del Vaticano per immergersi in uno scenario riposante e, soprattutto, ventilato. Ottenuto dal Cardinale d'Este l'uso permanente della vigna, l'energico papa volle conferire una nuova dignità architettonica al modesto edificio preesistente, avviando la costruzione del primo nucleo dell'attuale Palazzo del Quirinale.

Fu il suo successore, Sisto V Peretti (1585-90), ad acquistare la proprietà dagli eredi Carafa nel 1587, per una somma di 20.000 scudi, e a proseguire i lavori di ampliamento del nuovo Palazzo, mentre i giardini mantennero inalterato il loro aspetto. L'unico intervento degno di nota è la canalizzazione dell'Acqua Felice - per mezzo della livellazione del tratto che andava dall'attuale Largo di Santa Susanna a Piazza di Montecavallo - che sarebbe andata ad alimentare le successive opere idrauliche.

Il vero innovatore dei giardini fu, però, Clemente VIII Aldobrandini. Sotto il suo pontificato (1592-1605) si diede impulso a grandi opere di ingegneria idraulica: le fontane del Nano, dello Specchio, del Cane, oggi scomparse, con i superbi giochi d'acqua affidati alle invenzioni di Giovanni Fontana, costituirono l'elemento più suggestivo e ricercato dei giardini, suscitando lo stupore degli ospiti e divenendo oggetto di ammirate relazioni degli ambasciatori stranieri. Di esse, l'unica superstite è la scenografica e grandiosa Fontana dell'Organo.

Nuovi lavori furono eseguiti da Paolo V Borghese (1605-21), al quale, fra l'altro, si deve l'attuale assetto del Quirinale. Fu lui, infatti, a commissionare all'architetto Carlo Maderno la realizzazione di un hortus intimus nella terrazza che si affaccia sulla Fontana dell'Organo, una sorta di giardino privato di uso esclusivo del Pontefice. Oggi, quell'area corrisponde all'eliporto.

Gregorio XV Ludovisi (1621-23) fece realizzare, nei pressi del fabbricato principale, la Fontana rocciosa, dinanzi alla quale un grande mosaico con le armi papali e l'iscrizione Gregorius XV Pontifex Max. Anno II sorprende l'ignaro visitatore con getti d'acqua concentrici sgorganti da invisibili ugelli dissimulati lungo l'intero perimetro dello stemma. Fu questa un'attrazione famosa, se è vero che, ancora dopo due secoli, così la descrive Giuseppe Gioacchino Belli nel

sonetto 1059 del 15 gennaio 1834:

 

Fra ttanti sturbi, er Papa s'è anniscosto
Ner Palazzo-der-Papa, e llà in giardino
Spasseggia, fischia, e ppoi ruzza un tantino
Cor un prelato suo garbat'e tosto.
Lo porta a un gioco-d'acqua accost'accosto
E tte lo fa abbagnà ccome un purcino .

La struttura del giardino mantenne quasi completamente il carattere che gli era stato impresso dal Cardinale D'Este fino a quando Urbano VIII Barberini (1623-44) acquistò l'ex Vigna Boccacci, precedentemente tenuta incolta ai margini della proprietà, provvedendo allo spianamento del terreno e alla definizione degli attuali confini del giardino. L'intera area fu cinta con un muro, ora scomparso, e servita da una strada, in parte corrispondente all'odierna Via dei Giardini. Nel nuovo progetto trovarono posto numerose macchie di boschetti, contenuti geometricamente da alte spalliere sempreverdi, e una marmorea meridiana, opera di una équipe di scalpellini della quale faceva parte anche il giovane Borromini. Per più di un secolo, l'attenzione dei pontefici fu concentrata soprattutto sull'ampliamento del Palazzo e, fino alla prima metà del Settecento, i giardini conservarono pressoché immutato il loro aspetto rinascimentale.
A partire da Benedetto XIV Lambertini (1740-58), lo scenario di fontane e giochi d'acqua, grotte e ninfei, richiami classici e illusioni lasciarono progressivamente il posto alle nuove tendenze di gusto, che definivano una coreografia arborea più sobria e naturale. Di questo periodo, i giardini conservano la più elevata testimonianza architettonica e il loro maggiore ornamento: il padiglione del Coffee House, uno dei più ragguardevoli esempi della stagione del Settecento romano, realizzato tra il 1741 e il 1743 da Ferdinando Fuga, affinché, come scrive un commentatore dell'epoca, il Pontefice potesse godere "anche all'inverno dell'amenità delle verdure".
L'edificio sorge in uno dei punti più panoramici del giardino, dove, fin dai tempi della Vigna d'Este, esisteva un padiglione di legno dotato di cupola e quattro torricelle angolari. La palazzina, la cui decorazione interna è opera di artisti del calibro di Panini, Batoni, Masucci, Van Bloemen e Cocciolini, ha un piccolo prospetto che si apre sul verde con tre grandi arcate, racchiuso da due avancorpi. Le stesse arcate si ripetono all'interno nella stanza centrale, più sobria di quelle laterali. Nell'intenzioni dell'architetto, infatti, il Coffee House non avrebbe dovuto interrompere la continuità fra il giardino e il panorama di Roma. Oggi, purtroppo, l'antico affaccio sulla città è stato completamente nascosto dal lungo prospetto delle Scuderie, realizzate dopo il 1870 per ospitare il vasto apparato equestre della corte sabauda. Il Coffee House è ancora utilizzato nei ricevimenti per la Festa della Repubblica: in questa occasione i giardini vengono aperti al pubblico, rinnovando una consuetudine inaugurata ai tempi della Repubblica Romana del 1849.
Nell'800, l'aspetto del giardino subì radicali mutamenti: le siepi di bosso e di alloro, che fino ad allora avevano rigidamente scandito le sue geometrie, furono in parte eliminate e sostituite da vaste porzioni di prato con piante sparse. L'intento era quello di conferire all'insieme un'impressione di maggiore spontaneità e libertà della natura, secondo un indirizzo botanico che ebbe nell'appassionato e competente Gregorio XVI Cappellari (1831-46) un grande sostenitore e un efficace interprete. Egli introdusse numerose specie esotiche - dal platano al ginkgo, dal pino d'Aleppo all'auracaria bildwillii, dal carrubo a esemplari di cedri e lecci - collocate all'estremità orientale del giardino, in un percorso di gusto romantico caratterizzato da aiuole e sentieri sinuosi, così diversi dal rettilineo procedere dei sempreverdi prossimi al nucleo principale del Palazzo.

Il giardino ottocentesco, dunque, accoglieva entrambi i modelli, "all'italiana" e "all'inglese", separati da un'area intermedia destinata a varie specie di palme che ancora oggi ornano l'asse centrale, il Viale delle Palme, nel quale si erge l'ottocentesca fontana dell'architetto Martinucci

La scelta di fare dell'antico Palazzo dei Papi la sede della monarchia italiana, decisione piuttosto subita da Vittorio Emanuele II, mutò profondamente l'assetto dei giardini. Sacrificata la porzione inferiore per far posto al lungo fabbricato delle Scuderie, trasformate numerose aiuole in orti, ricavati spazi per i giochi dei bambini, per un campo da tennis e per un piccolo maneggio, una vasta area del giardino perdette la sua funzione contemplativa e di rappresentanza, assumendo una destinazione d'uso di carattere privato e familiare. L'unico abbellimento degno di menzione fu la collocazione, in epoca umbertina, della Fontana delle Bagnanti, realizzata da Giulio Monteverde utilizzando tre statue femminili provenienti dal parco della Reggia di Caserta.

Note:

i testi e la grafica della pagina sono a cura di Alessandra Pignotti.

Le notizie sono tratte da:

\- http://www.comune.roma.it

2- http://www.quirinale.it/palazzo/luoghi/luoghi_giardini.html.

3- digilander.libero.it/gidial/roma/ville/giarquir.html.

 
ARCHITETTURA DEL GIARDINO

La struttura del giardino e le piante

Entrando nel Palazzo dalla via del Quirinale, attraverso Palazzo dalla via del Quirinale, attraverso Porta Giardini e un ottocentesco cancello, ci si inoltra nel Viale delle Palme, affiancato da entrambi i lati da dodici aiuole geometriche che ospitano una ricca collezione di specie arboree. Protagoniste sono le chamaerops, le phoenix canariensis, reclinata e dactylifera; le butia capitata ed eriospata, le washingtonia robusta e filifera, l'erithea armata ed edulis, nonché le cycas revoluta e un rarissimo trithrinacs proveniente dal Brasile.

Il viale delle Palme, ideale separazione fra le due diverse anime del giardino, termina sulla quinta verde che ospita il busto di Adriano, risalente al II secolo d.C.

A sinistra, un groviglio di sentieri delimitati da siepi miste di bosso, alloro e leccio, anticamente modellate in forma di alta galleria, disegnano i contorni del giardino "all'italiana". Nei viali si succedono pittoreschi luoghi di sosta, ornati da sedili marmorei e gruppi scultorei, molti dei quali provenienti dalla ricca collezione della famiglia papale e cardinalizia dei Cybo. Fra questi, il gruppo del Ciabattino, i Mattaccini, il Putto che suona la zampogna, la statua di Ercole e il drago.
Proseguendo ancora a sinistra verso il limite del giardino si incontra, collocata entro una spalliera ellittica di alloro e bosso ornata da quattro erme marmoree, la Fontana delle Tartarughe o dei Delfini. Risalente al XVII secolo, è caratterizzata da due piccoli bacini sovrapposti: su quello superiore, due delfini; dall'inferiore affiorano due grosse tartarughe di pietra, in origine appartenenti alla cinquecentesca fontana del Tigri, già nel cortile del Belvedere in Vaticano.
Da qui si raggiunge un vasto spazio aperto, al quale fa da sfondo la luminosa palazzina del Coffee House, fronteggiata dalla Fontana delle Bagnanti. Sulla terrazza davanti all'edificio, le statue di Bacco e di nove satiri, anch'esse, probabilmente, appartenute alla collezione Cybo.

Proseguendo la visita, incontriamo la meridiana di Urbano VIII, posta in una grande aiuola, dove piante di rose rampicanti ingentiliscono la verticalità degli alberi. Accanto alle palme, alcuni pinus pinea maestosi, un grande esemplare di camelia, una magnolia giapponese, una araucaria bildwillii e due magnolie grandiflora. Superando una balaustrata di pietra si giunge all'eliporto, delimitato dal grande muro di contenimento eretto laddove, nel '500, il declivio del colle scendeva naturalmente con boschetti, vigneti e oliveti. Qui si apre un'incomparabile veduta di Roma, particolarmente suggestiva all'ora del tramonto.

La Fontana dell'Organo, visibile dalla terrazza, si poneva in passato come la maggior attrattiva della parte inferiore del giardino. Edificata, come si è detto, da Clemente VIII Aldobrandini, la fontana costituiva il palcoscenico in cui l'elemento naturalistico - formato dai giochi d'acqua e dalla sapiente scenografia della vegetazione - e la componente figurativa e ornamentale - decorazioni a stucco policromo e statue - si fondevano con le armonie di un organo ad acqua, così da creare un vero straordinario spettacolo. L'interno del nicchione, in stucco policromo, mostra un ciclo con Storie della Creazione e Storie di Mosè, alternate a figure di divinità marine, creature chimeriche e animali acquatici. In origine, nelle nicchie della parete di fondo, erano collocate le statue di Apollo e delle nove Muse. Dinanzi al nicchione tre grandi scalinate disposte a ventaglio consentivano il deflusso dell'acqua a cascata. Nello spazio antistante, un'ampia peschiera ovale circondata da alberi ad alto fusto, demolita durante la costruzione delle scuderie regie. L'impianto musicale, realizzato fra il 1596 e il 1609 dall'organista Luca Blasi, venne completamente rinnovato nel Settecento per volere di Clemente XI. Il vecchio apparato fu sostituito da un moderno sistema, attivato dalla caduta dell'acqua, che trasmetteva il movimento a un rullo dentato collegato con la tastiera. L'organo è ancora perfettamente funzionante.
Si prosegue, poi, lungo la fiancata del Palazzo e si incontra il Labirinto di bosso di pianta ovale, fronteggiato da cipressi, recante al centro un piccolo obelisco, così tipico nei giardini "all'italiana". Il percorso del labirinto è ben visibile dalla terrazza posta al di sopra della Casina Svizzera, una piccola costruzione ottocentesca con muretti merlati e interni di impronta ticinese.

Ritornati al viale delle Palme, ci si inoltra nella parte orientale del giardino, quella più marcatamente "all'inglese": l'attraversa il viale dei Sarcofagi, ornato da dodici pregevoli manufatti risalenti all'età romana. In quest'area, il giardino si apprezza per la sua forma meno rigida, con gruppi di arbusti misti che ingentiliscono il paesaggio secondo i canoni del gusto romantico. Negli anni più recenti, l'impronta "all'inglese" è stata ulteriormente enfatizzata introducendo vari esemplari di rose, tra cui emergono diverse varietà di rose botaniche (chinensis "Mutabilis", gallica), vecchie rose come le Bourbon (Mme Pierre Oger) e le Polyantha (Cecile Brunner), rampicanti (Mermaid) e ibridi di floribunda (Iceberg). Le aiuole dai contorni sinuosi e dalle svariate forme raccolgono piante di diverse specie come la casuarina equisetifoglia, di origine australiana, l'araucaria dalle grandi pigne sferiche, il cedro del Libano, la sophora japonica i cui lunghi rami penduli vanno a lambire una piccola fontana rocciosa.

L'unica zona geometrica è data dall'area dell'ex campo da tennis. Su di essa troneggia il maestoso platano, affiancato da un gingko biloba, dalle arcane foglie a ventaglio, e da una sequoia sempervirens.

Il viale dei Sarcofagi termina davanti all'esedra della Palazzina Olivieri, posta proprio al limite del giardino. A sinistra si aprono le serre, seminascoste dal verde, dove vengono coltivate e mantenute le piante destinate all'arredo delle aiuole e agli ambienti del Palazzo.

A destra, il giardino si conclude dinanzi alla Palazzina del Fuga. Al primo piano, lo studio del Capo dello Stato si affaccia su di un viale che ospita in piena terra piante di agrumi e una ricca collezione di cactacee e altre succulente. Fa bella mostra di sé il selenicereus grandiflorus o Regina della notte, il cui grande fiore bianco si schiude solo nell'oscurità .

Note:

i testi e la grafica della pagina sono a cura di Alessandra Pignotti.

Le notizie sono tratte da:

\- http://www.comune.roma.it

2- http://www.quirinale.it/palazzo/luoghi/luoghi_giardini.html.

3- digilander.libero.it/gidial/roma/ville/giarquir.html.

 
Le Photo sono inserite da Alessandra Pignotti e tratte dai siti del Comune di Roma, del Quirinale e digilander.libero.it e da Wikipedia enc.liber on line.