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Visita Guidata al Palazzo Colonna con Ingresso all´Appartamento della Principessa Isabelle

PREZZI RIDOTTI PER TUTTO IL 2020:

Galleria € 13.00
Galleria più Padiglione Pio più Giardino sul Colle del Quirnale € 18.00
Galleria più App.to Principessa Isabelle € 23.00
Galleria piu App.to Principessa Isabelle più Padiglione Pio più giardino € 28.00



Per prenotazioni :


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L’edificazione delle varie ali di Palazzo Colonna si è protratta per cinque secoli e ciò ha comportato la sovrapposizione di diversi stili architettonici, esterni ed interni, che lo caratterizzano e rispecchiano le diverse epoche di appartenenza.

ORARI:

PER VISITE AL PUBBLICO DEL SABATO MATTINA
Dalle 09:00 -13.15 ultimo ingresso
ingresso da Via della Pilotta, 17

minimo garantito di 10 persone- da Piazza SS.Apostoli,66
se solo previa prenotazione presso Galleria Colonna

Per visite private in esclusiva tutti i giorni della settimana, incluso il sabato pomeriggio
minimo garantito di 10 persone
ingresso da piazza SS.Appostoli 66 solo previa prenotazione presso Galleria Colonna

Dal 1300 al 1500 si presentava come una vera e propria fortezza di famiglia. Oddone Colonna, eletto papa l’ 11 novembre 1417 e assunto il nome di Martino V, destina il Palazzo a Sede Pontificia e vi abita dal 1420 al 1431, anno della morte.

Nelle Sale austere di Palazzo Colonna, Papa Martino V pianifica e realizza in dieci anni un grande piano di rinascita culturale, urbana e amministrativa della città di Roma, che giaceva in condizioni rovinose dopo il tormentato periodo della cattività avignonese e dello scisma d’ occidente.

Nel 1527, durante il sacco di Roma ad opera delle truppe dell’ Imperatore Carlo V, Palazzo Colonna è tra i pochi edifici che non vengono dati alle fiamme grazie ai buoni rapporti della famiglia con l’ Impero, ma offre un rifugio sicuro ad oltre tremila cittadini romani.

Nel corso del 1600, il Palazzo assume la veste di un grande palazzo barocco per volere di tre generazioni di famiglia, i cui principali esponenti sono Filippo I, il Cardinale Girolamo I e Lorenzo Onofrio, che si affidano ad architetti e artisti di grande competenza e notorietà.

Prestano infatti la loro consulenza Gian Lorenzo Bernini, Antonio del Grande, Carlo Fontana, Paolo Schor e molti altri.

Di quest’ epoca è anche la costruzione della splendida e maestosa Galleria Colonna, che si affaccia per 76 metri su Via IV novembre; autentico gioiello del barocco romano, è oggi visitabile al pubblico, con gli appartamenti più rappresentativi e di maggior pregio artistico del Palazzo, che ospitano le Collezioni Artistiche di famiglia, notificate e vincolate dal fedecommisso del 1800, ove si possono ammirare capolavori di eccellenza assoluta ad opera dei maggiori artisti italiani e stranieri tra il XV e il XVI secolo.

Tra i tanti, Pinturicchio, Cosmè Tura, Carracci, Guido Reni, Tintoretto, Salvator Rosa, Bronzino, Guercino, Veronese, Vanvitelli e molti altri ancora.


In uno dei palazzi patrizi più maestosi del mondo, dove si apre una galleria che non ha nulla da invidiare ai grandiosi saloni di Versailles, i Principi Colonna conservano l' Appartamento della Principessa Isabelle esattamente com'era quando lei era ancora in vita.

Qui è possibile ritrovare la stessa atmosfera raccolta, la stessa cura nei dettagli e l' attenzione a non spostare le foto di famiglia, accanto alla celebre collezione che raccoglie ben trentasette vedute di Vanvitelli.

E non è l' unico primato di questi ambienti, che si trovano nel piano terreno del palazzo sorto sulle fondamenta dell' antico Tempio di Serapide.

Una delle poche tracce del santuario romano è un coccodrillo in porfido, che accoglie il visitatore all' inizio di quella sequenza di saloni dove si sono alternati celebri artisti come il Pinturicchio, il Pomarancio e il Cavalier Tempesta.


Il pavimento dell' appartamento è solo in parte quello antico alla veneziana, visibile nella Sala della Fontana; in tutti gli altri saloni, infatti, la Principessa ha sostituito il rivestimento tradizionale con il lucente marmo orientale, ispirata forse dalle sue origini libanesi.

Isabelle Colonna, nata Sursock, famiglia di origine bizantina stabilitasi in Libano dal diciassettesimo secolo, si innamorò del Principe Marcantonio, che la portò in Italia, dove seppe inserirsi con successo nella società romana, all' epoca alle prese con l'ascesa di Mussolini.

Gran dama di corte, intelligente, colta, conservatrice nel senso più puro e coerente, dopo la caduta della monarchia si era trovata a sostituire Maria Josè come regina supplente , offrendo ricevimenti regali, cui erano ammesse unicamente teste coronate e fra i borghesi soltanto finanzieri e banchieri, purché, ovviamente, non fossero divorziati ( così la ricorda Laura Laurenzi sul quotidiano la Repubblica del 18 novembre 1984, in occasione del suo funerale ).

Negli ultimi anni di vita il suo appartamento si era trasformato in uno scrigno di tesori, che amava mostrare soltanto agli amici più intimi.

Al muro ancora è visibile il baldacchino con il simbolo di famiglia, al centro delle stanze si trova la consolle in legno dorato dove Turchi incatenati ricordano la celebre battaglia di Lepanto del 1571, con cui Marcantonio Colonna fermò la minaccia dell' invasione musulmana.

Uno dei pezzi più rari è l' orologio notturno dipinto, custodito tra due bauli all'antica nella Sala della Fontana: all'interno un meccanismo silenzioso muove i numeri retro-illuminati da una candela.

Poco più in là, uno strano divanetto doppio, che gli esperti chiamano confidenza, ricorda i numerosi incontri che devono essersi consumati tra queste mura per oltre seicento anni.

In questi salotti aleggia ancora la presenza di altre due celebri donne di famiglia: Maria Mancini, di cui è conservato il ritratto ad opera di Simon Vouet, pittore alla corte di Luigi XIV di Francia, e Olimpia Pamphilj, evocata dalle colombe col ramo d' ulivo dipinte sui soffitti dei primi saloni dell'appartamento.

La prima, nipote del potente Cardinale Mazzarino, raccontò nei suoi diari le disavventure della sua infelice relazione con Lorenzo Onofrio Colonna, da cui era fuggita.

Per ottenere il suo rientro a Roma, lui le chiuse le porte di tutti i salotti d'Europa.

Triste epilogo di una relazione iniziata sotto i migliori auspici, come dimostra il soffitto dipinto da Giacinto Gimignani, in cui si assiste all' incontro tra una colonna antica e una coppia di pesci, simbolo araldico dei Mancini.

Eppure per un certo periodo Lorenzo Onofrio e Maria devono essere stati felici: Maratta e Dughet li hanno addirittura ritratti nelle vesti di Venere e Paride, come forse spesso si erano mostrati nei famosi balli in costume che amavano organizzare.

Nella parete accanto al loro doppio ritratto in costume, Jan Brueghel il Vecchio ha lasciato nove piccoli paesaggi fantastici ,dipinti su rame per far risaltare il calore dei rossi e il nitore cristallino degli azzurri.

Solo un altro dei tanti tesori nascosti in questa dimora, che rivela come spesso si possa convivere tranquillamente a contatto con assoluti capolavori.

Vedi anche:
Via della Pilotta, 17
Roma