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Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX
Via Boncompagni, 18
Telefone:
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Como Chegar Se:
INFORMAÇÕES GERAIS:

Museu:Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX
Tipo: MUSEU DE ARTE
Endereço: Via Boncompagni, 18

Orari di apertura
tutti i giorni dal martedì alla domenica secondo i seguenti orari:
9.00-13.30
14.30-19.00
L'ingresso è consentito fino a mezz'ora prima della chiusura

INGRESSO LIBERO

Per i gruppi è sempre richiesta la prenotazione allo 06.42824074

Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX
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Dimora patrizia realizzata nei primissimi anni del Novecento dall'architetto Giovanni Battista Giovenale (1849-1934), il Villino Boncompagni rappresenta l'epilogo dei possedimenti Boncompagni nell'ampia zona che ospitava la prestigiosa Villa Ludovisia, fatta costruire nel Seicento dal cardinale Ludovico Ludovisi e distrutta alla fine dell'Ottocento per dar luogo alla lottizzazione di una parte importante della cintura verde della Roma barocca.

Risultato ne fu la nascita di un moderno quartiere residenziale che crebbe rapidamente con decine di esemplari della nuova, e tipicamente romana, tipologia del villino residenziale in stile eclettico.
L'edificio realizzato da Giovenale per i Boncompagni si presenta come una dimora signorile assai contenuta nelle dimensioni, con un piccolo giardino e una dependance annessa sul retro; lo stile baroccheggiante conferisce alla costruzione un aspetto nobile.

All'interno gli ambienti riecheggiano gli antichi fasti patrizi della casata, soprattutto al piano terreno e nell'ampio salone decorato con dipinti murali a 'trompe l'oeil' che rappresentano il diramarsi dall'antica Villa Ludovisia dei viali alberati del parco.

Rimaneggiato negli anni Trenta, esso ha mantenuto pressoché intatto l'assetto originario, mentre la cosiddetta 'galleria', sempre nel piano terreno, è stata oggetto di consistenti lavori di abbellimento in quello stesso periodo.
Una nota caratteristica dell'epoca di costruzione del villino è data dalla stanza cosiddetta 'cinese' dove è presente una carta da parati dipinta a mano con motivi esotici di manifattura inglese e risalente all'inizio del secolo.
Il secondo piano, originariamente destinato ad ospitare le stanze private dei principi Boncompagni, è stato recentemente ristrutturato per ospitare le collezioni del Museo.


Il Museo raccoglie oltre a dipinti, sculture e arredi originari del Villino anche quelli acquisiti al momento della nascita del Museo e quelli provenienti dalla Galleria nazionale d'arte moderna.

Mobili, sculture, dipinti e suppellettili rievocano l'interno di una casa nobiliare dell'inizio del secolo scorso, ma offrono anche spunti di riflessione museologica sulla presenza di oggetti non di uso comune, eccezionali in sé.
Alcuni dipinti dell'inizio del Novecento testimoniano l'evolversi del gusto nell'abbigliamento moderno tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del secolo successivo: opere di Camillo Innocenti (1871-1941, Sera d'estate e La visita) e Arturo Noci (1874-1953, Nella cabina) provenienti dalla Galleria nazionale.

Insieme ai quattro pannelli della Primavera di Galileo Chini (1873-1956), queste tele si allineano con i temi del Liberty italiano e della Belle Époque e al periodo di costruzione dell'edificio.
Altre opere, come il ritratto della principessa Blanceflor De Bildt, moglie ed erede di Andrea Boncompagni, realizzato dal pittore ungherese Philip Laszlo (1869-1937) nel 1925, sono state donate allo Stato insieme al Villino nel 1972.
Una serie di piccoli bronzi raffiguranti figure muliebri di artisti quali Amleto Cataldi (1882-1930), Nicola D'Antino (1880-1966), Emanuele Ordono de Rosales (1873-?), Attilio Pallafacchina (1887-1976), Pietro Clerici (1877-1959), Vincenzo Puchetti (1894-1947), Gaspare Bisceglia (1880-?), costituiscono una preziosa raccolta di scultura di piccole dimensioni dei primi decenni del Novecento, destinata all'arredo della casa moderna.

La Culla per i principi reali in bronzo, oro e argento, opera monumentale di Giulio Monteverde (1837-1917), è stata acquistata dallo Stato nel 1995 per arricchire le collezioni del Museo.


La collezione di ceramiche del Museo è stata donata a partire dal 1995 da collezionisti privati su iniziativa dell'Associazione Amici del Museo per le Arti decorative di Roma proprio per costituirne il primo nucleo di arte decorativa.

Si tratta di pregevoli e rari pezzi di Duilio Cambellotti (1876-1960), Roberto Rosati (1890-1949), Alfredo Biagini (1896-1952), Ferruccio Palazzi (1886-1972), Olga Modigliani (1873-1968), Romeo Berardi (1882-1961), Virgilio Retrosi (1892-1975) ed altri.

Accanto a essi figurano anche interessanti ceramiche di Arturo Martini (1889-1947), Leoncillo Leonardi (1915-1968), Guelfo (1937-1997), Erna Davidoff (1889-1943), ecc., provenienti dalla Galleria nazionale.

La collezione di arte decorativa del Museo comprende oggetti eterogenei per materia e tecnica, ma offre nel gruppo delle ceramiche un significativo spaccato della produzione romana dei primi trent'anni del Novecento.
Gli arredi della villa sono stati donati allo Stato insieme all'edificio.

Si tratta di mobili riferibili ai secoli XVII, XVIII e XIX.

Le consolle di artigianato veneto, disposte negli ambienti del piano nobile, risalgono al Settecento, mentre nella galleria le poltroncine in ferro battuto e cuoio in stile Restaurazione sono della metà dell'Ottocento e il tavolo fratino di manifattura svedese è datato 1623.

Alcune suppellettili, come i secretaire collocati nel salone grande, denotano il contemporaneo gusto per le chinoiserie.
Altri arredi, come la grata in ferro battuto di Umberto Bellotto (1882-1940), le sedie di Vincenzo Cadorin (1854-1925), di Vittorio Grassi (1878-1958), di Felice Casorati (1883-1963), sono stati generosamente donati dopo il 1995.
Dalla Galleria nazionale provengono la magnifica Vetrata dei Guerrieri di Cambellotti del 1912, posta sulla grande porta finestra del secondo piano, e il bellissimo mobile disegnato da Ernesto Basile e realizzato dalla ditta palermitana Ducrot.
Il Museo ospita anche materiali d'archivio e diversi manufatti (ricami su seta, borse, cuscini, cofanetti, ecc.) realizzati dalle allieve dell'Istituto Femminile Margherita di Savoia nella prima metà del XX secolo che testimoniano non solo l'evoluzione del gusto ma anche l'alto artigianato praticato nella famosa Istituzione romana, sostenuta tra gli anni Venti e i Trenta dall'insegnamento di un artista quale Umberto Bottazzi.
Tra le collezioni spicca inoltre la raccolta di cammei, gessi e impronte in ceralacca, insieme a carteggi e strumenti di lavoro, dell'artista romano Giorgio Antonio Girardet (1829-1890) e dei suoi figli Augusto Giorgio (1855-1955) ed Enrico (1861-1929), gli ultimi grandi rappresentanti dell'arte della lavorazione delle pietre dure a Roma, donata dagli eredi Girardet nel 1998.
Circa ottocento pezzi tra abiti e accessori illustrano in modo particolare la storia della Moda italiana, dagli esordi all'inizio del secolo nel segno di una sensibile dipendenza dalla moda francese alle prime sfide antagonistiche degli anni Venti, fino al raggiungimento di una totale autonomia creativa alla fine degli anni Quaranta per arrivare ai suoi estremi risultati degli ultimi decenni.
Il nucleo fondante è rappresentato da un gruppo di abiti di Fausto Sarli, Fernanda Gattinoni, Valentino, Roberto Capucci e Angelo Litrico donati al Museo per il tramite dell'Associazione Amici del Museo e della Biblioteca della Moda.

A questo si è aggiunto nel 1996 il consistente Fondo di abiti appartenuti a Palma Bucarelli (1910-1998), direttrice della Galleria nazionale dal 1941 al 1975 e considerata una tra le donne più eleganti d'Italia.

Tra i capi da lei indossati figurano quelli di famose sartorie romane quali Sorelle Botti, Nicola Zecca, Antonio De Luca, Sorelle Fontana.

Si sono poi aggiunte le donazioni degli eredi della Sartoria Paradisi di Roma e di altri famosi stilisti quali Raffaella Curiel, Lorenzo Riva, Renato Balestra, Marella Ferrera, André Laug, Mila Schön e i depositi di collezionisti importanti, come quello della giornalista di moda Maria Vittoria Caruso Alfonsi.


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