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Museo di Santa Maria in Cappella
Vicolo di Santa Maria in Cappella, 6
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INFORMATIONS GéNéRALES :

Musée :Museo di Santa Maria in Cappella
Type: MUSEE ARCHEOLOGIQUE
adresse : Vicolo di Santa Maria in Cappella, 6
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Aperto tutti i giorni ore 9.00-18.00
Chiuso 1° gennaio, Pasqua, 1° maggio, 15 agosto, 25 dicembre
Ultimo ingresso alle ore 17.30

Biglietto intero: € 7.00 incluse spese d'agenzia
Ridotto: € 5.00 incluse spese d'agenzia
Ridotto scuole: € 4.00 a studente (minimo 12 studenti, prenotazione obbligatoria) incluse spese d'agenzia

Museo di Santa Maria in Cappella Museo di Santa Maria in Cappella Museo di Santa Maria in Cappella
Museo di Santa Maria in Cappella Museo di Santa Maria in Cappella

Il Museo di Santa Maria in Cappella è allestito attorno alla piccola chiesa dedicata alla Vergine, consacrata da papa Urbano II nel 1090 e ospitata oggi in una porzione della casa di riposo della Fondazione di Santa Francesca Romana, a pochi passi dalla basilica di Santa Cecilia. 



L’edificio di culto fu assegnato alla congregazione delle Oblate di Tor de’ Specchi nel XV secolo e usato come ospedale; successivamente entrò a far parte della storia della famiglia Doria Pamphilj quando, per la profonda devozione nutrita nei confronti della santa, la potente e volitiva donna Olimpia Maidalchini Pamphilj diede l’impulso per l’acquisto di case, torri, granai e luoghi di pesca attorno all’edificio sacro, ottenendo dal cognato papa Innocenzo X, nel 1653, pieni poteri sulla chiesa di Santa Maria.  Tutta l’area acquistata dalla nobildonna fu trasformata in un casino “belvedere” con un meraviglioso giardino di delizie con essenze rare, viti e piante da frutto, soprattutto agrumi, la cui bellezza è tutt’oggi fruibile. 

Tra le molte sculture che decoravano il parco conosciuto come i “Bagni di Donna Olimpia” spiccava la Fontana della lumaca, realizzata su disegno di Gian Lorenzo Bernini del 1652. 

Nei secoli seguenti la proprietà fu affidata ad affittuari cadendo pian piano in declino fino al 1857 quando il principe Filippo Andrea V commissionò all’architetto Andrea Busiri Vici la costruzione dell’ospedale dei Cronici, attivo ancora oggi con il nome di Casa di riposo Santa Francesca Romana. 

A questo complesso si lega, sin dall’istituzione del primo ospizio fino alla moderna casa di cura, una lunga tradizione di ospitalità e cura dei malati, poveri e pellegrini, che fa del luogo un vero e proprio approdo per antichi e nuovi viaggiatori e per quanti siano bisognosi di ristoro, nel corpo e nell’anima. 
Il percorso museale si snoda in diverse sale espositive in cui si narrano le vicende della chiesa attraverso un excursus storico che procede dall’epoca romana fino all’Ottocento, presentando i pezzi della mostra itinerante Versus Mare, proposta in alcuni centri liguri nel corso dell’estate 2015. 



Dall’epigrafe di consacrazione, che ricorda il primitivo appellativo dell’edificio que appellatur de pinea (“che è detta dei pini”), al frammento di protome leonina della sedia episcopale, le opere esposte testimoniano la notevole importanza della chiesa tanto che essa divenne sede temporanea del concistoro papale e per questa ragione si fregiò della nuova titolazione “in Cappella” già dalla fine del XII secolo. 
Nel percorso si possono ammirare gli oggetti dell’arredo liturgico, tra cui spicca il preziosissimo altare con Agnus Dei (Agnello di Dio) dedicato nel 1113 da papa Pasquale II e il gruppo con acquasantiera, capitello e leone stiloforo, i cui pezzi, databili tra il XII e il XIII secolo, sono stati assemblati probabilmente nel XIX secolo. 

Di particolare interesse è la cassetta reliquiario in piombo, databile ai primi decenni del XII secolo, rinvenuta nell’incasso dell’altare e contenente due piccole olle con le reliquie dei santi Cornelio, Pietro apostolo, Anastasio, Melix, Ippolito e Marmenia, come riportato dalle iscrizioni. 
Infine una sezione è dedicata all’arredo liturgico ottocentesco, dai candelabri ai calici alle patere; di grande interesse sono i resti delle originarie vetrate, in stile neogotico, con scene del Nuovo Testamento e con gli stemmi delle famiglie Doria e Pamphilj. 

Il percorso si conclude con la visita dell’aula di culto a tre navate, separate da due file di cinque colonne con trabeazione continua e una sola abside.  Dell’antica decorazione “cosmatesca” rimane solo una lastra, forse d’altare, e frammenti di marmi policromi e di pavimentazione rinvenuti nel corso degli scavi.  La decorazione interna è frutto di un importante intervento decorativo ottocentesco di gusto neomedievale, per il quale fu fonte di ispirazione il ricco patrimonio musivo ravennate. 

Il lungo lavoro di scavo archeologico è ancora visibile nelle navate laterali, un cantiere ancora aperto che ha portato alla luce reperti ceramici e lacerti murari databili tra il IV e il V secolo, testimoni delle strutture precedenti la costruzione della chiesa e della vivace vita del quartiere. 


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