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GALLERIE D'ARTE
Torretta Valadier
Piazzale Ponte Milvio 48
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DOVE SI TROVA:
COME ARRIVARE:
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“Tutto ebbe inizio con un avviso…”così si apre l’articolo che racconta della prima mostra tenutasi nella Torretta Valadier il 2 maggio del 2000 a firma di Alvaro Vatri, Cavaliere di Ponte Mollo. L’articolo è tratto dal libro “Ponte Milvio, Porta di Roma” del giornalista ed editore del giornale di quartiere “Il Periodico”, Enzo Abbati. Il volume è un affascinante racconto e resoconto storico, ricco di aneddoti e leggende, tutto incentrato sull’antico Ponte Mollo...

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   Info Evento:

Si trattava di un avviso indetto dal XX municipio di Roma “per un progetto di una manifestazione da realizzare in occasione del restauro della Torretta Valadier a Ponte Milvio…” fu proprio Abbati, che radunato attorno a sé alcuni collaboratori, trovò l’idea di “una mostra su Ponte Milvio e di uno “spettacolo” che proponesse al pubblico in modo accattivante la storia dei rapporti tra la Città Eterna e il Padre Tevere” , il progetto venne accolto. La Mostra Ponte Milvio, porta di Roma Nacque così la mostra “Ponte Milvio, porta di Roma” e lo spettacolo “Il Ponte dei Miracoli”. L’articolo prosegue raccontando il paziente lavoro di ricerca delle fonti di Abbati e del suo staff, il reperimento di qualsiasi materiale che portasse in sé la parola “Tevere”, “Ponte Milvio” e anche semplicemente “ponte”. Il dossier aumentava giorno dopo giorno fatto di articoli, immagini, una passione costante, “ampiamente ripagata” racconta Vatri “ dall’emozione che dava il frequentare la Torretta Valadier durante i preparativi della mostra: varcare con trepidazione il piccolo portoncino, salire la ripida e stretta scala di mattoni, entrare nelle salette vuote ancora odoranti di pittura fresca, così ben pulite e al tempo stesso così ricche di suggestioni antiche, guardare dalle finestrelle il fiume che scorreva placidamente nel paesaggio primaverile romano, faceva venire i brividi di una emozione a stento trattenuta. In altre parole ci “innamorammo” della Torretta di Ponte Mollo e delle sue storie……” E di amori la Torretta Valadier ne ha sicuramente visti nascere tanti, e scommetterei sul giusto accostamento dell’aggettivo “indimenticabili”. La prima mostra era così nata e da allora il municipio XX ha deciso di perseguire questa finalità per la Torretta Valadier e farne una singolare e suggestiva Galleria d’Arte da rendere accessibile per mostre di artisti, dietro opportuna domanda, per la durata di una settimana. Il Torrione di Ponte Milvio Il Torrione di Ponte Milvio, prende il nome dall’architetto che ne curò la ristrutturazione, Giuseppe Valadier, affascinante la storia ricostruita da Abbati sul suo libro “ Pio VII rimase favorevolmente impressionato dalle scene di gioia e di giubilo della gente, quando il 3 luglio 1800 transitò con la sua carrozza su Ponte Mollo provenienteda Venezia dove era stato nominato Pontefice. Da tempo i romani erano privi della loro guida spirituale e temporale, dopo che Napoleone aveva fatto arrestare e deportare in Francia (Valence) Pio VI, dove morì in esilio il 29 agosto del 1799. Pio VII trovò difficoltà a transitare sul ponte per le pessime condizioni delle strutture al punto che uno dei sei cavalli che trainava la carrozza rimase con uno zoccolo incastrato nelle fatiscenti tavole del ponte levatoio cedute sotto il peso delle bestie. Sebbene fossero ben altre le preoccupazioni del Pontefice nel periodo più difficile nei rapporti con Bonaparte, dispose per la ristrutturazione del viadotto: incarico che toccò, guarda caso, proprio ad un francese d’origine, l’architetto Giuseppe Valadier. Per la prima volta nella storia della chiesa, Pio VII fu costretto a riattraversare il ponte quattro anni dopo per esaudire la richiesta di Napoleone che lo voleva a Parigi nella chiesa di Notre Dame per la cerimonia della sua incoronazione. Visti i tempi, i romani temettero per questa nuova sortita del Papa da Roma. Quando, a gennaio del 1805, fu preannunciata la notizia dell’imminente suo rientro in Vaticano, si diffuse un tale entusiasmo che i lavori di ristrutturazione del ponte subirono un’accelerazione improvvisa. Trionfale e solenne fu il suo rientro il 16 maggio 1805; per la prima volta nella storia di Ponte Milvio, l’arco trionfale, che in passato veniva costruito (di norma in legno) solo occasionalmente al passaggio di personaggi importanti, fu realizzato in via permanente in muratura, perforando il torrione costruito da Belisario tredici secoli prima.” Da Porta di Roma, qual’è stato Ponte Mollo dalle sue origini, a Porta dell’Arte. Questo accostamento non è nuovo, porta dell’Arte Ponte Milvio lo è stata davvero nei secoli, questa la storia. Il circolo di artisti a Ponte Mollo Esisteva un circolo di artisti a Ponte Mollo, il “Pontemolle Gesellschaft” fondato nel primo ventennio dell’ottocento dal tedesco Franz, ne facevano parte Thorvaldsen, Gogol, Nibby, Cornelius, Andersen, Reinhart, Verner, Preller, Sabatier, Millin, e tanti altri illustri artisti. Ponte Milvio era da tempo considerato “un pezzo di strapaese alle soglie dell’urbe” ed il luogo era stato scelto da Thorvaldsen e dagli altri un po’ per questa caratteristica e un po’ nel rispetto di una tradizione che risaliva al seicento con Nicolas Poussin, il primo che ebbe l’idea di accogliere alle “porte di Roma” gli artisti provenienti da tutta l’Europa. Fu lui che ideò le goliardiche passeggiate da Ponte Milvio a Casale Pussino (oggi Castello della Crescenza in via Due Ponti); tradizione mantenuta fino ai primi anni del ‘900 dal gruppo del “XXV della Campagna Romana” formato da artisti italiani succeduti a quelli stranieri della “Società di Ponte Mollo”. Il più rilevante rituale di quest’ultima società era quella riservata ai novelli artisti il cui arrivo veniva segnalato dal “Generale di Knejpe” (di osteria) a tutta la congrega di buontemponi. Quando la diligenza arrivare a piè della collina, tutti i soci si schieravano ed i più giovani sollevavano sulle loro spalle l’amico, mentre altri si impossessavano del suo bagaglio, e tutti si avviavano all’osteria a banchettare. Poi, cantando canzoni gaie, entravano attraverso Ponte Mollo in città, portando l’insegna sociale: “una fojetta vuota col motto Praeses Populusque Pontemollicus”. Sul petto dell’artista da poco arrivato spiccava la decorazione del “Bajocco”, una grossa medaglia con nastro azzurro, segno della sua ammissione al caratteristico sodalizio. Allora gli artisti avevano, come galleria d’arte, l’osteria dove i pittori anche illustri, esponevano le loro opere. Il giovane artista veniva scaricato al cospetto di un’opera, perché riflettesse, comprendesse e ammirasse l’arte. Quando il grande scultore Thorvaldsen tornò nella sua Copenhaghen, non mancò di comparire nella cerimonia di Corte con la sola decorazione dell’Ordine del Bajocco, nonostante le numerose onorificenze ricevute dai Sovrani di quasi tutti i paesi d’Europa. ( da “Ponte Milvio Porta di Roma”)
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