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dal 31/01/2012 al 19/02/2012
Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti in NIENTE PROGETTI PER IL FUTURO PREZZI
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h 20.45
dal 31 gennaio al 19 febbraio
GIOBBE COVATTA
ENZO IACCHETTI
scritto e diretto da Francesco Brandi
Scene e costumi Nicolas Bovey
Musiche Cesare Picco

Niente progetti per il futuro è un gioco teatrale surreale, una parabola contemporanea, che cerca di raccontare con i toni della leggerezza e del paradosso una società in crisi, dove i valori dell'uomo appaiono lisi e sfilacciati sullo sfondo di un progressivo impoverimento spirituale.

L'ambientazione è un ponte pedonale della periferia di una grande città, sul quale si incontrano due aspiranti suicidi, uniti dalla comune insana aspirazione ma diversissimi per tutto il resto.

Ivan è un garagista, uomo semplice e di piacevole concretezza, religioso praticante, di bassa estrazione sociale, con una cultura non certo ricca ma nutrita da un'insopprimibile curiosità che alimenta le sue velleità speculative e finanche filosofiche, un filosofo del paradosso ovviamente! E proprio certe sue speculazioni vittimistiche lo hanno portato a concludere che il modo più consono di reagire al tradimento della fidanzata sia levarsi la vita.

Tobia invece è un vip della TV, psicologo di nascita ma opinionista tuttologo di adozione (televisiva). Uomo colto e ironico, ma anche molto egoista e egocentrico. Ultimamente è finito in disgrazia dopo aver involontariamente offeso un alto papavero della televisione in una delle solite schermaglie dei salotti televisivi. Sebbene, pentito dell'incauto gesto, abbia cercato di porvi rimedio con scuse e genuflessioni, subisce ormai da mesi un pesante ostracismo che lo ha logorato lentamente, facendo emergere la sua parte più cinica e nichilista. Su consiglio del suo agente ha speso gli ultimi denari per sposare in sontuose nozze una starlette della tv con cui era fidanzato da tempo, più che per amore per fare un po' di “rumore” intorno alla sua immagine, ma a poco è servito. Questo è il motivo del suicidio: una carriera distrutta e soprattutto nessuno più che lo ama e lo cerca, nemmeno la neo moglie che al contrario di lui è impegnata in una carriera folgorante.

Dall'incontro tra queste due diverse disperazioni, che provengono da mondi lontani ma che si riconoscono in fretta, nasce il dramma o la commedia, secondo i diversi punti di vista o la diversa lettura degli avvenimenti.
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dal 18/02/2012 al 11/03/2012
Le avventure di Gian Burrasca PREZZI
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TEATRO QUIRINO RAGAZZI

18 febbraio - ore 16.45
19 e 26 febbraio, 4 e 11 marzo (festivi) - ore 11.00
dal 21 al 24 e dal 27 al 29 febbraio, 1 e 2 marzo,
dal 5 al 9 marzo ore 10.30

da Vamba (pseudonimo di Luigi Bertelli)
adattamento e regia Lucia Catalano
tecnica: teatro d’attore e musica
età consigliata: 8 -10 anni
durata: 60’

Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca, ha nove anni, un vestito a quadrucci e un diario. Qui la sua penna e la sua fantasia mettono insieme pensieri, avventure, sogni. A più di cento anni dalla pubblicazione della prima edizione del testo di Vamba, le storie del piccolo Giannino tornano sul palco in uno spettacolo frizzante e spensierato. Lungo un percorso musicale, vivono sulla scena gli episodi più divertenti di un testo che ha educato alla lettura generazioni. Così, in un’atmosfera giocosa, sono proposti conflitti e contesti che caratterizzano la vita dei bambini di tutti i tempi: la scuola, il desiderio d’avventura, l’amicizia, la ribellione alle convenzioni. Pezzi di vita raccontati con ironia e popolati di una serie di figure, a tratti caricaturali e buffe, a tratti molto reali. Dalla bisbetica zia Bettina, al severo prof. Muscolo, alle amorevoli e bigotte sorelle, agli irremovibili e comici direttori del collegio. Attraverso un’operazione di selezione delle parti più significative del testo e un’attenta riscrittura, lo spettacolo aspira a raccontare, per tramite di un punto di vista altro, gli adulti e il loro mondo. Il risultato è un percorso di forte valenza pedagogica, il cui obiettivo consiste nel suggerire senza moralismi un modello positivo di crescita.
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dal 21/02/2012 al 11/03/2012
Mariano Rigillo ed Anna Teresa Rossini in QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO PREZZI
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SPETTACOLO INSERITO - UN ABBONAMENTO PER TUTTI

di Luigi Pirandello
regia Ferdinando Ceriani

"Tutto il teatro recita!" scriveva entusiasta Pirandello dopo aver assistito alla prima tedesca di Questa sera si recita a soggetto, scritta nel 1930, durante il suo volontario esilio berlinese. Questa breve, lapidaria, affermazione è una sintesi perfetta delle emozioni che si provano rileggendo l'opera: una prepotente dialettica di suoni, di luci, di colori, di passioni elementari. Giovanni Macchia, in un suo saggio, non esita ad accostarla ai mystères medievali o alle feste carnevalesche dove la realtà veniva sovvertita a favore di un nuovo ordine liberatorio. E, per certi versi, è ciò che avviene in questa commedia "dei conflitti" dove all'autore si sostituisce l'egemonia del regista, poi degli attori, poi del pubblico e infine dei personaggi stessi (… in cerca di un autore?) che prendono il sopravvento. Una grande struttura funambolica in perenne equilibrio tra illusione e verità che può riassumersi proprio in questa breve esclamazione dell'autore: Tutto il teatro recita! E' un trionfo dell'arte scenica che vede protagonisti non soltanto gli interpreti di questa storia ma anche le luci, i palchi, la platea, il sipario (Pirandello, nelle sue didascalie, lo muove continuamente, lo fa alzare e calare a ogni scena, a ogni interruzione; lo usa come spartifuoco tra pubblico e palcoscenico) e che si compie pienamente nel terzo atto dove, quasi per scommessa, l'autore riesce a commuoverci con una delle più tragiche e strazianti scene di teatro anche se l'artificio teatrale viene preparato sotto i nostri occhi, nel momento stesso in cui gli attori stanno per divenire dei personaggi! Allora ti accorgi che forse la commedia e' proprio questa: un gioco di equilibrismi su due tavoli da gioco: svelare la macchina dell' interpretazione e, contemporaneamente, esaltarne le potenzialità evocatrici (espressive?), un montare e smontare la macchina scenica, una sorta di "torneo di scacchi giocato tra Diderot e Stanislavskij" come ci suggerisce, con ironia, Giuseppe Patroni Griffi. E questo delicatissimo meccanismo scenico è anche figlio di quella Germania, di quella Berlino in cui viveva Pirandello. Siamo in piena repubblica di Weimar, al centro della rivoluzione culturale dell'epoca, da dove e' partito Gropius, la grande cinematografia tedesca, in cui si affermano l'espressionismo e il teatro di Bertolt Brecht e Kurt Weil. E queste prime annotazioni sono tutti tasselli di un mosaico più ampio che di nuovo ci porta a quel "Tutto il teatro recita!", sintesi perfetta di una straordinaria macchina teatrale che, forse, non è altro che un potente affresco della vita, grottesca e drammatica. "La vita , o la si vive o la si scrive" diceva Pirandello. Noi, con questo testo, la portiamo in scena.
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il 14/03/2012
LA MARCHESA INNAMORATA PREZZI
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EVENTI

regia di Claudio Jankowski

drammaturgia di Daniela Ariano

con Alessandro Bellico, Veronica Boscarello, Alessia Carbonaro, Mauro Corso
aiuto regia e organizzazione di Veronica Boscarello
scene e costumi di Eva Meucci
trucco di Riccardo Montella, Rocco Ingria, Rosy Alai
arredi cineteatrali di Renato Postiglione
complementi d'arredo di Emilio Rancati

“La marchesa innamorata” commedia liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Théophile Gautier “La marchesa innamorata” è una deliziosa commedia di parrucche bianche tradotta e liberamente adattata da un ormai introvabile romanzo di Théophile Gautier, scrittore, poeta e critico letterario francese vissuto in pieno ottocento.

La trama, ambientata “nel bel mezzo del giocondo regno di Luigi XV”, si ispira alla classica commedia degli equivoci e racconta di una marchesa, ricca vedova dell'attempato signore di Champrosé, che nonostante l’età non più giovane è ancora animata dalla speranza di incontrare il vero, disinteressato amore. Per questo la nobildonna si traveste da merlettaia e va alla ricerca di colui che, nelle sue più rosee fantasie, dovrebbe corrisponderla nei sentimenti. Si imbatte però nel visconte di Candale, nobile scapestrato e senza un soldo, a caccia di una stabilità economica che gli permetta di continuare la sua vita dissoluta. Venuto fortuitamente a conoscenza dell’inganno perpetrato dalla marchesa, Candale si traveste a sua volta da valletto per far cadere l’ingenua signora nella rete. L'amore trionferà sugli inganni e le meschinità umane? Forse. Tra le righe resta comunque il forte dissenso dell'autore per questa nobiltà sfaccendata e insulsa, ignara che sulla sua testa (è proprio il caso di dirlo) già incombe l’ombra inquietante della ghigliottina.
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dal 17/03/2012 al 18/03/2012
CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO - I miei anni con Falcone e Borsellino PREZZI
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EVENTI

con Francesca Ceci
musiche di Roberto Colavalle e Matteo Cremolini
luci Pietro Sperduti
proiezioni Alessia Sambrini
collaborazione al progetto di Massimo Natale
aiuto regia di Silvia Delfino
suono di Mattia Igi
direzione artistica e produzione di Gabriele Guidi

tratto dall'omonimo libro edito Mondadori scritto da Giuseppe Ayala con la collaborazione di Ennio Speranza
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dal 20/03/2012 al 01/04/2012
Ennio Fantastichini ed Isabella Ferrari in IL CATALOGO - Aide Memoire PREZZI
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di Jean Claude Carrière
traduzione e regia Valerio Binasco

Questa storia, scritta da Jean Claude Carrière, ottenne grande successo di pubblico e di critica interpretata in Francia nel 1994 da Fanny Ardant e Bernard Giraudeau: Jean-Jacques (Ennio Fantastichini), giovane avvocato in carriera, noto Don Giovanni della Parigi bene, conduce una vita da scapolo esemplare, perfettamente organizzata tra ufficio, serate mondane e nottate con donne sempre diverse. Ha però un difetto: non ha memoria, ed è perciò costretto a catalogare in un album tutte le sue conquiste. Un giorno piomba a casa sua Suzanne (Isabella Ferrari), una giovane donna alla ricerca di un certo Philippe Ferrand. La donna è stanca e senza troppi preamboli decide di installarsi a casa di Jean-Jacques sconvolgendo così l"ordine maniacale del suo monolocale e della sua vita Si tratta di un tragicomico incontro-scontro di universi paralleli e apparentemente estranei. L"incomunicabilità, e dunque la solitudine, sono le due dimensioni in cui vivono i personaggi. “La coppia Fantastichini-Ferrari rappresenta un binomio davvero perfetto - spiega il produttore Tumminelli - artisticamente in grado di abbinare capacità, classe ed originalità. Sono due attori completi, una grande risorsa per il teatro italiano. Come del resto lo è Valerio Binasco che firma la regia dello spettacolo". “ Il Catalogo è una commedia delicata e divertente – scrive nelle note di regia Binasco. Il titolo (almeno in italiano) si ispira al Don Giovanni di Mozart, e la ragione è tematica e musicale insieme: il dialogo scorre leggero e brioso come le “note bambine" delle partiture settecentesche e il personaggio maschile si ispira -o almeno vorrebbe – al celebre seduttore. Questa commedia gioca con l'impossibile e con l'assurdo e l'autore sembra divertirsi molto a mandare a gambe all'aria le nostre pretese di vivere in una realtà “normale". Il tema narrativo è di quelli molto cari al teatro e al romanzo tardo novecentesco: l"impossibile incontro tra un uomo e una donna. Tanto più fatale quanto più imprevedibile. Per salvarsi dall'impossibile amore, i personaggi si aggrappano in modo quasi ossessivo alla verosimiglianza dei dialoghi e delle situazioni ma solo per approdare ad un'atmosfera di intimità senza scampo e tuttavia leggera e primordiale dove la realtà si rivela per quella che è: una specie di prigione dell'anima. Da quel momento in poi, Il Catalogo sembra un sogno, uno di quei film meravigliosi di certa Nouvelle Vague, che si accanivano a scoprire l'assurdo delle storie d'amore e di quell"assurdo finivano per innamorarsi e farci innamorare. Tutto si gioca nel dialogo tra un solo uomo e una sola donna. C'è un mondo segreto, meraviglioso e senza colpe dentro di noi e solo l'amore e il coraggio che l'amore sa donare possono liberarlo. Sembra solo un gioco crudele, ma è un gioco divino. Perché l"amore è un Dio. Un Dio che si nutre delle nostre storie, dei nostri giochi, delle nostre fughe inutili e ci dà in cambio l"unica vera bellezza della vita. Il terribile dio-bambino dell'amore si è certo molto divertito leggendo Il Catalogo".
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dal 10/04/2012 al 22/04/2012
Geppy Gleijeses - Lello Arena - Marianella Bargilli in A SANTA LUCIA PREZZI
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prosa e musica di Raffaele Viviani
regia Geppy Gleijeses

Santa Lucia Nova è un testo inedito di Viviani (anche se egli stesso lo mise in scena con Osteria di Campagna). C'è da domandarsi perché. Stancamente si rivedono (poco) sempre le stesse, pur meravigliose, commedie di Viviani, da La Musica dei ciechi a Pescatori a Zingari. Questo genio, il più grande (con Eduardo, ma su sponde opposte) del Teatro Napoletano, ed uno dei più grandi al mondo, ci ha regalato perle straordinarie eppure oggi scopriamo che A Santa Lucia è addirittura un "inedito". La vicenda si sviluppa al Borgo Marinari, sotto Castel dell'Ovo e, con precisione, al Ristorante Starita, in quell'incantevole specchio d'acqua che tutti conosciamo. Qui cocottes, puttane di medio bordo, nobiltà decaduta e sifilidica, morfinomani eroinomani e ubriaconi, poeti in bolletta, che chiedono "un panino gravido", francesine d'accatto, vastasi di provincia che vengono sfruttati in città, si incontrano e si scontrano con i "luciani" i mitici abitanti del Quartiere di Santa Lucia, arrostiti dal sole, "nzuarati" dal mare, fermi nel tempo come lo scoglio, che vivono vendendo ostriche e spighe di grano arrostite, ma non la loro dignità. Un capolavoro assoluto: pensate al cocainomane Bebè che, quasi scrutando il futuro, col monocolo incastrato nell'orbita e il doppiopetto stretto fino all'asfissia, pensando al prossimo "viaggio", recita : "E così viene assopita la miseria della vita…". Lo metterò in scena con 16 grandi attori, tra cui il formidabile Lello Arena che non ha voluto mancare a questo appuntamento, Marianella Bargilli, adorabile franco-napoletana, e il "ritornante" Gigi De Luca. Tra le musiche, le canzoni, i versi e le magiche atmosfere di Viviani. (Geppy Gleijeses)
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dal 24/04/2012 al 06/05/2012
Federico Salvatore e Rosaria De Cicco in NOVECENTO NAPOLETANO parte II PREZZI
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un progetto di Lello Scarano e Bruno Garofalo
collaborazione ai testi A. Karima Campanelli e Raffaele Esposito

Nell'ormai lontano 1992, al Teatro Politeama Giacosa di Napoli, debuttava uno dei più complessi spettacoli musicali degli ultimi anni Novecento Napoletano. Cento artisti tra musicisti, interpreti, tecnici, danzatori, comparse e poi scenografie, attrezzi, costumi in una sequenza ininterrotta di quadri a tema e di coreografie ispirate alle illustrazioni ed alle pitture dell'epoca d’oro per le Arti napoletane. Da allora si sono susseguite molte edizioni che hanno portato la formula Novecento napoletano anche oltre i confini nazionali. Ogni edizione ha portato un arricchimento dello spettacolo e con l’inserimento di Federico Salvatore la dinamica è diventata sempre più teatrale. Una nuova edizione nella stagione 2011/2012 ne rinnova il successo drammaturgico, musicale, artistico. "Così come è accaduto per altri momenti dell'espressione musicale Napoletana, fatta oggetto di ricerche storiche e filologiche approfondite e lontana da ogni forma di folklore strapaesano, ci sembrava che fosse ora di ricordare anche questo momento alto della produzione napoletana nel campo della musica popolare d'autore, recuperando questo episodio così creativo della nostra storia, sfrondandolo da tutti gli orpelli, dai luoghi comuni, dalla retorica ovvia e modesta nella quale dal dopoguerra in poi è scivolata la canzone Napoletana, fatte le doverose quanto rare eccezioni. Siamo partiti dalla ricerca di una corretta interpretazione canora scevra da lamentosità e gorgheggi nasali malamente arabeggianti e vibrati ghirigori vocali senza alcun nesso con la tradizione, privilegiando come nelle origini, la dizione, l'interpretazione, il gusto della lettura poetica, e nel contempo recuperando l'uso di un'orchestra rigorosamente acustica, che rispettasse nei limiti del possibile le sonorità e gli smalti richiesti nelle accurate partiture originali, grazie al lavoro del M° Tonino Esposito. L'altra operazione felicemente compiuta consisteva nella ricerca di atmosfere che scenograficamente potessero evocare insieme alla musica tutte le atmosfere, gli atteggiamenti, i costumi di un’ epoca, prima documentandoci sulle tante pitture ispirate all'argomento e realizzate da artisti come Scoppetta, Matania, Dal Bono, ed ora, nella nuova versione, con l'apporto di affascinanti e rari filmati d'epoca, e di una particolare tecnica di realizzazione illuminotecnica ed elettronica, siamo riusciti a comporre degli autentici bozzetti dove le immagini, le canzoni, i movimenti coreografici curati da Enzo Castaldo, le figure di cantanti, attori, danzatori,mimi, rappresentanti della musica popolare e di strada,evocate e ricostruite con cura da Mariagrazia Nicotra, riescono a calarci in un'atmosfera magica e surreale che solo il teatro e l'illusione che poeticamente ne deriva, sà ricreare e coinvolgerci con emozione ed amore. Una piacevole visita tra un mondo indimenticato, ed una coinvolgente confusione di sentimenti che ci accomunano un pò tutti, noi napoletani, e tutti ci legano alle nostre radici, ad una Napoli che non c'è più e della quale ci piacerebbe conservare il meglio, senza la presunzione di essere ricercatori e studiosi, ma con l'amore di figli affettuosi ma anche un pò disillusi, delusi da quello che a volte si vive, senza mai però abbandonare la speranza del recupero di una nostra dignità, della nostra cultura, e questo nel senso più ampio del termine, grazie anche ad una poesia, grazie anche ad una "canzone"...." (Bruno Garofalo)
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dal 08/05/2012 al 20/05/2012
I RUSTEGHI - I nemici della civiltà PREZZI
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da I rusteghi di Carlo Goldoni
traduzione e adattamento Gabriele Vacis e Antonia Spaliviero
regia Gabriele Vacis

I Rusteghi appartiene alla maturità compositiva di Carlo Goldoni, che coincide anche con gli ultimi malinconici anni della permanenza a Venezia. Ai fasti del pubblico, che accompagnano la felice stagione del 1750 delle sedici commedie riformate, seguono le commediole antagoniste dell'abate Chiari che sottraggono pubblico al commediografo ma soprattutto la polemica restaurazione proposta da Carlo Gozzi, a favore di un ritorno alla Commedia dell'Arte. Due anni separano Goldoni dal viaggio a Parigi, alla Comédie Italienne, e sempre più nelle sue storie si coglie il disinganno per una realtà storica profondamente diversa da quella raccontata agli esordi: Venezia ha perso il ruolo di potenza dell'Adriatico, agita da una classe aristocratica incapace di gestire un indispensabile cambiamento di rotta e da una borghesia commerciale che stenta a imporsi come classe dirigente. I Rusteghi si inserisce dunque a pieno titolo su questo sfondo, con un tratto di audacia finora mai emerso. Il mercante Pantalone, l'avveduto borghese che in molte commedie incarna l'ideale di un soggetto sociale avveduto e responsabile, si trasforma in un' amara caricatura di se stesso. Autentico tiranno, si impone con protervia su famiglia e domestici. In un prezioso gioco di specchi, Goldoni amplifica le valenze del personaggio sdoppiandolo in altrettanti alter-ego, gli altri “rusteghi” dell'opera: Canciano, Leonardo, Simon e Maurizio. La loro capitolazione a un nuovo codice comportamentale ha il sapore di un happy end forzoso, estraneo per primo a loro stessi. Cupa e vagamente claustrofobica questa commedia parla ancora al nostro tempo, all'intolleranza travestita da moralismo, alla difficoltà di mettersi in relazione, alla mancanza di comunicazione di un'epoca che proprio della comunicazione fa il proprio vessillo. Il disinganno di Goldoni è ancora vivo nelle parole dei protagonisti e descrive una società buia e alla deriva, sopita, ma ancora presente, nella nostra pratica quotidiana.
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