Litinerario si snoda lungo il Tevere, da sempre elemento
caratteristico del paesaggio romano. Fino alla costruzione dei muraglioni, alla fine
dellOttocento, era completamente navigabile e caratterizzato da
uninterminabile sequenza di edifici che si affaccia-vano a specchio sullacqua.
Nel fiume si pescava e ci si faceva il bagno: lacqua si beveva e si utilizzava come
forza motrice.
Ancora oggi, dalla fine della primavera allinizio dellautunno, è attivo un
suggestivo servizio di navigazione fluviale tra il Ponte del Foro Italico e Ponte Umberto
I (tel. 064463481). Agli amanti della bicicletta è dedicata invece la pista ciclabile
attrezzata tra Ponte Flaminio e Ponte Risorgimento.
La nostra passeggiata prende le mosse
dallisola Tiberina, che ebbe uneccezionale importanza nella storia della
nascita e dello sviluppo di Roma. Fin da epoche antichissime infatti la presenza
dellisola facilitò lattraversamento del fiume facendo sì che sulle alture
circostanti si costituissero i primi insediamenti stabili.
Secondo lantica tradizione
lisola si sarebbe formata alla fine del VI secolo a.C. dopo la cacciata da Roma dei
re etruschi, quando il popolo gettò nel fiume, per disprezzo nei confronti della
monarchia, il grano mietuto nelle proprietà reali del Campo Marzio. Unaltra
leggenda racconta anche di una grande barca incagliatasi in mezzo al fiume durante
unalluvione e in seguito riempita di sabbia trasportata dalla corrente. In realtà
lisola è fondata su un antichissimo nucleo di roccia vulcanica simile a quello sul
quale sorge il vicino Campidoglio, ma la forma sembra proprio quella di una nave!
Ciò non sfuggì ai romani, che infatti nel I secolo a.C. accentuarono tale forma
modellando col travertino i lati dellisola e issandovi al centro un obelisco quale
maestoso albero maestro. Questa "nave di pietra" doveva ricordare la nave
salutare di Esculapio, dio della medicina, e il suo intervento miracoloso.
Narra la leggenda che nel III secolo a.C.,
durante una pestilenza, i romani si recarono con una nave ad Epidauro, in Grecia, per
conoscere dal dio Esculapio la via di scampo al flagello. Ma quando la nave di ritorno
stava risalendo il corso del fiume da essa sgusciò, allaltezza dellisola, il
serpente sacro al dio, indicando che quellisola doveva essere consacrata a lui.
La costruzione di un edificio sacro al dio
Esculapio, in corrispondenza dellattuale chiesa di San Bartolomeo, determinò la
definitiva destinazione dellisola a luogo di cura, facilitata anche dalla posizione
appartata rispetto al centro abitato. Ancora oggi lospedale Fatebenefratelli è
ledificio che occupa quasi interamente lisola caratterizzandola profondamente.
Trattoria storica dellisola Tiberina è quella della Sora Lella, in Via di
Ponte dei Quattro Capi 16, appartenuta alla sorella dellattore Aldo Fabrizi.
Lisola è unita alla terraferma da due ponti: il Cestio, che la collega con la
sponda di Trastevere, e il Fabricio, o Ponte dei Quattro Capi, che fu costruito nel 62
a.C. ed è il più antico ponte di Roma giunto fino a noi pressoché intatto.
Dallisola è ben visibile anche un terzo ponte, il Ponte Rotto, crollato alla fine
del Cinquecento, Il Ponte Fabricio era detto in passato Ponte dei Giudei perché
collegava lisola Tiberina allarea del Ghetto dove vivevano gli ebrei di Roma.
Con il termine Ghetto si intende il
quartiere compreso tra Monte dei Cenci e Teatro di Marcello, interamente facente parte del
rione SantAngelo. Venne istituito da papa Paolo IV Carafa nel 1555 per essere
abolito solo nel 1870, con la fine dello Stato della Chiesa. Era circondato da un muro nel
quale si aprivano tre porte, aperte la mattina e chiuse al tramonto. In circa tre ettari
di superficie vivevano, nel Seicento, 9.000 abitanti le cui condizioni igieniche erano
spaventose.
Il Ghetto si affaccia sul Lungotevere Cenci con ledificio monumentale della
Sinagoga, costruita nel 1904 e sede oggi anche del Museo Israelitico della Comunità
Ebraica di Roma.
Alle spalle della Sinagoga corre la Via del Portico dOttavia, che deve il nome alle
rovine dellantico portico fatto costruire alla fine del i secolo a.C.
dallimperatore Augusto per la sorella. Allinterno di una parte del monumento
oggi si trova la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, cosiddetta in riferimento
allimportante mercato del pesce che qui si tenne dal Medioevo alla fine
dellOttocento. Ancora si conserva la lapide che veniva utilizzata nel mercato per
ricordare lobbligo di dare ai Magistrati del Comune le teste dei pesci la cui
lunghezza fosse risultata superiore a quella della lapide stessa.
La chiesa di SantAngelo era una delle quattro chiese in cui gli ebrei dovevano
andare ogni sabato con lobbligo di ascoltare le prediche che avevano lo scopo di
convertirli. Ci si poteva sottrarre allobbligo pagando una multa, ma più spesso gli
ebrei preferirono riempirsi le orecchie di cera!
Oggi il Ghetto è una delle zone di Roma che più di ogni altra conserva la fisionomia,
gli odori e i sapori dellantica città: per assaporare le specialità
dellautentica cucina romana ed ebrea (carciofi alla giudia, filetti di baccalà,
coda alla vaccinara) si consigliano le trattorie Giggetto, in Via del Portico
dOttavia, 21 a-22 e Al Pompiere in Via Santa Maria dei Calderari 38. Si
consiglia di fare un salto da Boccione, Via del Portico dOttavia 1, dove si
possono trovare torte, dolci e pane azzimo realizzati secondo la tradizione
ebraico-romana.
Proseguendo litinerario verso sud, si
raggiunge la zona del Foro Boario, destinato anticamente al mercato della carne bovina, e
del Velabro, luogo occupato da unantica palude dove, secondo la tradizione, si
sarebbe incagliata la cesta con i gemelli Romolo e Remo.
Figli di Marte e Rea Silva, i gemelli furono salvati da una lupa che li allattò. Per
questo motivo la lupa è divenuto uno dei simboli della città di Roma.
Monumenti dominanti dellarea sono i due famosi templi cosiddetti di Vesta (quello a
pianta circolare, in realtà dedicato a Ercole vincitore) e della Fortuna Virile (in
realtà dedicato al dio del fiume Portumnus). Segue la chiesa di Santa Maria in Cosmedin risalente al VI secolo e
affidata in seguito ai Greci fuggiti a Roma dallOriente. La chiesa deriva infatti il
proprio appellativo dal greco, con riferimento alle splendide decorazioni che la
caratterizzavano. Qui ogni domenica, alle 10.30, è possibile assistere alla messa in rito
greco-ortodosso.
Nel portico della chiesa, sulla sinistra, è conservata la famosa Bocca della Verità, una grossa pietra circolare
raffigurante la testa di un fauno o di una divinità fluviale, con la bocca spalancata. Si
dovrebbe trattare di un chiusino monumentale ma, secondo la leggenda, la lastra veniva
usata per giudicare lonestà di una persona: chi giurava il falso tenendo la mano in
quella bocca non sarebbe riuscito a tirarla fuori se non mozzata. Anche Audrey Hepburn e
Gregory Peck ne subirono il fascino misterioso nel famoso film Vacanze Romane!
A questo punto la passeggiata prosegue
verso Castel SantAngelo, in direzione nord; si può scegliere di proseguire a piedi
oppure di prendere un mezzo pubblico. Se invece ci si vuole prima concedere una piccola
pausa, al di là del Tevere, proprio allimbocco di Ponte Cestio, potete gustare una
delle più famose "grattachecche" di Roma.
Castel Sant'Angelo nasce al principio del
Il secolo per volere dellimperatore Adriano, come tomba monumentale per sé e per i
suoi successori. Lo collega alla sponda sinistra del Tevere il Ponte Elio, oggi Ponte
Sant'Angelo, decorato dalle statue di dieci angeli di marmo con i simboli della
passione di Cristo realizzati su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Il destino del monumento
viene segnato nel 403, quando limperatore Onorio lo include nella cinta muraria
cittadina trasformandolo in un fortilizio avanzato sul fiume. Dal XIII secolo diventa una
"dependance" del vicino Vaticano; papa Niccolò III infatti realizza il famoso
Passetto di Borgo, corridoio coperto di collegamento tra San Pietro e il Castello.
La fortezza divenne celebre nel tempo soprattutto come prigione: qui furono rinchiusi
Benvenuto Cellini e il celebre avventuriero Giuseppe Balsamo detto conte di Cagliostro.
Il nome Castel SantAngelo con cui
è nota la fortezza deriva da un evento miracoloso compiutosi nel 590: infieriva su Roma
una grave pestilenza, per scongiurare la quale fu organizzata da papa Gregorio Magno una
solenne processione. Quando la processione giunse nei pressi della Mole Adriana, fu visto
librarsi in aria arcangelo Michele che rinfoderava la spada fiammeggiante, per
simboleggiare la fine della peste. La statua dellangelo, posta sulla sommità del
castello a ricordo dellevento, fu sostituita per ben sei volte.
Lasciando Castel SantAngelo alle
spalle e costeggiando ancora il Tevere, si oltrepassa il Palazzo di Giustizia e si
raggiunge Ponte Cavour, al di là del quale si trova lAra Pacis. Laltare della
pace venne fatto realizzare da Augusto per celebrare la pacificazione dellImpero
dopo le conquiste di Gallia e Spagna. Il monumento, che originariamente sorgeva nei pressi
dellattuale Via in Lucina in Campo Marzio, venne qui ricostruito nei 1938. Di fronte
allaltare è il Mausoleo fatto costruire da Augusto come tomba per sé e per la sua
famiglia. Il monumento, caduto in abbandono, fu nel tempo vigna, giardino e, alla fine del
Cinquecento, arena per giostre e corride. Alla fine dellOttocento venne chiamato
Anfiteatro Umberto e dal 1905 al 1930 fu sala per concerti con il nome di Augusteo. Alla
fine degli anni Trenta il monumento venne isolato con la creazione della grande Piazza
Augusto Imperatore.
Proprio sulla piazza, al numero civico 9, si consiglia il ristorante Gusto, estremamente
raffinato nella cucina come nellarredamento: di sabato e domenica è aperto anche
allora di pranzo. Per assaggiare delle ottime fettuccine cè invece al civico
30 Alfredo all'Augusteo.
Informazioni pratiche: Sinagoga e Museo
Ebraico, aperti dalle 9.00 alle 16.30, venerdì dalle 9.00 alle 13.30, domenica dalle 9.00
alle 12.00, chiusi sabato (te I. 0668400661).
Castel SantAngelo, aperto dalle 9.00
alle 18.00, chiuso lunedì (tel. 066819111).
Ara Pacis, chiusa per restauro.
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