| I CHIOSTRI MEDIEVALI
Il chiostro, dal latino claustrum
che vuol dire luogo chiuso è un ampio cortile quadrangolare, circondato da
portici, sito allinterno di un monastero. Nato in epoca altomedievale con finalità
essenzialmente pratiche, poiché doveva porre in collegamento i vari ambienti del
complesso monastico, esso deriva tipologicamente dal peristilio delle case romane.
Inizialmente privi di particolari ornamenti, i chiostri vennero via via realizzati con
maggiore cura e si arricchirono di elementi decorativi preziosi e raffinati. Attraverso
questo itinerario sarà possibile riscoprire questi luoghi che, in una città come Roma,
rappresentano delle vere oasi di pace e tranquillità dove si è mantenuta intatta la
suggestiva atmosfera medievale.
Il chiostro della basilica di San Giovanni in Laterano, oltre ad
essere uno dei più belli, è il maggiore di Roma, misurando 36 metri per lato. Capolavoro
indiscusso della famiglia dei Vassalletto, marmorari romani, il chiostro fu realizzato fra
il 1215 e il 1231.
Normalmente si usa il termine
«cosmatesco» per definire elementi architettonici o suppellettili religiose (cibori,
amboni, candelabri, portali, pavimenti, colonnine ecc.) realizzati con intarsi a disegni
geometrici di marmo bianco e pietre dure policrome. La parola «cosmatesco» deriva dalla
famiglia dei Cosmati, particolarmente attiva in questo ambito fra il XII e il XIII secolo,
che però era solo una fra le circa 60 famiglie che eseguivano preziosi lavori in marmo.
Le botteghe dei «marmorari», molto diffuse nella Roma dei secoli XII e XIII, lavoravano
raccogliendo leredità classica sapientemente fusa con modi bizantini e
paleocristiani.
Il ricco repertorio di motivi ornamentali,
dovuto allinesauribile fantasia degli autori, evidenzia le influenze più varie:
bestiari medievali, fonti classiche e tradizioni egizie, riscontrabili nelle coppie di
sfingi accovacciate ai lati dei passaggi al giardino interno. La meravigliosa fascia
esterna è conclusa in alto da una cornice sulla quale a teste leonine si alternano teste
umane e fra queste, lungo il lato nord, sono stati riconosciuti con probabilità i
ritratti degli autori: Lo testimoniano lacconciatura duecentesca e
lespressione del viso molto aperta e realista. Fra le numerose memorie relative
allantica basilica, esposte lungo i quattro bracci del chiostro, suscita molta
curiosità la visione della cosiddetta «sedia stercoraria», probabilmente un seggio di
epoca romana adoperato nelle terme e caratterizzato da uninsenatura a mezzaluna. Era
una delle tre sedie utilizzate nella complicata cerimonia di incoronazione del papa, che
vi veniva fatto sedere sopra, mentre il clero cantava un salmo in cui si ricordava che Dio
può elevare leletto dalla più bassa condizione, dallo sterco appunto, alla gloria.
Subito dopo il papa poteva sedere sulla «sedia porphiretica», dove riceveva le insegne
del potere. Per il popolo però questa sedia dalla forma così particolare era utilizzata
per accertare se il papa fosse veramente uomo.
La basilica dei Santi Quattro Coronati, che si erge sulle
propaggini del colle Celio, si raggiunge facilmente prendendo, Piazza San Giovanni
Laterano, la stretta e lunga Via dei Ss. Quattro.
Il complesso, preceduto dalla più antica
torre campanaria esistente a Roma (IX secolo), è dedicato a quattro scultori dalmati che
essendosi rifiutati di realizzare le statue di divinità pagane furono martirizzati
dallimperatore Diocleziano.
Il suggestivo chiostro, il più piccolo di
Roma, risale agli inizi del 1200 ed è caratterizzato da una decorazione estremamente
sobria e modesta non priva di un particolare fascino. Osservando la muratura si noterà
che il chiostro ha subìto di riflesso le vicende costruttive della chiesa. Infatti
ledificio originario del IX secolo era più ampio ma quando, nel XII secolo, la
chiesa venne ricostruita con dimensioni minori della precedente, una parte della navata
laterale divenne il lato del chiostro adiacente la chiesa. La bella fontana che si trova
al centro del giardino interno risale al IX secolo e ornava anticamente latrio di
accesso alla chiesa, con la funzione di vasca lustrale per le abluzioni.
Per pranzo ci si può fermare Ai tre
scalini, specializzato in pesce e con Wine bar, in Via dei Ss. Quattro n. 30, oppure a
Li rioni, in Via dei Ss. Quattro n. 24, ma tutta la zona fino al Colosseo è ricca
di pizzerie, ristoranti, bar e gelaterie per tutti i gusti e tutte le tasche.
Scendendo dal colle Celio verso il Colosseo
e dirigendosi a sinistra, dopo una bella passeggiata attraverso Via di San Gregorio e il
Circo Massimo, si sale sul colle Aventino dove, lungo la via omonima, si erge la basilica
di Santa Sabina. La splendida chiesa,
che ha mantenuto magicamente intatto limpianto paleocristiano relativo al V secolo,
è strettamente legata alla figura di San Domenico che in questo luogo presentò la regola
del proprio ordine al papa Onorio III. Il pontefice decise dunque, nel 1222, di donare al
santo e ai suoi confratelli la chiesa e gli edifici annessi, che vennero ampiamente
modificati per adattarli alle esigenze della vita monastica. E in questo contesto che si
inserisce la costruzione del chiostro, molto ampio anche se estremamente semplice dal
punto di vista decorativo. Non sono presenti, infatti, quegli elementi tipici delle
maestranze di ambito cosmatesco, ma è stata rilevata una forte affinità con i
contemporanei cantieri cistercensi.
Di tuttaltro aspetto è invece il chiostro della basilica di San Paolo fuori le mura,
facilmente raggiungibile con la linea B della Metro. Miracolosamente scampato al terribile
incendio che distrusse quasi interamente la basilica nel 1823, il chiostro è una
splendida testimonianza dellattività dei marmorari romani. Rispetto al chiostro di
San Giovanni in Laterano, è però riscontrabile una minore omogeneità dovuta al fatto
che tre lati furono realizzati fra il 1208 e il 1214 mentre il quarto, quello adiacente la
chiesa, fu compiuto solo in un secondo momento, circa 15 anni più tardi.
Questultimo lato, attribuito concordemente ad un membro della famiglia dei
Vassalletto, presenta infatti una maggiore ricchezza decorativa. Non è possibile
riconoscere un preciso programma iconologico, poiché lartista mostra derivazioni
dalla tradizione medievale, classica, bizantina e addirittura etrusca ravvisabile
nella raffigurazione della chimera, il mostro mitologico con testa di leone, testa di
capra sul dorso e coda di serpente. È indubbio però, in qualche scena, riscontrare un
preciso intento di ammonimento nei confronti dei monaci, come nella gustosa
rappresentazione dellepisodio del «lupo a scuola», visibile nel terzo pennacchio
esterno della prima campata destra. Sebbene sia stata scalpellata, nella scena si
riconosce un lupo vestito da monaco che, mentre apprende lalfabeto, alla lettera A
associa subito limmagine dellagnello, con un chiaro riferimento alla
distrazione dei religiosi nei confronti dei voti imposti dalla vita monastica.
Daltra parte tutta la bella iscrizione, a lettere blu su fondo oro, che corre lungo
i tre lati del chiostro non adiacenti la chiesa è forse la migliore descrizione della
funzione e del significato dato a questo luogo dove «...studiano, leggono e pregano i
monaci. Il chiostro che rinchiude i monaci prende il nome da chiudere e, in
giubilo con Cristo, si rinserra la pia torma dei fratelli...».
Se si conclude litinerario verso
lora di cena, si consiglia di passare la serata nel popolare quartiere di Testaccio,
animatissimo ritrovo notturno della gioventù romana. Qui si ha solo limbarazzo
della scelta perché ai numerosi ristoranti che propongono la cucina tipica romana, come Lo
scopettaro, Lungotevere Testaccio 7, e Checchino dal 1887, Via di Monte
Testaccio 30, si sono affiancati molti locali dove si ascolta musica dal vivo e viene
proposta una cucina internazionale. Fra questi, lAkab, Via di Monte Testaccio
69, il Caffè latino, Via di Monte Testaccio 96, Caruso, Via di Monte
Testaccio 36, e il Four XXXX pub, Via Galvani 54.
Indicazioni pratiche: si consiglia
luso di abbigliamento idoneo alla visita dei luoghi di culto dove è possibile che
si svolgano celebrazioni liturgiche.
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