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ITINERARIO N.3 - I CHIOSTRI MEDIEVALI

durata: 3/4 ore

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Il seguente testo è tratto dalla pubblicazione "PASSEGGIATE ROMANE", edita a cura dell'Azienda di Promozione Turistica di Roma e distribuita gratuitamente presso il Centro Visitatori dell' A.P.T. in via Parigi, 5

I CHIOSTRI MEDIEVALI

Il chiostro, dal latino claustrum — che vuol dire luogo chiuso — è un ampio cortile quadrangolare, circondato da portici, sito all’interno di un monastero. Nato in epoca altomedievale con finalità essenzialmente pratiche, poiché doveva porre in collegamento i vari ambienti del complesso monastico, esso deriva tipologicamente dal peristilio delle case romane. Inizialmente privi di particolari ornamenti, i chiostri vennero via via realizzati con maggiore cura e si arricchirono di elementi decorativi preziosi e raffinati. Attraverso questo itinerario sarà possibile riscoprire questi luoghi che, in una città come Roma, rappresentano delle vere oasi di pace e tranquillità dove si è mantenuta intatta la suggestiva atmosfera medievale.

Il chiostro della basilica di San Giovanni in Laterano, oltre ad essere uno dei più belli, è il maggiore di Roma, misurando 36 metri per lato. Capolavoro indiscusso della famiglia dei Vassalletto, marmorari romani, il chiostro fu realizzato fra il 1215 e il 1231.

Normalmente si usa il termine «cosmatesco» per definire elementi architettonici o suppellettili religiose (cibori, amboni, candelabri, portali, pavimenti, colonnine ecc.) realizzati con intarsi a disegni geometrici di marmo bianco e pietre dure policrome. La parola «cosmatesco» deriva dalla famiglia dei Cosmati, particolarmente attiva in questo ambito fra il XII e il XIII secolo, che però era solo una fra le circa 60 famiglie che eseguivano preziosi lavori in marmo. Le botteghe dei «marmorari», molto diffuse nella Roma dei secoli XII e XIII, lavoravano raccogliendo l’eredità classica sapientemente fusa con modi bizantini e paleocristiani.

Il ricco repertorio di motivi ornamentali, dovuto all’inesauribile fantasia degli autori, evidenzia le influenze più varie: bestiari medievali, fonti classiche e tradizioni egizie, riscontrabili nelle coppie di sfingi accovacciate ai lati dei passaggi al giardino interno. La meravigliosa fascia esterna è conclusa in alto da una cornice sulla quale a teste leonine si alternano teste umane e fra queste, lungo il lato nord, sono stati riconosciuti con probabilità i ritratti degli autori: Lo testimoniano l’acconciatura duecentesca e l’espressione del viso molto aperta e realista. Fra le numerose memorie relative all’antica basilica, esposte lungo i quattro bracci del chiostro, suscita molta curiosità la visione della cosiddetta «sedia stercoraria», probabilmente un seggio di epoca romana adoperato nelle terme e caratterizzato da un’insenatura a mezzaluna. Era una delle tre sedie utilizzate nella complicata cerimonia di incoronazione del papa, che vi veniva fatto sedere sopra, mentre il clero cantava un salmo in cui si ricordava che Dio può elevare l’eletto dalla più bassa condizione, dallo sterco appunto, alla gloria. Subito dopo il papa poteva sedere sulla «sedia porphiretica», dove riceveva le insegne del potere. Per il popolo però questa sedia dalla forma così particolare era utilizzata per accertare se il papa fosse veramente uomo.

La basilica dei Santi Quattro Coronati, che si erge sulle propaggini del colle Celio, si raggiunge facilmente prendendo, Piazza San Giovanni Laterano, la stretta e lunga Via dei Ss. Quattro.

Il complesso, preceduto dalla più antica torre campanaria esistente a Roma (IX secolo), è dedicato a quattro scultori dalmati che essendosi rifiutati di realizzare le statue di divinità pagane furono martirizzati dall’imperatore Diocleziano.

Il suggestivo chiostro, il più piccolo di Roma, risale agli inizi del 1200 ed è caratterizzato da una decorazione estremamente sobria e modesta non priva di un particolare fascino. Osservando la muratura si noterà che il chiostro ha subìto di riflesso le vicende costruttive della chiesa. Infatti l’edificio originario del IX secolo era più ampio ma quando, nel XII secolo, la chiesa venne ricostruita con dimensioni minori della precedente, una parte della navata laterale divenne il lato del chiostro adiacente la chiesa. La bella fontana che si trova al centro del giardino interno risale al IX secolo e ornava anticamente l’atrio di accesso alla chiesa, con la funzione di vasca lustrale per le abluzioni.

Per pranzo ci si può fermare Ai tre scalini, specializzato in pesce e con Wine bar, in Via dei Ss. Quattro n. 30, oppure a Li rioni, in Via dei Ss. Quattro n. 24, ma tutta la zona fino al Colosseo è ricca di pizzerie, ristoranti, bar e gelaterie per tutti i gusti e tutte le tasche.

Scendendo dal colle Celio verso il Colosseo e dirigendosi a sinistra, dopo una bella passeggiata attraverso Via di San Gregorio e il Circo Massimo, si sale sul colle Aventino dove, lungo la via omonima, si erge la basilica di Santa Sabina. La splendida chiesa, che ha mantenuto magicamente intatto l’impianto paleocristiano relativo al V secolo, è strettamente legata alla figura di San Domenico che in questo luogo presentò la regola del proprio ordine al papa Onorio III. Il pontefice decise dunque, nel 1222, di donare al santo e ai suoi confratelli la chiesa e gli edifici annessi, che vennero ampiamente modificati per adattarli alle esigenze della vita monastica. E in questo contesto che si inserisce la costruzione del chiostro, molto ampio anche se estremamente semplice dal punto di vista decorativo. Non sono presenti, infatti, quegli elementi tipici delle maestranze di ambito cosmatesco, ma è stata rilevata una forte affinità con i contemporanei cantieri cistercensi.

Di tutt’altro aspetto è invece il chiostro della basilica di San Paolo fuori le mura, facilmente raggiungibile con la linea B della Metro. Miracolosamente scampato al terribile incendio che distrusse quasi interamente la basilica nel 1823, il chiostro è una splendida testimonianza dell’attività dei marmorari romani. Rispetto al chiostro di San Giovanni in Laterano, è però riscontrabile una minore omogeneità dovuta al fatto che tre lati furono realizzati fra il 1208 e il 1214 mentre il quarto, quello adiacente la chiesa, fu compiuto solo in un secondo momento, circa 15 anni più tardi. Quest’ultimo lato, attribuito concordemente ad un membro della famiglia dei Vassalletto, presenta infatti una maggiore ricchezza decorativa. Non è possibile riconoscere un preciso programma iconologico, poiché l’artista mostra derivazioni dalla tradizione medievale, classica, bizantina e addirittura etrusca — ravvisabile nella raffigurazione della chimera, il mostro mitologico con testa di leone, testa di capra sul dorso e coda di serpente. È indubbio però, in qualche scena, riscontrare un preciso intento di ammonimento nei confronti dei monaci, come nella gustosa rappresentazione dell’episodio del «lupo a scuola», visibile nel terzo pennacchio esterno della prima campata destra. Sebbene sia stata scalpellata, nella scena si riconosce un lupo vestito da monaco che, mentre apprende l’alfabeto, alla lettera A associa subito l’immagine dell’agnello, con un chiaro riferimento alla distrazione dei religiosi nei confronti dei voti imposti dalla vita monastica. D’altra parte tutta la bella iscrizione, a lettere blu su fondo oro, che corre lungo i tre lati del chiostro non adiacenti la chiesa è forse la migliore descrizione della funzione e del significato dato a questo luogo dove «...studiano, leggono e pregano i monaci. Il chiostro che rinchiude i monaci prende il nome da ‘chiudere’ e, in giubilo con Cristo, si rinserra la pia torma dei fratelli...».

Se si conclude l’itinerario verso l’ora di cena, si consiglia di passare la serata nel popolare quartiere di Testaccio, animatissimo ritrovo notturno della gioventù romana. Qui si ha solo l’imbarazzo della scelta perché ai numerosi ristoranti che propongono la cucina tipica romana, come Lo scopettaro, Lungotevere Testaccio 7, e Checchino dal 1887, Via di Monte Testaccio 30, si sono affiancati molti locali dove si ascolta musica dal vivo e viene proposta una cucina internazionale. Fra questi, l’Akab, Via di Monte Testaccio 69, il Caffè latino, Via di Monte Testaccio 96, Caruso, Via di Monte Testaccio 36, e il Four XXXX pub, Via Galvani 54.

Indicazioni pratiche: si consiglia l’uso di abbigliamento idoneo alla visita dei luoghi di culto dove è possibile che si svolgano celebrazioni liturgiche.

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