| Forse non tutti sanno che a Roma sono conservati importantissimi
mosaici murali che, ancora oggi, raccontano storie antiche e illustrano complessi concetti
teologici a volte di difficile interpretazione. Queste affascinanti pitture fatte quasi
esclusivamente di vetri, in un'ampia gamma di colori e sfumature, applicati su strati di
malta, sono state eseguite in diversi edifici di culto alcuni dei quali visitabili
seguendo questo itinerario.
In Via Urbana si trova la Chiesa di Santa Pudenziana, un antico
edificio termale del II secolo trasformato in chiesa e ridecorato a partire dalla fine del
IV secolo.
In fondo alla navata si può osservare il mosaico avsidale, eseguito molto probabilmente
durante il pontificato di Innocenzo I (401 - 417) . E' il più antico mosaico absidale a
noi pervenuto in una chiesa cristiana ed è una testimonianza fondamentale per l'arte dei
primi secoli poiché i mosaici che ornavano le basiliche paleocristiane di San Giovanni in
Laterano e San Pietro sono andati perduti.
Il mosaico di Santa Pudenziana rappresenta Cristo seduto in trono tra gli apostoli e due
figure femminili, generalmente interpretate come la Chiesa dei Giudei e la Chiesa dei
Gentili. Sullo sfondo, si apre un'esedra: è il cortile monumentale di Gerusalemme che
racchiudeva il monte Golgota, visibile alle spalle di Cristo e sormontato dalla croce
gemmata.
Per realizzare un metro quadrato di mosaico
occorrevano circa diecimila tessere, tutte posate a mano con il pollice. E' ipotizzavile
quindi che per realizzare un mosaico di grandi dimensioni ci fosse bisogno di un'intera
bottega di artigiani specializzati nel mestiere e, in una città come Roma, le botteghe
dovevano essere numerose vista la domanda crescente di lavori.
Da Santa Pudenziana è facile raggiungere
la Basilica di Santa Maria Maggiore,
il cui accesso principale è nella piazza omonima.
L'edificio fu eretto tra il 432 e il 440 da papa Sisto III che lo dedicò alla Vergine
La basilica di Santa Maria Maggiore è la prima basilica a Roma costruita non da un
imperatore bensì da un papa che la fece anche decorare splendidamente.
L'arco di trionfo e la navata centrale
conservano ancora i mosaici del tempo di Sisto III.
Questi rappresentano l'insolito tema dell'infanzia di Gesù e scene dell'Antico
Testamento. Per la prima volta un rivestimento musivo ha la funzione di raccontare,
attraverso le immagini, la storia sacra: dagli antenati di Cristo nei riquadri sopra le
colonne, alla vita di Gesù illustrata sull'arco trionfale.
Gli eventi narrati risultano chiaramente leggibili dal basso perché realizzati
rispettando il principio del colorismo funzionale dei mosaici paleocristiani, vale a dire
secondo la pratica di intensificaizone tonale dei soggetti rappresentati. Guardando
attentamente i riquadri si possono notare le infinite sfumature e i contrasti di colori
dei cieli, della vegetazione, degli edifici, dei volti, delle vesti, delle armi e di tutti
gli altri particolari che compongono le singole scene.
Al tempo di Niccolò IV risale invece il mosaico dell'abside che fu realizzato da Jacopo
Torriti tra il 1291 e il 1296. L'artista firma il mosaico sulla calotta, in basso a
sinistra: IACOB(US) TORRITI PICTOR H(OC) OP(US) FEC(IT). Al centro della calotta, in alto
Gesù e Maria sono seduti sullo stesso trono e Gesù, nell'incoronare la mafre, mostra ai
fedeli il libro con le parole che spiegano l'intero mosaico "Vieni mia diletta e
ti porrò sul mio trono". I modelli ai quali Jacopo Torriti dovette fare
riferimento per realizzare l'Incoronazione della Vergine derivano dalla Francia come
attestano analoghe scene raffigurate sui portali delle Cattedrali di Notre-Dame a Parigi,
Strasburgo e Sens.
Più romane sono invece le scenette raffigurate ai piedi del gruppo centrale, con
putti-amorini che navigano, veleggiando, le aque del fiume Giordano!
Si può concludere la visita in Santa Maria Maggiore salendo sulla Loggia oppure
sbirciando i mosaici dalla facciata esterna della chiesa. Realizzati da Filippo Rusuti tra
la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, gli episodi illustrano nella fascia inferiore
la storia della miracolosa nevicata estiva legata alla costruzione della chiesa.
Leggenda della nevicata estiva
Si racconta che nella notte del 4 agosto del 358 la Vergine apparve
contemporaneamente in sogno a papa Liberio e al ricco e devoto Giovanni per chiedere loro
la dedicazione di una basilica sul luogo di Roma dove quella notte sarebbe caduta la neve.
Il mattino seguente Giovanni si recò dal pontefice per raccontargli dell'apparizione
della Vergine e, insieme, si incamminarono sul colle Cispio, dove il papa tracciò, sulla
neve fresca, il perimetro della nuova chiesa. Nella basilica, ancora oggi il 5 agosto si
ricorda il miracolo della nevicata: sull'altare maggiore, durante la celevrazione della
messa, si fanno cadere petali bianchi di gelsomini e rose.
Lasciata la Basilica di Santa Maria
Maggiore si può proseguire l'itinerario verso la Basilica
di Santa Prassede, il cui accesso secondario è nella via omonima.
Tra le numerose e pregevoli opere d'arte che la chiesa racchiude, spiccano la cappella di
San Zenone e i mosaici dell'abside e dell'arco trionfale realizzati per volontà di papa
Pasquale I nel IX secolo. Essi sono espressione della rinascita di una scuola musiva
romana che finì con lo svolgere un ruolo fondamentale nella ripresa di un'arte religiosa
nell'Occidende cristiano.
Ma è nella seconda cappella della navata laterale destra che si conserva la più
significativa testimonianza della cultura artistica bizantina ancora visibile a Roma.
La cappella, dedicata a San Zenone, fu costruita come mausoleo di Teodora, madre di
Pasquale I, e viene chiamata "Giardino del Paradiso" per la ricchezza della
decorazione. I mosaici per complessità, fantasia creativa, ricchezza di simboli, densità
di colore e profusione dell'oro non hanno uguali nell'arte romana medievale.
Il Largo Leopardi 4-10, si trova Panella,
celebre per il pane, realizzato secondo le diverse tradizioni pugliese, romana, francesse,
araba ecc., e per i cibi prodotti secondo le ricette dell'antica Roma.
Da Santa Maria Maggiore attraverso Via
Carlo Alberto si può raggiungere Piazza Vittorio Emanuele II dai romani chiamata
familiarmente Piazza Vittorio. E' la piazza più vasta di Roma di quelle realizzate in
seguito all'unità d'Italia, alla fine del XIX secolo (misura m.316 x 174). Costruita su
modello delle Squares inglesi, è sede - dal 1902 - di un tradizionale mercato dove vale
veramente la pena fare un giro.
Sono in vendita cibi caratteristici di molti paesi del mondo, soprattutto cinesi,
africani, arabi e indiani. Inoltre, anche in alcuni negozi della zona, gestiti da
immigrati, si possono trovare oggetti, mobili e capi abbigliamentoi di importazione.
Dall'Esquilino è possibile proseguire la
visita recandosi nel quartiere di Trastevere dove si trova la Basilica di Santa Maria in
Trastevere.
Se vi trovate in questa zona della città,
si consiglia di mangiare a Trastevere dove moltissime trattorie conservano ancora
l'atmosfera delle locande rionali. Tra queste Checco er Carrettiere in Via
Benedetta, La Cisterna nella via omonima oppure la pizzeria Ciceruacchio
in Piazza dei Mercanti, caratteristica taverna allestita nelle vecchie carceri di
Trastevere, dove si suona musica folcloristica.
In piazza Santa Maria in Trastevere, cuore
del rione, sorge la chiesa di Santa Maria in
Trastevere, uno dei gioielli medievali di Roma (vedi itinerario n.5). Fondata
nel IV secolo da papa Giulio I (337 - 352), fu la prima chiesa dedicata nella città al
culto della Vergine. I mosaici dell'abside rappresentano l'Incoronazione della Vergine,
realizzata nel 1143 e le Storie della Vergine, realizzate da Pietro Cavallini intorno al
1920, su committenza del cardinale Bertoldo Stefaneschi. Il ciclo musivo documenta il
graduale passaggio da un elegante immobile linguaggio bizantino a composizioni
tridimensionali, in cui figure e architetture acquistano sempre maggiore spessore. Proprio
le architetture giocano un ruolo determinante, sembrando protagoniste delle scene: non si
può ancora parlare di prospettiva, ma è evidente una nuova concezione dello spazio.
Anche le figure, ritrovano volume corporeo, sono impregnate nei festi e nelle espressioni
di una umanità che rinvia alle figure di Giotto, l'altro grande protagonista della
pittura fra XIII e XIV secolo.
Indicazioni pratiche: si consiglia l'uso di
abbigliamento idoneo alla visita dei luoghi di culto dove è possibile che si svolgano
celebrazioni liturgiche.
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