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ITINERARIO N.2 - I MOSAICI: da S.Maria Maggiore a S.Maria in Trastevere

durata: 4ore

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Il seguente testo è tratto dalla pubblicazione "PASSEGGIATE ROMANE", edita a cura dell'Azienda di Promozione Turistica di Roma e distribuita gratuitamente presso il Centro Visitatori dell' A.P.T. in via Parigi, 5

Forse non tutti sanno che a Roma sono conservati importantissimi mosaici murali che, ancora oggi, raccontano storie antiche e illustrano complessi concetti teologici a volte di difficile interpretazione. Queste affascinanti pitture fatte quasi esclusivamente di vetri, in un'ampia gamma di colori e sfumature, applicati su strati di malta, sono state eseguite in diversi edifici di culto alcuni dei quali visitabili seguendo questo itinerario.

In Via Urbana si trova la Chiesa di Santa Pudenziana, un antico edificio termale del II secolo trasformato in chiesa e ridecorato a partire dalla fine del IV secolo.
In fondo alla navata si può osservare il mosaico avsidale, eseguito molto probabilmente durante il pontificato di Innocenzo I (401 - 417) . E' il più antico mosaico absidale a noi pervenuto in una chiesa cristiana ed è una testimonianza fondamentale per l'arte dei primi secoli poiché i mosaici che ornavano le basiliche paleocristiane di San Giovanni in Laterano e San Pietro sono andati perduti.
Il mosaico di Santa Pudenziana rappresenta Cristo seduto in trono tra gli apostoli e due figure femminili, generalmente interpretate come la Chiesa dei Giudei e la Chiesa dei Gentili. Sullo sfondo, si apre un'esedra: è il cortile monumentale di Gerusalemme che racchiudeva il monte Golgota, visibile alle spalle di Cristo e sormontato dalla croce gemmata.

Per realizzare un metro quadrato di mosaico occorrevano circa diecimila tessere, tutte posate a mano con il pollice. E' ipotizzavile quindi che per realizzare un mosaico di grandi dimensioni ci fosse bisogno di un'intera bottega di artigiani specializzati nel mestiere e, in una città come Roma, le botteghe dovevano essere numerose vista la domanda crescente di lavori.

Da Santa Pudenziana è facile raggiungere la Basilica di Santa Maria Maggiore, il cui accesso principale è nella piazza omonima.
L'edificio fu eretto tra il 432 e il 440 da papa Sisto III che lo dedicò alla Vergine
La basilica di Santa Maria Maggiore è la prima basilica a Roma costruita non da un imperatore bensì da un papa che la fece anche decorare splendidamente.

L'arco di trionfo e la navata centrale conservano ancora i mosaici del tempo di Sisto III.
Questi rappresentano l'insolito tema dell'infanzia di Gesù e scene dell'Antico Testamento. Per la prima volta un rivestimento musivo ha la funzione di raccontare, attraverso le immagini, la storia sacra: dagli antenati di Cristo nei riquadri sopra le colonne, alla vita di Gesù illustrata sull'arco trionfale.
Gli eventi narrati risultano chiaramente leggibili dal basso perché realizzati rispettando il principio del colorismo funzionale dei mosaici paleocristiani, vale a dire secondo la pratica di intensificaizone tonale dei soggetti rappresentati. Guardando attentamente i riquadri si possono notare le infinite sfumature e i contrasti di colori dei cieli, della vegetazione, degli edifici, dei volti, delle vesti, delle armi e di tutti gli altri particolari che compongono le singole scene.
Al tempo di Niccolò IV risale invece il mosaico dell'abside che fu realizzato da Jacopo Torriti tra il 1291 e il 1296. L'artista firma il mosaico sulla calotta, in basso a sinistra: IACOB(US) TORRITI PICTOR H(OC) OP(US) FEC(IT). Al centro della calotta, in alto Gesù e Maria sono seduti sullo stesso trono e Gesù, nell'incoronare la mafre, mostra ai fedeli il libro con le parole che spiegano l'intero mosaico "Vieni mia diletta e ti porrò sul mio trono". I modelli ai quali Jacopo Torriti dovette fare riferimento per realizzare l'Incoronazione della Vergine derivano dalla Francia come attestano analoghe scene raffigurate sui portali delle Cattedrali di Notre-Dame a Parigi, Strasburgo e Sens.
Più romane sono invece le scenette raffigurate ai piedi del gruppo centrale, con putti-amorini che navigano, veleggiando, le aque del fiume Giordano!
Si può concludere la visita in Santa Maria Maggiore salendo sulla Loggia oppure sbirciando i mosaici dalla facciata esterna della chiesa. Realizzati da Filippo Rusuti tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo, gli episodi illustrano nella fascia inferiore la storia della miracolosa nevicata estiva legata alla costruzione della chiesa.

Leggenda della nevicata estiva
Si racconta che nella notte del 4 agosto del 358 la Vergine apparve contemporaneamente in sogno a papa Liberio e al ricco e devoto Giovanni per chiedere loro la dedicazione di una basilica sul luogo di Roma dove quella notte sarebbe caduta la neve. Il mattino seguente Giovanni si recò dal pontefice per raccontargli dell'apparizione della Vergine e, insieme, si incamminarono sul colle Cispio, dove il papa tracciò, sulla neve fresca, il perimetro della nuova chiesa. Nella basilica, ancora oggi il 5 agosto si ricorda il miracolo della nevicata: sull'altare maggiore, durante la celevrazione della messa, si fanno cadere petali bianchi di gelsomini e rose.

Lasciata la Basilica di Santa Maria Maggiore si può proseguire l'itinerario verso la Basilica di Santa Prassede, il cui accesso secondario è nella via omonima.
Tra le numerose e pregevoli opere d'arte che la chiesa racchiude, spiccano la cappella di San Zenone e i mosaici dell'abside e dell'arco trionfale realizzati per volontà di papa Pasquale I nel IX secolo. Essi sono espressione della rinascita di una scuola musiva romana che finì con lo svolgere un ruolo fondamentale nella ripresa di un'arte religiosa nell'Occidende cristiano.
Ma è nella seconda cappella della navata laterale destra che si conserva la più significativa testimonianza della cultura artistica bizantina ancora visibile a Roma.
La cappella, dedicata a San Zenone, fu costruita come mausoleo di Teodora, madre di Pasquale I, e viene chiamata "Giardino del Paradiso" per la ricchezza della decorazione. I mosaici per complessità, fantasia creativa, ricchezza di simboli, densità di colore e profusione dell'oro non hanno uguali nell'arte romana medievale.

Il Largo Leopardi 4-10, si trova Panella, celebre per il pane, realizzato secondo le diverse tradizioni pugliese, romana, francesse, araba ecc., e per i cibi prodotti secondo le ricette dell'antica Roma.

Da Santa Maria Maggiore attraverso Via Carlo Alberto si può raggiungere Piazza Vittorio Emanuele II dai romani chiamata familiarmente Piazza Vittorio. E' la piazza più vasta di Roma di quelle realizzate in seguito all'unità d'Italia, alla fine del XIX secolo (misura m.316 x 174). Costruita su modello delle Squares inglesi, è sede - dal 1902 - di un tradizionale mercato dove vale veramente la pena fare un giro.
Sono in vendita cibi caratteristici di molti paesi del mondo, soprattutto cinesi, africani, arabi e indiani. Inoltre, anche in alcuni negozi della zona, gestiti da immigrati, si possono trovare oggetti, mobili e capi abbigliamentoi di importazione.

Dall'Esquilino è possibile proseguire la visita recandosi nel quartiere di Trastevere dove si trova la Basilica di Santa Maria in Trastevere.

Se vi trovate in questa zona della città, si consiglia di mangiare a Trastevere dove moltissime trattorie conservano ancora l'atmosfera delle locande rionali. Tra queste Checco er Carrettiere in Via Benedetta, La Cisterna nella via omonima oppure la pizzeria Ciceruacchio in Piazza dei Mercanti, caratteristica taverna allestita nelle vecchie carceri di Trastevere, dove si suona musica folcloristica.

In piazza Santa Maria in Trastevere, cuore del rione, sorge la chiesa di Santa Maria in Trastevere, uno dei gioielli medievali di Roma (vedi itinerario n.5). Fondata nel IV secolo da papa Giulio I (337 - 352), fu la prima chiesa dedicata nella città al culto della Vergine. I mosaici dell'abside rappresentano l'Incoronazione della Vergine, realizzata nel 1143 e le Storie della Vergine, realizzate da Pietro Cavallini intorno al 1920, su committenza del cardinale Bertoldo Stefaneschi. Il ciclo musivo documenta il graduale passaggio da un elegante immobile linguaggio bizantino a composizioni tridimensionali, in cui figure e architetture acquistano sempre maggiore spessore. Proprio le architetture giocano un ruolo determinante, sembrando protagoniste delle scene: non si può ancora parlare di prospettiva, ma è evidente una nuova concezione dello spazio. Anche le figure, ritrovano volume corporeo, sono impregnate nei festi e nelle espressioni di una umanità che rinvia alle figure di Giotto, l'altro grande protagonista della pittura fra XIII e XIV secolo.

Indicazioni pratiche: si consiglia l'uso di abbigliamento idoneo alla visita dei luoghi di culto dove è possibile che si svolgano celebrazioni liturgiche.

PASSEGGIATE ROMANE A CURA
DELL'AZIENDA DI PROMOZIONE TURISTICA DI ROMA
Via Parigi, 11 - 00185 Roma
Tel. 06-488991 - Fax 06- 48899238