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E’
stato aperto un nuovo Museo a Roma, dopo una lunga e complessa campagna
di restauri ancora in corso per quanto riguarda altri edifici del Parco
di Villa Torlonia.
Il complesso di Villa Torlonia
è stato espropriato ed aperto al pubblico dal Comune di Roma nel 1978
ma, mentre il parco è stato subito utilizzato, le precarie condizioni
in cui si trovavano gli edifici hanno imposti lunghi e costosi interventi
di restauro.
La Casina delle Civette, immersa
tra le palme della California e il cedro dell’Himalaya, fu ideata dall’architetto
Jappelli nel 1842 come "Capanna Svizzera" e rispecchiava le
funzioni di rifugio solitario e romantico dall’apparenza primitiva e
selvaggia, tipico dei giardini all’inglese. Dal 1908 i lavori di ampliamento
degli architetti Fasolo e Cambellotti la trasformarono in Casina della
Civette divenendo la residenza preferita del principe Torlonia. Il repertorio
cui il Fasolo si ispira è quello medievale: serre moresche, torri medievali,
cattedrali evocanti il gotico, tetti spioventi, fantasie di gusto orientale.
Il tutto arricchito da un repertorio fantasioso e gustoso, costituito
da scale, merli, tetti spioventi con tegole di pietra e ceramiche colorate
e cortina di mattoni a vista. Il Cambellotti inserisce preziose vetrate
con decorazioni naturalistiche. Una cura particolare è stata posta nell’arredo
del cupolino ottagonale interamente rivestito di boiseries e stucchi.
La Casina delle Civette ha questa denominazione perchè vi ricorrono
elementi decorativi ispirati al tema della civetta o altri uccelli notturni
quali grifi e pipistrelli.
Nell’edificio,
recuperato nella sua integrità dopo una serie di lunghissimi restauri,
è oggi ospitato un museo unico nel suo genere sia per la materia trattata
sia per la stretta connessione tra i materiali esposti e la struttura
stessa della Casina.
La
Casina delle Civette infatti è di per sè un museo dell’eclettismo romano,
le cui fasi e la cui evoluzione sono visibili nell’affastellarsi delle
strutture architettoniche mosse ed articolate, risultato di varie fasi
costruttive, dalla metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento.
Le
caratteristiche del museo sono le splendide vetrate che decorano le
innumerevoli porte, finestre e bow-windows, realizzate in pregiati vetri
policromi legati a piombo che accostano raffinate composizioni geometriche
e disparati soggetti. Sono state tutte eseguite tra il 1908 ed il 1930
da artisti quali Umberto Bottazzi, Duilio Cambellotti, Vittorio Grassi,
Paolo Paschetto, e offrono un campionario unico per capire l’affermarsi
e l’evolversi dell’arte della vetrata a Roma in quegli anni.
Per
completare il panorama di questo tipo di decorazione la Sovraintendenza
Comunale ha acquistato sul mercato numerose altre vetrate degli stessi
autori e hanno allestito questo caratteristico museo. Tra le vetrate
più belle ricordiamo proprio le "Civette" del Cambellotti
e "I Pavoni" realizzata dal Bottazzi, esposta alla mostra
della vetrata del 1912 e da allora scomparsa e rintracciata ed acquistata
di recente da una collezionista privata.
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