EDWARD HOPPER
FONDAZIONE ROMA MUSEO
VIA DEL CORSO 320, ROMA
16 FEBBRAIO > 13 GIUGNO 2010 / 16th FEBRUARY 2010 > 13th JUNE 2010

Per prenotazioni / Reservation :

COOP. IL SOGNO
Viale R.Margherita, 192 00198 - Rome (Italy)
Ph. +39/0685301758 Fax +39/0685301756
Email: service@romeguide.it

Second Story Sunlight, 1960, olio su tela, 101,92x127,48 cm, Whitney Museum of American Art, New York, Purchase, with funds from the Friends of the Whitney Museum of American Art 60.54 © Whitney Museum of American Art, N.Y.
Morning Sun, 1952, olio su tela, 71,44x101,93 cm, Columbus Museum of Art, Ohio, Museum Purchase, Howald Fund 1954.031
Soir Bleu 1914, olio su tela, 91,4 x 182,9 cm Whitney Museum of American Art, New York; lascito Josephine N. Hopper 70.1208 © Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
Condividi La prima grande mostra di Edward Hopper in Italia

Edward Hopper (1882-1967) è il più popolare e noto artista americano del XX secolo: pittore della vita quotidiana, delle solitudini umane e dei paesaggi, è certamente il riconosciuto caposcuola del Realismo americano.

Arthemisia, grazie all’eccellente lavoro di questi anni, al riconoscimento della propria professionalità e agli elevati standard qualitativi delle proprie produzioni, riconosciuti in Italia e all’estero, è riuscita in un’operazione senza precedenti: portare a Milano e Roma – e quindi a Losanna - la prima grande mostra di Hopper.

La mostra è promossa dal Comune di Milano e dalla Fondazione Roma - cui va riconosciuto lo stimolo iniziale al progetto - uniti per la prima volta in una partnership culturale, con il Whitney Museum of American Art, la Fondation Hermitage di Losanna e Arthemisia.

La mostra è curata da Carter Foster, curatore e conservatore del Whitney Museum. La storia del Whitney Museum of American Art e dell’artista Edward Hopper sono intrinsecamente legate: la prima mostra personale di Edward Hopper, nel 1920, si tenne al Whitney Studio Club. Nel corso degli anni il Whitney ospitò varie mostre dell’artista, tra cui quelle memorabili del 1950, 1960 e 1984.
Dopo la morte di Hopper, nel 1970, la vedova Josephine lasciò proprio al Whitney Museum tutta l’eredità dell’artista in suo possesso: oltre 2500 opere tra dipinti, disegni e incisioni.

In mostra saranno esposte oltre 170 opere tra oli, acquerelli e disegni provenienti principalmente dal Whitney ma anche dai più importanti musei americani.
La narrazione antologica sarà accompagnata dall’approfondimento sul metodo di lavoro di Hopper – estremamente complesso e rigoroso – grazie all’accostamento dei disegni preparatori alle opere finite.
Questa visione svela quanto il “realismo hopperiano” sia spesso il frutto di una sintesi di più immagini e situazioni colte in tempi e luoghi diversi e non una semplice riproduzione dal vero.
Suddivisa in sette sezioni, la mostra ripercorre tutta la produzione di Hopper dagli anni in cui studiava a Parigi - con il capolavoro di questo periodo Soir Bleu - fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ‘50. Tra i capolavori in mostra: Cape Cod Sunset, Second Story Sunlight e A Woman in the Sun.

Condividi Edward Hopper (1882-1967) è il più popolare e noto artista americano del XX secolo: pittore della vita quotidiana, delle solitudini umane e dei paesaggi, è certamente il riconosciuto caposcuola del Realismo americano.

L’esposizione è curata da Carter Foster, curatore e conservatore del Whitney Museum. La storia del Whitney Museum of American Art e dell’artista Edward Hopper sono intrinsecamente legate: la prima mostra personale di Edward Hopper, nel 1920, si tenne al Whitney Studio Club. Nel corso degli anni il Whitney ospitò varie mostre dell’artista, tra cui quelle memorabili del 1950, 1960 e 1984. Dopo la morte di Hopper, nel 1970, la vedova Josephine lasciò proprio al Whitney Museum tutta l’eredità dell’artista in suo possesso: oltre 2500 opere tra dipinti, disegni e incisioni.

In mostra saranno esposte oltre 160 opere tra cui celebri capolavori come Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (1947), Morning Sun (1952), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961) e diversi quadri mai esposti, come la bellissima Girlie Show (1941). Un percorso che attraversa tutta la produzione di Hopper e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.

Le opere provengono principalmente dal Whitney Museum ma anche dai più importanti musei americani tra cui il Brooklyn Museum of Art di New York, il Terra Foundation for American Art di Chicago e il Columbus Museum of Art.

Suddivisa in sette sezioni, la mostra ripercorre tutta la produzione di Hopper dagli anni in cui studiava a Parigi - con il capolavoro di questo periodo Soir Bleu - fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall’artista, l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate. In mostra eccezionalmente anche uno dei suoi Artist’s ledger Book, i famosi taccuini che riempiva insieme alla moglie, dove si vedono abbozzati molti dei suoi dipinti a olio. Il visitatore avrà la possibilità, tramite un touch screen, di sfogliarne una riproduzione virtuale.

L'esposizione sarà arricchita di un apparato biografico e storico, in cui verrà ripercorsa la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico, ecc. Un’occasione dunque anche per capire di più e meglio l’America di Barak Obama.

La mostra ospita eccezionalmente e per la prima volta in Italia l’installazione Friday, 29th August 1952, 6 A.M., New York di Gustav Deutsch, noto film-maker e video artista austriaco: un’installazione interattiva e multimediale che ricostruisce la scenografia raffigurata nel dipinto Morning Sun (1952) offrendo ai visitatori la possibilità di entrare fisicamente nel mondo di Hopper e diventare così i protagonisti del dipinto.

Condividi Per la prima volta in Italia, Roma e Milano rendono omaggio all’intera carriera di Edward Hopper (1882-1967) il più popolare e noto artista americano del XX secolo, con una grande rassegna antologica senza precedenti nel nostro paese.
Accolta dal pubblico con grande successo nella sede di Palazzo Reale a Milano, con oltre 180 mila visitatori, la mostra è attesissima a Roma, dove sarà aperta al pubblico il 16 febbraio 2010 nelle sale del Museo Fondazione Roma, con importanti novità: l’arrivo di altri capolavori dai musei americani, un originale e suggestivo allestimento e una nuova edizione del catalogo. Promossa dalla Fondazione Roma, cui si deve l’impulso iniziale alla realizzazione dell’evento, grazie all’iniziativa del Presidente Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, la mostra è prodotta con il Comune di Milano – Cultura ed Arthemisia Group, in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York e la Fondation de l’Hermitage di Losanna.
“Edward Hopper – afferma Il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma – è senza dubbio uno degli artisti americani più significativi del XX secolo, che ha dato visibilità, trasferendoci sentimenti e sensazioni originali, ad un’America meno sfolgorante di quella che l’iconografia tradizionale ci ha trasmesso in quell’epoca. Un’America dai contorni meno monumentali, meno attrattivi: un’America del quotidiano, fatta di posti apparentemente anonimi, ma in cui pulsa la vita di tutti i giorni di quella “middle-class” che costruisce, lo si voglia riconoscere o meno, la vera forza di quella grande nazione. Nel contesto di questa America che possiamo definire in crescita tumultuosa, Hopper visualizza gli aspetti più borghesi, più intimi, dando loro tuttavia una patina originale, nella quale – con grande crudezza, frutto di una sua visione personale – ci mostra, nel contesto urbano e agricolo, i sentimenti di una stagione dell’anima che sono la conseguenza della solitudine e dell’alienazione dell’uomo.
E’ con grande orgoglio, quindi, che presentiamo questa mostra a Roma, augurandoci che questa operazione da noi promossa d’intesa con il Comune di Milano ed Arthemisia Group, realizzata grazie alla partnership con il Whitney Museum of American Arts e con la Fondazione dell’Hermitage di Losanna, oltre che rappresentare un contributo al grande artista americano, costituisca un’ulteriore testimonianza della nostra attenzione al processo di osmosi interculturale che da sempre muove l’attività del Museo della Fondazione Roma. Tutto ciò, ancora una volta a dimostrazione del mio convincimento che tali sinergie – che mettono nella condizione di operare assieme strutture pubbliche e private, senza pretese egemoniche di una sull’altra – possano dare origine ad eventi di livello internazionale, persuaso come io sono che questo sia il mezzo attraverso cui la cultura può essere diffusa in maniera razionale permettendone una fruizione più ampia”.

LA MOSTRA

A Roma nuovi eccezionali dipinti

Oltre alle 160 opere esposte alla mostra milanese, a Roma giungeranno altri grandi capolavori dell’artista, quali il bellissimo Self-Portrait del 1925-1930 e, inoltre, The Sheridan Theatre (1937), New York Interior (1921 circa), Seven A. M. (1948); South Carolina Morning (1955) accanto ai relativi disegni preparatori. Dipinti straordinari che completano il gruppo delle opere celebri già presenti a Milano, tra cui Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (1947), Morning Sun (1952), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961) e la bellissima Girlie Show (1941). Un percorso, a cura di Carter Foster, che attraversa tutta la produzione di Hopper e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.

Artista
Nato e cresciuto a Nyack una piccola cittadina nello Stato di New York, Hopper studia per un breve periodo illustrazione e poi pittura alla New York School of Art con i leggendari maestri William Merritt Chase e Robert Henri. Si reca in Europa tre volte (dal 1906 al 1907, nel 1909 e nel 1910) e soprattutto le esperienze parigine lasciano in lui un segno indelebile, alimentando quel sentimento francofilo che non lo avrebbe mai abbandonato, anche dopo essersi stabilito definitivamente a New York, dal 1913. Alto un metro e novanta, nonostante la forte presenza fisica, era famoso per la sua reticenza, scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. Scomparso all’età di ottantaquattro anni, la sua arte gode della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo dei nuovi movimenti d’avanguardia, dal Surrealismo all’Espressionismo astratto, alla Pop art.
Nel 1948 la rivista “Look” lo nomina uno dei migliori pittori americani; nel 1950 il Whitney Museum organizza un’importante retrospettiva su di lui e nel 1956 il “Time” gli dedica la copertina.
Nel 1967, l’anno della sua morte, rappresenta gli Stati Uniti alla prestigiosa Bienal di São Paulo. Da allora, l’opera di Hopper è stata celebrata in diverse mostre e ha ispirato innumerevoli pittori, poeti e registi. Eloquente il tributo del grande John Updike che in un saggio del 1995, definisce i suoi quadri “calmi, silenti, stoici, luminosi, classici”.

Percorso
La storia di Edward Hopper è indissolubilmente legata al Whitney Museum of American Art che ospitò varie mostre dell’artista, dalla prima nel 1920 al Whitney Studio Club a quelle memorabili nel museo, del 1960, 1964 e 1980. Dal 1968, grazie al lascito della vedova Josephine, il Whitney ospita tutta l’eredità dell’artista: oltre 3000 opere tra dipinti, disegni e incisioni.
A cura di Carter Foster, conservatore del Whitney Museum che ha concesso per l’occasione il nucleo più consistente di opere, la rassegna, realizzata con il coordinamento scientifico di Carol Troyen, Foundation for American Art di Chicago, dal Columbus Museum of Art e per la sede di Roma anche dal Newark Museum del New Jersey.
Suddivisa in sette sezioni, seguendo un ordine tematico e cronologico, l’esposizione italiana ripercorre tutta la produzione di Hopper, dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi, fino al periodo “classico” e più noto degli anni ‘30, ‘40 e ’50, per concludere con le grandi e intense immagini degli ultimi anni. Il percorso prende in esame tutte le tecniche predilette dall’artista: l’olio, l’acquerello e l’incisione, con particolare attenzione all’affascinante rapporto che lega i disegni preparatori ai dipinti: un aspetto fondamentale della sua produzione fino ad ora ancora poco considerato nelle rassegne a lui dedicate.
Le prime sezioni “Autoritratti”, “Formazione e prime opere. Hopper illustratore” e “Hopper a Parigi” illustrano un gruppo di promettenti autoritratti, le opere del periodo accademico e quindi gli schizzi inondati di luce e le opere del periodo parigino, come il particolare dipinto Soir Bleu (1914) mai più esposto dal 1914. La sala dedicata a “La definizione dell’immagine: Hopper incisore”, con capolavori fra cui Night Shadows (1921) e Evening Wind (1921), mette in evidenza la sua tecnica elegante e quel “senso di incredibile potenzialità dell’esperienza quotidiana” che riscuote grande successo e che segna l’inizio di una felice carriera.
Nella sezione titolata “L’elaborazione di Hopper: dal disegno alla tela”, che celebra la straordinaria mano di Hopper disegnatore e il suo metodo di lavoro, viene presentato un gruppo significativo di disegni preparatori. Si potrà qui ammirare il percorso creativo di The Sheridan Theatre (1937), novità assoluta per la sede romana, oltre a quelli per Morning Sun (1952) e per il precedente New York Movie (1939), nei cui bozzetti si può vedere chiaramente come prenda forma la figura femminile: all’inizio è quasi un ritratto della moglie Jo (sua unica modella) per poi giungere alla “maschera” del cinema - uno dei temi prediletti dall’artista - assorta nei suoi pensieri e bella come una diva. Questa sezione svela quanto il “realismo hopperiano” sia spesso il frutto di una sintesi di più immagini e situazioni colte in tempi e luoghi diversi e non una semplice riproduzione dal vero. In mostra eccezionalmente anche uno dei suoi i famosi taccuini, l’Artist’s Ledger Book III, che riempiva insieme alla moglie, dove si vedono abbozzati molti dei suoi dipinti a olio.
Nelle sale dedicate a “L’erotismo di Hopper” la mostra riunisce invece alcune delle più significative immagini di donne in stati contemplativi, perlopiù nude o semi svestite, da sole e in interni, come nel bellissimo dipinto, da ammirare in più a Roma, New York Interior (1921 circa). Opere che insieme alle opere della sezione "L’essenza dell’artista. Tempo, luogo e memoria" illustrano al meglio la poetica dell’artista, il suo discreto realismo e soprattutto l’abilità nel rivelare la bellezza nei soggetti più comuni, usando spesso un taglio cinematografico, molto apprezzato dalla critica.
Hopper è stato per lungo tempo associato a suggestive immagini di edifici urbani e alle persone che vi abitavano, ma più che i grattacieli – emblemi delle aspirazioni dell’età del jazz – egli preferiva le fatiscenti facciate rosse di negozi anonimi e i ponti meno conosciuti. Tra i suoi soggetti favoriti vi sono scorci di vita nei tranquilli appartamenti della middle class, spesso intravisti dietro le finestre da un treno in corsa, immagini di tavole calde, sale di cinema, divenute delle vere e proprie icone, come testimoniano alcuni celebri capolavori esposti: Cape Cod Sunset (1934), Second Story Sunlight (1960) e A Woman in the Sun (1961) e in prima assoluta a Roma anche Seven A. M. (1948) e South Carolina Morning (1955). Hopper realizza inoltre notevoli acquerelli, durante le estati trascorse a Gloucester (Massachusetts), nel Maine, e a partire dal 1930, a Truro (Cape Cod). Difficile vedere il mare in quelle opere che raffigurano piuttosto dune di sabbia arse dal sole, fari e modesti cottage, animati da sensuosi contrasti di luce e ombra. Dipinti che evocano sempre delle storie pur lasciando irrisolte le motivazioni dei personaggi.
La mostra è arricchita di un importante apparato fotografico, biografico e storico, in cui viene ripercorsa la storia americana dagli anni ’20 agli anni ’60 del XX secolo: la grande crisi, il sogno dei Kennedy, il boom economico. Un’occasione dunque per capire meglio anche la nuova crisi di oggi e l’America di Barack Obama.  

Share The Edward Hopper exhibition, after the great success had at Palazzo Reale in Milan, will arrive in Rome at the Museo Fondazione Roma. The roman venue will add other masterpieces from American museums, be displayed in an original, engaging exhibition layout and a new edition of the catalogue will be published.
Promoted by the Fondazione Roma, the initial driving force behind the exhibition, thanks to the initiative of its Chairman Professor Emmanuele Francesco Maria Emanuele, the exhibition is produced with Comune di Milano – Cultura and Arthemisia Group in collaboration with the Whitney Museum of American Art in New York and the Fondation de l’Hermitage in Lausanne.
The exhibition is curated by Carter Foster, the Whitney Museum curator. Edward Hopper’s career is closely linked to the Whitney Museum of American Art, which hosted various exhibitions of his works from the first in 1920 at the Whitney Studio Club, to the memorable shows held in the museum in 1960, 1964 and 1980. Since 1968, thanks to the bequest of the artist’s widow Josephine, the Whitney has been home to his entire legacy: more than 2,500 works which include paintings, drawings and etchings.

Aside from the 160 works on show in the Milan exhibition, the Rome event will feature more of the artist’s great masterpieces, including the beautiful Self-Portrait of 1925-1930, as well as The Sheridan Theatre (1937), New York Interior (circa 1921), Seven A. M. (1948), and South Carolina Morning (1955) along with their preparatory drawings. These extraordinary paintings will complete the group of famous works exhibited in Milan, such as Summer Interior (1909), Pennsylvania Coal Town (1947), Morning Sun (1952), Second Story Sunlight (1960), A Woman in the Sun (1961) and the stunning Girlie Show (1941). The exhibition explores the whole of Hopper’s oeuvre, and all the techniques used by an artist now viewed as a great master of the twentieth century.
Most of the works are length by the Whitney Museum but also by other important American museums as the Brooklyn Museum of Art in New York, the Terra Foundation for American Art in Chicago and the Columbus Museum of Art.
Structured in seven sections according to chronological order and theme, the Italian exhibition covers Hopper’s entire oeuvre, from his education, to his years as a student in Paris, up to his “classic” and best-known period of the 1930s, 40s and 50s, closing with the large, intense images of his later years. The show explores all of the artist’s favourite techniques: oil, watercolour and etching, and devotes special attention to the fascinating relationship between his preparatory drawings and his paintings: a vital aspect of his work that up till now has not been greatly explored in the exhibitions dedicated to him. The exhibition also exceptionally includes one of his Artist’s ledger Book, the famous ledgers he and his wife compiled, and which contain sketches of many of his oil paintings. The visitor will have the opportunity, thanks to a touch  screen, to glance through it.
The captivating layout designed by the team Master IDEA  with the eye-catching, evocative settings is focused on the visitor’s interaction. The aim is to let visitors experience Hopper’s works as reconstructions of physical spaces, focusing above all on the architectural element. The audience enter the exhibition through an atmospheric nocturnal setting, with a reconstruction inspired by the bar of the famous painting Nighthawks, this entrance invites exhibition-goers to enter literally Hopper’s world and become part of the painting.
The exhibition also features a photographic, biographical and historical component, tracing American history from the 1920s to the 1960s: the Depression, the Kennedys, the boom years. An opportunity for greater insight into today’s global recession and Barack Obama’s America.
After Rome the exhibition will be displayed at the Fondation de l’Hermitage in Lausanne.

Edward Hopper was born in 1882 and grew up in Nyack, a small town in New York State. He studied illustration for a short period, then painting at New York School of Art under legendary masters William Merritt Chase and Robert Henri. He visited Europe three times (from 1906 to 1907, in 1909 and 1910) and his experiences in Paris, above all, made a lasting mark on him: he remained a lifelong Francophile, even after settling permanently in New York in 1913.
Despite his imposing physical presence – he was six foot two – he was famous for his reserve, and very rarely wrote or spoke about his work. He died at the age of 84 and his work enjoyed the esteem of critics and the public throughout his career, despite the success of the up-and-coming avant-garde movements, Surrealism, Abstract Expressionism and Pop Art.
In 1948 the magazine “Look” named him one of America’s greatest artists; in 1950 the Whitney Museum dedicated an important retrospective to him, and in 1956 he appeared on the cover of “Time”.
In 1967, the year of his death, he represented the United States at the prestigious Bienal di São Paulo.
Since then Hopper’s work has been celebrated in numerous exhibitions and has inspired countless painters, poets and filmmakers. In a 1995 essay the great novelist John Updike paid an eloquent tribute to his “calm, silent, stoic, luminous, classic” works.

Per prenotazioni / Reservation :

COOP. IL SOGNO
Viale R.Margherita, 192 00198 - Rome (Italy)
Ph. +39/0685301758 Fax +39/0685301756
Email: service@romeguide.it

Self-Portrait (Autoritratto), 1925-1930
Olio su tela, 64,14 × 52,39 cm
New York, Whitney Museum of American Art
Lascito di Josephine Nivison Hopper, 70.1165

Seven A. M., (Le sette del mattino), 1948
Olio su tela, 76,68 × 101,92 cm
New York, Whitney Museum of American Art
Acquisizione e scambio, 50.8
© Whitney Museum of American Art, N.Y.

Morning Sun (Sole del mattino), 1952
Olio su tela, 71,44x101,93 cm
Columbus Museum of Art, Ohio; acquisizione dal Howald Fund, 1954.031

Blackwell’s Island, 1928
Olio su tela, 88,9 x 152,4 cm
Collezione privata
Fotografia di Jerry L. Thompson
Pennsylvania Coal Town (Cittadina mineraria in Pennsylvania), 1947
Olio su tela, 71,1 x 101,6 cm
Collezione del Butler Institute of American Art Youngstown, Ohio, Museum purchase 1948

Girlie Show, (Lo spogliarello), 1941
Olio su tela, 81,28 x 96,52 cm
Collezione Fayez Sarofim

South Carolina Morning, (Mattino in South Carolina), 1955
Olio su tela, 77,63 × 102,24 cm
New York, Whitney Museum of American Art
Donato in memoria di Otto L. Spaeth dalla sua famiglia, 67.13
© Whitney Museum of American Art, N.Y.

The Sheridan Theatre (Il Cinema Sheridan), 1937
Olio su tela, 43,5 × 64,1 cm
Newark, New Jersey, The Newark Museum
Lascito del fondo Felix Fuld, 1940

 

New York Interior, (Interno a New York), 1921 circa
Olio su tela, 61,6 × 74,3 cm
New York, Whitney Museum of American Art
Lascito di Josephine Nivison Hopper, 70.1200
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.

At the Theater, (A teatro), ca. 1916-1922
Pennello e inchiostro nero, acquarello opaco e Conté crayon su carta, foglio 47 x 37,8 cm
Whitney Museum of American Art, New York; lascito di Josephine Nivison Hopper 70.1440
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
Fotografia di Sheldan C. Collins

Study for Morning Sun (Studio per Sole del mattino), 1952
Conté crayon nera e grafite su carta; foglio 30,5 x 48,3 cm
Whitney Museum of American Art, New York; lascito Josephine N. Hopper 70.244
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
Fotografia di Sheldan C. Collins

Summer Interior (Interno d’estate), 1909
Olio su tela, 60,96 x 73,66 cm
Whitney Museum of American Art, New York;
lascito Josephine N. Hopper 70.1197
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.

Second Story Sunlight (Secondo piano al sole), 1960
Olio su tela, 101,92 x 127,48 cm
Whitney Museum of American Art, New York; acquisito grazie ai fondi dei Friends of the Whitney Museum of American Art 60.54
© Whitney Museum of American Art, N.Y.
Fotografia di Steven Sloman

A Woman in the Sun (Una Donna nel sole), 1961
Olio su tela, 101,92 x 155,58 cm
Whitney Museum of American Art, New York;
donazione per il 50° anniversario del Mr. and Mrs. Albert Hackett in onore di Edith e Lloyd Goodrich 84.31
© Whitney Museum of American Art, N.Y.

Soir Bleu, 1914
Olio su tela, 91,4 x 182,9 cm
Whitney Museum of American Art, New York; lascito Josephine N. Hopper 70.1208
© Heirs of Josephine N. Hopper, licensed by the Whitney Museum of American Art.
Fotografia di Jerry L. Thompson
 

COME ARRIVARE:

ROMA, VIA DEL CORSO, 320
entrata disabili: via Montecatini 18

Il Museo Fondazione Roma sorge nel centro storico della città, nell'antica via che unisce due delle più famose piazze di Roma, Piazza del Popolo e Piazza Venezia, dove si innalzano i solenni palazzi abitati dalle grandi famiglie romane e sedi di alcune delle istituzioni più antiche e prestigiose di Roma.
Per raggiungere il Museo Fondazione Roma è possibile servirsi dei seguenti mezzi di trasporto pubblico:

METROPOLITANA: linea A - uscita Spagna/ uscita Barberini
AUTOBUS: 52 - 53 - 61 - 71 - 85 - 160 (P.zza S. Silvestro); 62 – 63 - 81 - 492 - 590 - 628
(Via del Corso/ Minghetti – P.zza Venezia).
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Ridotto € 8,00 + spese d'agenzia
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Bambini fino a 14 anni gratuito

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(valido per nuclei familiari di min 3 max 5 persone)

Full € 10,00 + agency fees
Reduced € 8,00 + agency fees
School (min 15 max 25 persons) € 4,50 + € 0,50 per audioguide + € 1,00 reservation fees + agency fees
Children under 14 free

Family ticket 20,50 euro + agency fees

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EVERY DAY 10.00 AM>8.00 PM
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APERTURE STRAORDINARIE
28 MARZO / 4 APRILE / 5 APRILE / 25 APRILE / 1 MAGGIO / 2 GIUGNO

SPECIAL OPENINGS
28th MARCH / 4th APRIL / 5th APRIL / 25th APRIL / 1st MAY / 2nd JUNE

Apertura straordinaria del Museo per gli ultimi tre giorni della mostra di Edward Hopper. Nei giorni 11-12-13 giugno il Museo rimarrà aperto con orario continuato dalle 10.00 alle 22.00 SPECIAL OPENING
June 11th, 12th, 13th
Visiting hours from 10.00 a.m. to 10.00 p.m.

Per prenotazioni / Reservation :

COOP. IL SOGNO
Viale R.Margherita, 192 00198 - Rome (Italy)
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