Empire State
Arte a New York oggi
23 aprile – 21 luglio 2013
Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale , Roma

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Empire State Palazzo delle EsposizioniArtisti: Michele Abeles, Uri Aran, Darren Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Edmier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Daniel McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel, Ryan Sullivan

Il tema su cui si misura questo ambizioso progetto espositivo è la capacità degli artisti di re-immaginare la vita urbana, interrogandosi più specificatamente sulla capacità di New York di rappresentare ancora e per eccellenza un luogo di elaborazione di idee.
La mostra riunisce un gruppo di venticinque artisti di diverse generazioni attivi nei cinque distretti metropolitani così come nelle aree periferiche ed extraperiferiche della città, presentando opere che riflettono sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Un argomento quanto mai attuale in un’epoca come la nostra, in cui il ruolo politico, economico e culturale degli Stati Uniti negli affari internazionali è oggetto di un ripensamento non privo di serie inquietudini. L’arte contemporanea, in questo caso, si fa strumento di riflessione sulla pervasività dei media nelle città moderne.

Proprio come la città di New York, anche l’arte contemporanea negli ultimi cinquant’anni è cresciuta in maniera esponenziale. Un frenetico sviluppo che ha aperto la strada alla sperimentazione di possibilità sempre nuove nel campo delle arti visive, costringendo al tempo stesso a rivalutare impostazioni critiche di tipo tradizionale.     
La mostra indaga la capacità degli artisti di re-immaginare la vita urbana, interrogandosi più specificatamente sulla capacità di New York di rappresentare ancora e per eccellenza un luogo di elaborazione di idee. Empire State riunisce un gruppo di venticinque artisti di diverse generazioni attivi nei cinque distretti metropolitani così come nelle aree periferiche ed extraperiferiche della città, presentando opere che riflettono sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Un argomento quanto mai attuale in un’epoca come la nostra, in cui il ruolo politico, economico e culturale degli Stati Uniti negli affari internazionali è oggetto di un ripensamento non privo di serie inquietudini. L’arte contemporanea, in questo caso, si fa strumento di riflessione sulla pervasività dei media nelle città moderne.

ORARI
Martedì, mercoledì, giovedì: 10.00 - 20.00
Venerdì, sabato: 10.00 - 22.30
Domenica: 10.00 - 20.00

L'ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

PREZZI

Intero € 12,50 + spese d'agenzia
Ridotto € 10,00 + spese d'agenzia
Scuole € 4,00 + spese d'agenzia per studente dal martedì al venerdì (esclusi i festivi)
minimo 10 massimo 25 studenti
Per i gruppi e le scolaresche la prenotazione è obbligatoria
Il biglietto è valido per tutte le mostre in corso.
Biglietto integrato Scuderie del Quirinale + Palazzo delle Esposizioni
Intero € 20,00 (prevendita) + spese d'agenzia
Ridotto € 16,00 (prevendita) + spese d'agenzia

Gli studenti, ricercatori, dottorandi degli atenei romani (sia pubblici che privati), il venerdì e il sabato, dalle ore 19,00 fino alla chiusura della biglietteria,  hanno diritto ad acquistare il biglietto di ingresso alle mostre al prezzo di € 4,00
Primo mercoledì del mese: grazie al Gioco del Lotto il primo mercoledì del mese ingresso gratuito per i visitatori sotto i 30 anni dalle ore 14.00 alle ore 19.00. Valido solo per i visitatori singoli, offerta non applicabile ai componenti dei gruppi prenotati.

VISITE GUIDATE:

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Con l’autobus
16-170-36-360-37-38-40-60-61-62-64-70-H

Con la metropolitana
metro A (fermata P.za della Repubblica)
metro B (fermata Cavour)

Dalla Stazione Termini
Piazza dei Cinquecento
recarsi alla fermata Termini (Ma-Mb-Fs)
Prendere la Linea 40 (P.za Pia/Castel S. Angelo) per 2 fermate e scendere alla fermata Nazionale/Quirinale
a piedi per  100 metri fino alle Scuderie del Quirinale

Dall’Aeroporto di Fiumicino

Prendere la linea Leonardo (Termini) (partenza ogni 30 min.) scendere alla fermata Termini
recarsi alla fermata TERMINI (MA-MB-FS)
prendere la linea 40 (P.Za Pia/Castel S. Angelo) per 2 fermate e scendere alla fermata Nazionale/Quirinale
A piedi per  100 metri fino alle Scuderie del Quirinale

Per prenotazioni :

COOP. IL SOGNO
Viale R.Margherita, 192 00198 - Rome (Italy)
Ph. +39/0685301758 Fax +39/0685301756
Email: service@romeguide.it

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Jeff Koons, Antiquity
Jeff Koons, Antiquity 2 (Dots) Dan Graham, Anamorphic Surfaces/ 2-way mirror / perforated steel, 2008
Two-way mirror glass and perforated stainless steel

Il tema su cui si misura questo ambizioso progetto espositivo è la capacità degli artisti di re-immaginare la vita urbana, interrogandosi più specificatamente sulla capacità di New York di rappresentare ancora e per eccellenza un luogo di elaborazione di idee.
La mostra riunisce un gruppo di venticinque artisti di diverse generazioni attivi nei cinque distretti metropolitani così come nelle aree periferiche ed extraperiferiche della città, presentando opere che riflettono sullo spazio urbano come mezzo di distribuzione del potere. Un argomento quanto mai attuale in un’epoca come la nostra, in cui il ruolo politico, economico e culturale degli Stati Uniti negli affari internazionali è oggetto di un ripensamento non privo di serie inquietudini. L’arte contemporanea, in questo caso, si fa strumento di riflessione sulla pervasività dei media nelle città moderne.
Insieme ad altri più ovvi rimandi, il titolo della mostra intende evocare Empire, titolo del fondamentale saggio di Antonio Negri e Michael Hardt  sul capitalismo globale guidato dagli Stati Uniti (2000), nonché la canzone Empire State of Mind  (2009), coinvolgente inno a New York reso celebre in tutto il mondo da Jay-Z e Alicia Keys.
Proprio come la città di New York, anche l’arte contemporanea negli ultimi cinquant’anni è cresciuta in maniera esponenziale. Un frenetico sviluppo che ha aperto la strada alla sperimentazione di possibilità sempre nuove nel campo delle arti visive, costringendo al tempo stesso a rivalutare impostazioni critiche di tipo tradizionale. Gli artisti rappresentati nella mostra Empire State sono sono certamente radicati nella critica istituzionale, ivi compresi gli studi sul rapporto tra media ed economia, ma allo stesso tempo ricorrono alla tecnologia e all’astrazione per offrire nuovi modelli di soggettività. I padiglioni a specchio di Dan Graham, ad esempio, combinano arte minimalista e architettura per riflettere e moltiplicare la forma umana; mentre le recenti opere della serie “Antiquity” di Jeff Koons rivelano gli interessi dell’artista per il mito così come la straordinaria capacità tecnica necessaria a realizzarle.
Mentre la comunità artistica si trova ad affrontare questa sua nuova dimensione quasi industriale, gli artisti newyorkesi devono mettere in discussione le convenzioni che definiscono le loro reti sociali. Oltre a documentare ‘per genealogie’ le familiarità storiche esistenti tra i vari artisti, Empire State suggerisce nuove connessioni possibili. Rebecca H. Quaytman esporrà per la prima volta in gruppo i suoi ritratti di artisti di New York; mentre il net artist Tabor Robak, la cui opera circola principalmente in rete suscitando domande fondamentali sul nostro modo di definire e riconoscere la comunità artistica, verrà presentato per la prima volta in un contesto internazionale. Gli artisti newyorkesi non sono nuovi a ‘manipolazioni’ della loro autorialità spesso ricondotta a marchi collettivi e un numero significativo dei nomi presenti in Empire State hanno infatti formato parte di gruppi di vario tipo tra cui Orchard, Reena Spaulings, 179 Canal e Art Club 2000.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo ampiamente illustrato (Skira) capace di incarnare lo spirito dell’iniziativa sotto il profilo tanto culturale quanto visivo. Oltre ad ampi contributi dei curatori, la pubblicazione comprenderà scritti di Tom McDonough, John Miller e Eileen Myles, un saggio per immagini di Matt Keegan nonché testi originali dedicati a ciascun artista e firmati da critici e curatori di spicco tra cui Bruce Hainley, Hans Ulrich Obrist, Tina Kukielski.

Artisti: Michele Abeles, Uri Aran, Darren Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Edmier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Daniel McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel, Ryan Sullivan

GLI ARTISTI

Michele Abeles
In una serie di fotografie in studio titolo "Re:Re:Re:Re:Re:" Michele Abeles organizza le sue coposizioni utilizzando intenzionalmente goffi accenni formali alle "nature morte" di tipo pubblicitario.

Uri Aran
Le affascinanti mostre di Uri Aran sembrano laboratori implosi, eserci - per l'occhio - di teoria del caos, che compongono numerosi sentieri da esplorare.

Darren Bader
"Lui ritaglia i laghi in modo che appaiano dritti."
Lui è sorpreso di trovare che il punto manca in ogni ristampa di quella prima riga.

Antoine Catala
Se il proposito dell'arte concettuale era la smaterializzazione degli oggetti in pure idee, Antoine Catala ricorrendo immancabilmente al linguaggio ritrasforma la parola in immagini e oggetti.

Moyra Davey
Nell'introduzione al video del 2011 dal titolo Les Goddesses, Moyra Davey recita di fronte alla telecamera: "Siedi sul pavimento alla luce del sole, leggi otto piccoli taccuini che risalgono al 1998 e cerca una frase di Goethe: 'le stelle sopra, le piante sotto'".

Keith Edmier
Nella descrizione del progetto per il Penn Station Ciborium, Keith Edmier ricorda la sua immediata attrazione per la Rotonda di Palazzo delle Esposizioni.

LaToya Ruby Frazier
Nell'ambito di "Empire State", Frazier presenta la serie fotografica del 2011 dal titolo "Gray Area" che documenta la demolizione del Braddock Hospital messa in atto dalla University of Pittsburgh Medical Center (UPMC), un'azienda del settore sanitario.

Dan Graham
Come notano Thierry de Duve e Eric de Bruyn, tutte le opere di Graham - fin dal modello di poesia del 1966 intitolato Schema - si oppongono all'essere viste come oggetti autonomamente estetici o strumenti di un loop autoreferenziale.

Renée Green
Ampliando le idee dell'arte concettuale in merito alla riconfigurazione radicale della materialità dell'arte e al confronto con l'autorità istituzionale, Green propone siti di scambio rigorosamente decentrati che coinvolgono la lingua in rapporto con le forme visive.

Wade Guyton
"Faccio quadri, ma non penso a me stesso come a un pittore". Dichiarazioni come questa introducono all'approccio non convenzionale di Wade Guyton al fare arte, un approccio in cui i processi e gli strumenti tradizionali - come colori e pennelli - sono sostituiti da apparecchi digitali.

Shadi Habib Allah
Per dare sollievo a un'assurda malattia della pelle, Jean-Paul Marat trasformò la sua vasca da bagno in uno spazio in cui vivere e lavorare. Le opere che scrisse in quella tinozza furono la scintilla che scatenò l'insurrezione dei francesi.

Jeff Koons
Jeff Koons rappresenta un'interessante fusione tra ingegnosità di provincia, ambizione urbana e perfezione. La sua opera può essere letta anche in termini autobiografici, visto che spesso si ispira in maniera indiretta agli anni dell'infanzia trascorsi nella cittadina di York in Pennsylvania.

Nate Lowman
Nato a Las Vegas nel 1979 e residente a New York dal 1997, Nate Lowman tratta argomenti scottanti ed evoca misteriosi presagi utilizzando installazioni, collage e una tecnica manuale di pittura xerografica per presentare immagini di celebrità agli arresti e tragiche figure anonime.

Danny McDonald
Prima un braccialetto con pendenti, poi il cerchio si chiude con un filo di perle di vetro. All'inizio Mindy Vale, grazie a una macchina del tempo, parte in missione per recuperare le perline usate, secondo una leggenda apocrifa, per l'acquisto di Manhattan.

Bjarne Melgaard
Quel giorno, Theresa aveva capito già molto presto che sarebbe ricominciato di nuovo: contò i passi di un tracciato di orme - sembravano banali pezzi di tazze congelati in una crosta di neve che dal marciapiede portava alla canonica.

John Miller
Public Display, il titolo dell'opera a metà strada tra scultura e pittura che John Miller ha realizzato per "Empire State", nasce dall'espressione public display of affection, "manifestazione pubblica di affetto", eufemismo per definire un comportamento inappropriato.

Takeshi Murata
Negli ultimi anni, Takeshi Murata ha spostato la sua attenzione dalla produzione di video, che giocano come in un riff con l'estetica dell'errore e i fenomeni psichedelici, alle immagini digitali decisamente statiche, molto simili a fotografie.

Virginia Overton
"Nel mio lavoro uso molto le forze dell'equilibrio e del bilanciamento" ha dichiarato Virginia Overton, e spesso quest'affermazione è da intendersi in maniera assolutamente letterale, dal momento che gli assemblaggi scultorei dell'artista implicano di frequente improbabili atti di sospensione.

Joyce Pensato
La fosca minaccia di Gotham è sempre stata rappresentata dalla violenza della follia e dagli espropri forzati. Gran parte di essa si svolge per le strade, ma il resto si deposita nell'inconscio della città.

Adrian Piper
Quattro lavagne di scuola appese l'una accanto all'altra lungo una parete. Su ognuna una frase scritta a mano col gesso e ripetuta venticinque volte: "Tutto sarà portato via".

Rob Pruitt
Come il venditore di palloncini dai piedi caprini ("goat-footed balloonMan") di cui parla E. E. Cummings, anche Rob Pruitt è un ambiguo mercante di delizie (vengono subito in mente il monumento Andy e i panda luccicanti) e uno showman, presentatore dei suoi annuali Art Awards.

R. H. Quaytman
Sulla sovraccoperta di Spine, monografia e trattato di R. H. Quaytman del 2011, c'è scritto: "Il mezzo è la pittura, non ciò di cui la pittura è fatta": una frase che è forse la chiave per penetrare nel corpus enciclopedico di questa artista, che si concretizza nella pratica sistematica di realizzare le mostre come fossero capitoli di un libro.

Tabor Robak
Plateau, l'opera interattiva creata da Tabor Robak nel 2010, isola il dato astratto dello spazio digitale che precede ogni contenuto specifico ponendosi in questo modo come l'equivalente per il mondo dei videogiochi di ciò che è stato Quadrato nero di Malevic per la pittura.

Julian Schnabel
Dalla metà degli anni settanta, Julian Schnabel ha raramente realizzato dipinti con un contenuto narrativo coerente. Negli ultimi anni tuttavia, in seguito alla sua esperienza di regista, la narrazione si è progressivamente insinuata nella sua opera.

Ryan Sullivan
Ryan Sullivan porta l'eredità dell'astrazione fino al limite della negazione. Se a prima vista il movimento viscerale delle sue grandi tele sembra avere qualche tratto in comune con un nuovo espressionismo, esso riguarda invece la natura dell'immagine.

La poesia della creatività con gli artisti di New York
Al Palazzo delle Esposizioni una collettiva con 25 giovani e vecchi maestri selezionati in 150 studi

Che arte fa a New York, capitale dell'Impero occidentale, faro di ogni avanguardia, meta e traguardo di ogni percorso artistico di qualche rilievo? Ne parla in queste ore anche il New York Times, informando i propri lettori che, per saperlo davvero, è il caso di prendere un aereo, in primavera, e volare a Roma. Dove il prossimo 23 aprile si inaugura "Empire State", mostra collettiva di venticinque artisti di diverse generazioni e modalità espressive, selezionati a cura di sir Norman Rosenthal (straordinario organizzatore delle mostre della Royal Academy of Arts fino al 2008; sua "Sensation" che a Londra nel 1997 consacrò, fra gli altri, Damien Hirst) e di Alex Gartenfeld (scrittore, critico e curatore Usa indipendente) per gli spazi del Palazzo delle Esposizioni. Insieme, hanno visitato oltre centocinquanta studi tra Manhattan e Brooklyn e selezionato i nomi che compongono quella che definiscono "una poesia che racconta la creatività di New York".

I nomi: Michele Abeles, Uri Aran, Darren Bader, Antoine Catala, Moyra Davey, Keith Edmier, LaToya Ruby Frazier, Dan Graham, Renée Green, Wade Guyton, Shadi Habib Allah, Jeff Koons, Nate Lowman, Daniel McDonald, Bjarne Melgaard, John Miller, Takeshi Murata, Virginia Overton, Joyce Pensato, Adrian Piper, Rob Pruitt, R. H. Quaytman, Tabor Robak, Julian Schnabel e Ryan Sullivan.  Alcuni notissimi, altri poco conosciuti, alcuni maestri di radici novecentesche e altri pseudonimi di collettivi virtuali: quello che emerge da "Empire State" è un vero "atlante" dell'arte, per i cui rami si incontrano i generi più diversi, dalla fotografia ai video, dalla pittura alla scultura: "Perché tutto questo è arte  -  dice ancora Rosenthal  -  una forma di pensiero che si collega sempre al reale: io non penso che oggi la capitale mondiale dell'arte sia Pechino, Bombay o Johannesburg. Per lo meno, non ancora. La capitale dell'arte oggi è New York".
"Empire State", riferimento all'ex cima più alta della città, ma anche a un inno hip hop di Jay Z con Alycia Keys (2009) si annuncia come una grande mostra di respiro (e cura) internazionale, prodotta qui a Roma, si profila come l'appuntamento di stagione per il Palazzo delle Esposizioni, la cui Azienda speciale può vantare 750 mila visitatori nel 2012, conti in regola da un decennio. In mostra, duetre artisti per sala, con opere per la gran parte realizzate per l'occasione. Fra l'altro: i padiglioni a specchio di Don Graham, tredici nuovi dipinti della serie "Antiquity" di Jeff Koons, le nuove fotografie di Michele Abeles, una forma reinventata del baldacchino di San Pietro a firma di Keith Edmier, le opere di Tabor Robak, più giovane artista in mostra, che per la prima volta espone fuori dai circuiti virtuali. Al New York Times si chiedono: ma perché questa mostra non si fa qui?

di FRANCESCA GIULIANI, La Repubblica 02 febbraio 2013

Per prenotazioni :

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Viale R.Margherita, 192 00198 - Rome (Italy)
Ph. +39/0685301758 Fax +39/0685301756
Email: service@romeguide.it

Michele Abeles, Not So Optimal, 2012
Stampa a pigmenti d'archivio, 94.3 × 68.6 cm
LaToya Ruby Frazier, Houston & Lafayette NYC (Braddock PA Levi BIllboard)
Stampa alla gelatina ai sali d'argento 2010, 152.4 x 127 cm, Image courtesy the artist
Jeff Koons, Antiquity 1 (Dots), 2010-2012
Olio su tela, 274.3 × 213.4 cm, © Jeff Koons
Bjarne Melgaard, Allen Jones Remakes (suite of four figures), 2013
Edition of 4, 2/4. Tecnica mista. Image courtesy Atlantic West Effects, Gabe Bartalos, Sun Valley CA
John Miller, Public Display, 2013
Acrilico su dibond, MDF, formica, 256.5 x 147.3 x 147.3 cm
Takeshi Murata, Gumbone and Coke, 2011
Stampa a pigmenti, 59 × 81 cm
Julian Schnabel, And there was somebody wiping his tears with his flag I, 2012
Olio e inchiostro su poliestere, 299.7 × 203.2 cm, © Julian Shnabel by SIAE 2013
Nate Lowman, [TBT], 2012
Olio, legno e resina alchidica su tela, 61 × 61 × 1.9 cm