Moschea di Roma
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DESCRIZIONE

La Grande Moschea di Roma sorge nella zona nord della città , ai piedi dei Monti Parioli , nella zona dell' Acqua Acetosa (confina con gli impianti sportivi omonimi) ed è sede del Centro Culturale Islamico d'Italia. È la più grande d' Europa (sorge su 30.000 m² di terreno e può ospitare migliaia di fedeli), e fornisce, oltre che un punto d'aggregazione e di riferimento in campo religioso, anche servizi culturali e sociali variamente connessi all'appartenenza alla fede islamica : celebrazione di matrimoni, assistenza per i funerali, esegesi, convegni, e molto altro .  

Costruzione La moschea fu voluta e finanziata dal re Feysal dell' Arabia Saudita , capostipite della famiglia reale saudita , nonché Custode delle Due Sante Moschee , ossia di Mecca e Medina . I lavori furono progettati e diretti da Paolo Portoghesi , Vittorio Gigliotti e Sami Mousawi . Come si legge nell'epigrafe esterna, la sua costruzione ha richiesto più di vent'anni: la donazione del terreno fu deliberata dal Consiglio Comunale romano nel 1974 , ma la prima pietra fu posta dieci anni dopo, nel 1984 (anno 1405 dell' Egira ), alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini , e l'inaugurazione avvenne il 21 giugno 1995 , giorno del solstizio d'estate.

  Architettura Nella struttura, fortemente integrata nel verde circostante - da cui emerge, ma senza attriti - colpiscono il miscuglio tra pensiero moderno della struttura e linee curve onnipresenti (la grande sala di preghiera richiama indubbiamente una foresta, con le sue colonne a tre steli), l'uso della luce per creare un clima meditativo, e l'utilizzo di materiali che generano colori tipicamente romani, come il travertino e il cotto rosato. L'apparato decorativo, assai discreto nell'ampiezza dello spazio che lo contiene, è costituito da ceramiche invetriate di colori delicati. Il tema coranico ripetuto è Allah è luce .

  Organizzazione Attualmente l' imam della moschea è l'egiziano Ala Eldin Mohamed Ismail el Ghobashy , mentre Abdallah Redouane è il responsabile del Centro Culturale, a cui è affidata la gestione del complesso. Gli imam che si sono succeduti a Roma sono Mohamed Nour Eldin Ismail ( 1983 - 1993 ), Mahmoud Hammad Schweita ( 1993 - 21 maggio 2006 ), Ala Eldin Mohamed Ismail el Ghobashy  

Centro Islamico Culturale d'Italia - Moschea di Roma Inaugurata nel 1995, la Grande Moschea di Roma è divenuta un importantissimo punto di riferimento per i musulmani della capitale, oltre a essere il centro islamico più prestigioso e attivo per i musulmani di tutta Italia e anche la più grande moschea d'Europa, in grado di ospitare un numero di fedeli molto elevato. La moschea di Roma non solo rappresenta, il venerdì e durante il Ramadan, il punto di incontro dei fedeli che vi pregano e assistono alle prediche dell'imam, ma è il luogo in cui si celebrano matrimoni secondo il rito islamico, in cui il giovedì mattina si accettano le conversioni e, infine, si assistono i parenti dei musulmani deceduti in Italia, sia per i funerali di coloro che vanno sepolti in questo paese che per il rimpatrio della salma verso il paese di origine. La grande moschea vede, nei giorni di principale festività, come la Festa del Sacrificio, un afflusso di circa 30.000 – 40.000 fedeli, mentre i visitatori (turisti, gruppi, studenti, personalità del mondo politico ed istituzionale, delegazioni ufficiali, delegazioni religiose di altri culti) rasentano il numero di 2500 ogni mese. Il Centro Islamico annovera inoltre una biblioteca, una scuola di lingua araba, un centro congressi e fa parte del Tavolo Interreligioso istituito dal Comune di Roma. Collabora attivamente con varie realtà accademiche e culturali, sia italiane che estere. Col tempo si è inserito perfettamente nel tessuto romano ed italiano, diventando, insieme ad altre istituzioni religiose, protagonista essenziale nel dialogo tra diverse fedi, col fine di promuovere la pace e la concordia. dal 2007 ).  

La struttura della moschea
Il colore dei mosaici marocchini della grande sala di preghiera toglie il fiato. Il blu si diffonde nella sala, e da fuori non entra molta luce. La condizione è ideale per il raccoglimento, per la spiritualità. Superato l'ingresso, ai lati, due grandi scalinate conducono a due soppalchi: come nelle antiche basiliche cristiane, nelle moschee le donne pregano in spazi separati (matronei). Nessuna immagine, nessun dipinto nella sala: l'Islam proibisce la riproduzione di immagini sacre, ma sui muri in alto scritte calligrafiche in arabo rappresentano parole del Corano e disegnano una sorta di greca.
I fedeli musulmani in preghiera si dispongono sempre rivolti verso la Mecca. In una moschea la direzione della Mecca (qibla) è rappresentata dal mihrab, una nicchia considerata sacra dai fedeli musulmani. Accanto al mihrab si erige il pulpito (minbar) di legno su cui sale l'imam a pronunciare il suo sermone (khutba). Esiste però anche un'altra sala di preghiera. Più piccola, ma sempre molto bella, adornata con mosaici provenienti dalla Turchia e aperta tutti i giorni, al contrario della sala grande che accoglie i fedeli solo per la preghiera del venerdì e delle grandi occasioni di festa. Al Centro islamico la chiamano la moschea piccola, ed è anche il luogo dove si raccoglie in preghiera l'imam da solo. Una grande biblioteca, una sala conferenze, uffici e locali per i corsi di arabo si trovano infine al piano terra del Centro islamico di Monte Antenne.

Un luogo di preghiera, uno spazio per incontrarsi
Il venerdì la moschea si riempie. Lo spazio può accogliere duemila e anche tremila persone, se si calcola l'atrio coperto fuori dalla sala di preghiera. I musulmani residenti a Roma, quelli che possono liberarsi dagli impegni di lavoro, arrivano a partire dalla mattina alle 10. Non sono solo arabi i musulmani che si ritrovano in preghiera, ma pakistani, bengalesi, africani. E italiani. Sono tanti gli italiani convertiti all'Islam che pregano in moschea e, a volte molti di loro conoscono l'arabo e il Corano meglio degli arabi stessi. Occasionalmente anche i turisti in visita a Roma arrivano a Monte Antenne per il loro momento di preghiera, e molti di loro sono europei convertiti all'Islam. Dopo qualche chiacchiera fuori, dove ogni venerdì c'è anche un coloratissimo mercato, i fedeli entrano in moschea, si dispongono in ordine all'interno della grande sala, e cominciano a pregare aspettando che arrivi l'imam. Verso le 13.30 l'imam sale sul pulpito e pronuncia il suo discorso settimanale. Il tempo del sermone varia dalla mezz'ora ai quarantacinque minuti, dopodichè l'imam scende dal minbar, si dispone davanti ai fedeli e guida i movimenti della preghiera. Recita alcuni versetti del Corano, e così si conclude il rito della preghiera del venerdì musulmano. Dopo il momento spirituale i musulmani si fermano fuori al mercato: le bancarelle offrono l'occasione per gustare i sapori delle loro terre e per acquistare gli ingredienti utili per la loro cucina tradizionale. Nel primo pomeriggio i mercanti cominciano ad andare via e la festa del venerdì si avvia alla sua conclusione. I musulmani tornano a disperdersi così nei vari angoli di Roma.
Durante le feste islamiche come il Ramadan o il Pellegrinaggio la moschea accoglie tanti, tanti musulmani in più e gli appuntamenti variano: nel periodo di Ramadan ad esempio le preghiere giornaliere diventano sei, anziché cinque. I fedeli si recano a pregare non solo il venerdì, ma anche gli altri giorni e pregano fino a tardi la sera, anche fino alle 23.

La figura dell'imam L'imam della moschea di Roma, Hamad Sheiwita, è egiziano. Proviene dall'Università di Al-Azhar del Cairo, principale punto di riferimento dell'Islam sunnita. Conosce molto bene il Corano e le fonti della religione musulmana, è stato infatti scelto proprio in base al suo percorso culturale. Parla perfettamente l'arabo e l'inglese, e pronuncia il suo sermone del venerdì prima in lingua araba, poi lo traduce in inglese e infine il discorso viene tradotto anche in italiano. È un momento importante per i fedeli, per questo l'imam lo prepara con grande cura. Affronta ogni settimana temi diversi: il matrimonio, i principi dell'Islam, come fare a convivere con le regole dell'Italia. E poi anche temi legati all'attualità, agli avvenimenti che accadono nel mondo, ma le sue riflessioni si limitano alla sfera religiosa. L'imam Sheiwita vive con la sua famiglia in un appartamento all'interno della moschea, ma la sua vita religiosa non ha nulla a che vedere con quella dei sacerdoti cristiani. L'imam ha infatti un contratto di lavoro stipulato per svolgere la sua funzione e non conduce una vita diversa dagli altri musulmani: esce la sera con la famiglia, va a fare la spesa, vive normalmente. La funzione dell'imam nel mondo musulmano varia da paese a paese, ma nell'esperienza migratoria egli diventa molto spesso anche un importante punto di riferimento per la vita di tutti i giorni. I musulmani che hanno bisogno di un consiglio o di un aiuto possono chiedere di parlare con l'imam della moschea, che riceve i fedeli tutte le mattine dal lunedì al giovedì. Hamad Sheiwita svolge a Roma anche un compito molto importante: si occupa delle conversioni degli italiani che si avvicinano all'Islam. Valuta e ascolta le ragioni dei futuri musulmani e decide dunque di accoglierli presso la comunità islamica.

La moschea più grande d'Europa Progettata dall'architetto italiano Paolo Portoghesi e inaugurata il 21 giugno 1995, la moschea di Roma è l'istituto di culto islamico più grande d'Europa. L'idea di costruirla ebbe origine nel lontano 1966. In Italia i fedeli musulmani erano ancora una esigua minoranza e non furono le loro esigenze religiose a stimolare il pensiero di una moschea. Fu un'idea di Re Feisal dell'Arabia Saudita, che quel anno si trovava in visita a Roma: durante la sua permanenza nella capitale italiana chiese di essere accompagnato a pregare, ma per le sue esigenze spirituali Roma non aveva una risposta. Da quel momento il governo saudita si impegnò con l'Italia e stanziò dei fondi per la costruzione di una moschea. Nel 1969 nacque il Centro culturale islamico d'Italia, sei anni dopo Papa Paolo VI espresse il suo consenso al progetto e cominciò così la storia della moschea di Roma. Fu una progettazione difficile, che avrebbe dovuto adattare l'edificio nascente alla tradizione architettonica italiana e soprattutto che non avrebbe mai dovuto superare per sontuosità i luoghi di culto della Roma cristiana. L'altezza del minareto fu infatti un problema: per nulla al mondo avrebbe potuto superare l'altezza della cupola di san Pietro . Il minareto della moschea di Roma è l'unico al mondo a non avere altoparlanti, da quella torre nessuna voce invita i fedeli alla preghiera. Nessun richiamo, ma le persone sanno quando andare. Anche chi non è musulmano, perché la moschea di Roma è aperta a tutti coloro che arrivano qui. C'è chi frequenta il mercato del venerdì per comprare le specialità culinarie in vendita, c'è chi si iscrive ai corsi di lingua e cultura araba organizzati dal Centro islamico. E c'è semplicemente chi va in moschea per la curiosità di conoscere un luogo e una religione di cui tanto si parla e di cui si ha anche un po' paura ormai.      

Storia
L'idea di costruire una grande Moschea nella capitale della cristianità nacque nel 1966, quando re Feisal dell'Arabia Saudita venne in visita a Roma con una delegazione di dignitari reali. Quando chiese di andare a pregare col suo seguito gli fu detto che non c'era una Moschea e fu accompagnato in una casa privata allestita a questo scopo. Fu così che per la prima volta espresse il desiderio e propose alle autorità italiane di erigere una moschea a Roma. All'origine del progetto, che apparve ben presto faraonico, non furono dunque le esigenze di culto di una comunità musulmana a quei tempi esigua, ma la volontà del Governo italiano di allora di migliorare le relazioni diplomatiche e commerciali con i paesi arabi, e in primo luogo con l'Arabia Saudita, che era disposta a finanziare la costruzione. Nel 1969 il Governo Rumor dà il via libera al progetto. Nasce così il Centro islamico culturale d'Italia, con la partecipazione di vari principi e dignitari in esilio (Iran, Afghanistan) allora residenti in Italia. Nel 1971 l 'Ente morale si apre agli Ambasciatori i cui Paesi accettano di finanziare la moschea: Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia. Il Comune di Roma mise a disposizione gratis nel 1976 il terreno, dopo che nel 1975 Paolo VI ebbe espresso il suo consenso al progetto.
Il bando di concorso è del 1977 con un bilancio iniziale di 15 miliardi di lire. Furono selezionati due progetti: quello di Portoghesi e dell' iraniano Sami Musawi, a cui si propose di lavorare insieme. I lavori di costruzione partirono con questa unica condizione: la cupola meno alta di quella di San Pietro e il minareto senza gli altoparlanti per la preghiera. Ed è l'unica moschea al mondo a non averli ancora oggi.I due progettisti , a cui fu affidato l'incarico di integrare i loro progetti, formavano un'accoppiata molto insolita: Paolo Portoghesi doveva essere il garante di un ambientamento della moschea nella cultura architettonica occidentale, che si esprime a Roma in particolare nelle architetture rinascimentali e barocche, mentre l'architetto iraniano doveva essere il portatore di istanze culturali della tradizione musulmana. Tra i due il dialogo non fu facile e la loro impresa finì con una rottura finché nel 1980, dopo la caduta dello Scià di Persia, Musawi fu allontanato. Ciascuno si attribuiva l'ispirazione e il merito del progetto, comunque sia il vero artefice fu di fatto Portoghesi, che rimase solo abbastanza presto a dirigere la costruzione, avvalendosi della collaborazione di valenti strutturalisti. Nella costruzione della Moschea di Roma furono due sostanzialmente i problemi da affrontare : il primo fu quello della localizzazione topografica. Mentre la moschea nei paesi musulmani sorge nel cuore del centro abitato, come d'altra parte la chiesa cristiana, (si pensi alla cattedrale gotica che sorge nel nucleo del borgo medievale), per la localizzazione della moschea di Roma fu scelta invece una zona verde, isolata dalla città, quasi per evitare il pericolo che interferisse con il tessuto urbano della capitale del Cristianesimo. E' stata fatta una scelta in favore di una sua separazione dalle zone abitate, utilizzando un'area periferica ma non urbanizzata come sarebbe stato logico aspettarsi. Si badi bene non un'area declassata , ma una zona verde di alta valenza ambientale adibita a parco pubblico. Così la Moschea di Roma è diventata col tempo una Moschea-Santuario, che attira pellegrini e visitatori. Un altro problema che si dovette affrontare fu di carattere semantico, ed è relativo all'altezza del minareto. Fu progettato inizialmente un minareto che con la sua altezza avrebbe superato nel paesaggio urbano (skyline) la Cupola di San Pietro, non per la sua altezza in sé, ma perché sorgeva su un terreno in quota più elevata rispetto alla Basilica. Questo problema fu sottoposto più volte alla Commissione Edilizia del Comune di Roma, che respinse ogni volta il progetto finché il minareto fu ridotto all'altezza attuale, per cui risulta un po' sproporzionato rispetto al corpo della costruzione, oltre che un po' inutile in relazione alla sua funzione di richiamare a raccolta i fedeli musulmani, che per altro non stanno nei dintorni. Il costo complessivo era salito nel 1991 a oltre 60 miliardi, ma i lavori erano ancora lontani dalla fine. Dopo la guerra del Golfo, l'Arabia Saudita, che aveva pagato quasi tutto fino a quel momento, chiude la borsa. Subentra il re del Marocco Hassan II. Metterà altri 30 miliardi circa, ma , senza fare più lavorare le imprese italiane, porterà le sue maestranze dal Marocco, circa 300 operai. Era il momento della decorazione degli interni, che vengono eseguiti sullo stile della moschea di Casablanca.

L'originalità dell'intervento di Portoghesi . Il progetto è dominato da una concezione strutturalistica, quasi medievalista, per l'affollarsi di pilastri dalla forma " a calice " analoghi a quelli presenti nella cattedrale gotica, che svettano come fasci di nervature che si allargano alla sommità, ricordando gli alberi nella foresta: l'impronta poetica è senz'altro quella di Portoghesi. C'è chi ha visto nella moschea anche un'ispirazione barocca, che ricorderebbe l'architettura di Guarino Guarini che opera alla fine del 600, il quale, dicono gli storici dell'architettura, potrebbe lui stesso essere stato influenzato a sua volta dalla forma di alcune cupole di moschee, per esempio quella di Tlemcen (si pensi anche alle nervature della Cappella della Sacra Sindone a Torino). 0 Portoghesi si preoccupò dunque, anche dopo la rinuncia di Musawi, non solo di trasferire a Roma le forme del luogo di culto arabo, ma anche di rivisitarlo sulla scorta della millenaria tradizione architettonica italiana, usando materiali tipicamente romani. Caratteristici della cultura islamica sono sia l'impianto della sala, dalla copertura sostenuta da pilastri, sia l'aver riservato alla preghiera degli uomini un vano a forma di prisma quadrato. Italiani - e romani nello specifico - sono i mattoni dalle tonalità paglierino delle facciate, il travertino e il peperino che fungono da cornici alle finestre, nonché il piombo che riveste la copertura della cupola centrale.

I materiali . La moschea è rivestita di travertino, la pietra romana per eccellenza, come vuole la tradizione. Infatti ogni moschea veniva e viene costruita con i materiali del luogo. Il travertino, per la sua morbidezza, ha trovato molte applicazioni, anche nei rivestimenti e nelle decorazioni ed è dominante. Ma viene usato anche peperino per le cornici, mattoni in laterizio appositamente studiati, piombo per le cupole. Solo le nervature sono in cemento armato .

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