LE FONTANE DI ROMA

Fontana dell'Acqua Paola - Gianicolo  (Via Garibaldi)

La maestosa fontana-mostra dell'acqua Paola, nota anche come "fontanone del Gianicolo", fu voluta da papa Paolo V Borghese (1605-1621), progettata da Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio e completata da Carlo Fontana con l'enorme bacino in marmo bianco. La monumentale fontana mostra tre ampie nicchie (affiancate da due nicchie minori) da ognuna della quali sgorga molta acqua proveniente dal lago di Bracciano. Nella grande iscrizione posta al di sopra delle nicchie vi è un'inesattezza: è detto che vennero restaurati i condotti della fonte alsietina, invece di quella Traiana. Lo stemma pontificio come le figure che lo affiancano è accurata opera di Ippolito Buzio; fu solo nel 1690 che papa Alessandro VIII Ottoboni (1689-91) su progetto di Carlo Fontana fece sostituire le cinque conche poste alla base delle bocche d'acqua con il grande magnifico bacino, aprire verso il retrostante orto botanico il vano dell'arcata centrale e costruire il piazzale da cui si ammira un mirabile panorama sulla capitale.Foto

Fontana del Tritone - PIAZZA BARBERINI

Ritenuta una delle fontane più belle di Roma fu realizzata in travertino da Gian Lorenzo Bernini nel 1643. Fra le code dei delfini che sorreggono la conchiglia sulla quale si accovaccia il tritone, il Bernini ha posizionato due stemmi dei Barberini. Il tritone che soffia con impeto in una conchiglia fa uscire il getto d'acqua che, ricadendo nelle valve e poi dalle scannellature di queste nella vasca sottostante, crea una coreografia di grande effetto. Restaurata nel 1932 e nel 1990.Foto

Piazza Campitelli - Fontana della Piazza

L'elegante piccola fontana di piazza Campitelli fu ideata dal valente architetto Giacomo della Porta nel 1589 (e realizzata dallo scalpellino Pompilio de Benedetti). In origine la fontana era situata al centro della piazza, ma nel 1679 in seguito all'ampiamento della chiesa di santa Maria in Campitelli venne spostata nella posizione attuale. Il monumento, di travertino, è formato da un basamento ottagonale i cui lati rettilinei (più lunghi) sono alternati ad altri concavi, su cui si innalza una vasca pure ottagonale, decorata con gli stemmi della quattro famiglie preminenti nella zona (Albertoni, Capizucchi, Muti e Ricci che si accollarono l'onere dei lavori) e da due mascheroni che versano acqua. Sopra la vasca, sorretto da un balaustro di marmo a forma di calice, trova posto un catino circolare al centro del quale si innalza un getto d'acqua.Foto

Piazza Colonna

Il papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) incaricò Giacomo Della Porta di realizzare il progetto e l'elegante fontana, su esecuzione dello scultore fiesolano Rocco De Rossi, nel 1577 venne collocata nel posto che ancor oggi occupa. Durante il restauro del 1830 vennero aggiunti i due gruppi di delfini con le code intrecciate, opera dello scultore Alessandro Stocchi. In quella occasione venne sostituito in catino superiore consunto, con uno più piccolo e modesto che con uno zampillo centrale fa scendere nella vasca sottostante un elegante velo d'acqua.Foto

Fontana dell'Aracoeli

Verso la fine del Cinquecento, nel 1589, durante il pontificato di Sisto V Peretti (1585-1590), Giacomo della Porta realizzò l'armoniosa fontana di piazza d'Aracoeli, sulla sommità della quale quattro putti, volgendosi le spalle, versano acqua da altrettante anfore che reggono in mano.   Nel corso di un restauro ottocentesco alla fontana, sita ai piedi del Campidoglio, il grande bacino originario di forma ovaleggiante è stato sostituito con l'attuale bacino circolare; allora vennero rimossi anche i due gradini modellati secondo le linee della vasca sovrastante voluti dal progettista non per chi intendesse attingere l'acqua, ma come piedistallo per la fontana che appariva emergere dalle acque dell'ampio bacino ovaleggiante.Foto

Fontana dei Quiriti

Nel 1927 nel quartiere Prati veniva realizzata, su progetto dello scultore Attilio Selva, una fontana ispirata nella forma a quelle seicentesche, i cui nudi femminili suscitarono allora scalpore.   Al centro di un grande bacino circolare si innalza un catino dai cui bordi cui scende un velo d'acqua; quattro figure femminili volgendosi le spalle stanno al centro del catino e sorreggono con la testa e le braccia un più piccolo catino quadrilobato al centro del quale da una grande pigna si innalza uno zampillo.Foto

Fontana della Dea Roma (Piazza del Popolo)

E' la fontana collocata nell'emiciclo destro, verso il Pincio, disegnata dal Valadier nel 1823 ed il gruppo scultoreo in marmo, che fu eseguito da Giovanni Ceccarini, rappresenta la Dea Roma armata di lancia e con l'elmo, con ai lati le statue giacenti del Tevere e dell'Aniente e della lupa che allatta i due gemelli. La vasca di travertino a forma di ampia conchiglia raccoglie l'acqua proveniente da una piccola tazza collocata alla base del monumento.Foto

Fontana della Dea Roma(Campidoglio)

La fontana del Campidoglio detta anche "della scala Senatoria" e "della Pallade rapita" venne ideata da Michelangelo negli anni attorno al 1536 non come fontana (l'acqua giunse in Campidoglio una cinquantina d'anni più tardi), ma come superbo ornamento della piazza. Nella nicchia al centro della scalinata Michelangelo previde l'inserimento di una colossale statua di Minerva (oggi nel cortile del museo Capitolino) che venne posizionata nel 1583, ma restò in loco solo per un decennio, poi fu sostituita con l'attuale statua, di più modeste dimensioni, della dea Roma triumphans. La statua della dea Roma, innalzata su ben tre basamenti, ha volto e estremità in marmo bianco, mentre il panneggio è in porfido. Ai lati della grande nicchia, nelle specchiature dello scalone Michelangelo inserì due enormi statue raffiguranti il fiume Nilo e il Tigri che in origine ornavano le terme di Costantino, sul colle del Quirinale. I Romani vollero trasformare il Tigri in Tevere e dunque mutarono la tigre in lupa e le misero accanto Romolo e Remo. Per adattare a fontana l'intero complesso della scala Senatoria,  idea a cui l'architetto Giacomo della Porta si opponeva con vigore, venne bandito (caso unico per le tante fontane romane del Cinquecento) un concorso che fu vinto, tra mille polemiche, nel gennaio 1588 da Matteo Bartolani di Città di Castello.Foto

Fontana dei Leoni

Alla base della scalinata che conduce alla piazza del Campidoglio nel 1562 vennero posti, su basamenti disegnati dal della Porta, due leoni egizi in basalto nero di Numidia che precedentemente ornavano l'ingresso della chiesa di Santo Stefano del Cacco. Nel 1587, quando l'Acqua Felice venne portata sul colle capitolino, rimasto privo di acqua corrente dopo la interruzione dell'acquedotto Marcio, i due leoni vennero modificati e adattati a fontane: nel 1588 lo scalpellino Francesco Scardua, su disegno di Camillo Rusconi, eseguì due conche per la raccolta dell'acqua gettata dalle cannelle inserite nelle bocche dei leoni. In almeno due occasioni, per l'elezione di papa Innocenzo X Pamphili (1644-1655) e di papa Clemente X Altieri (1670-1676) dalle cannelle di queste fontane anziché acqua venne fatto sgorgare vino bianco e vino rosso.Foto

Fontana dell' Obelisco

La prima fontana costruita da Giacomo Della Porta su commissione del papa Gregorio XIII Boncompagni fu giudicata, anche se bella, non adeguata alla dimensione della piazza da Leone XII Della Genga che incaricò per il rifacimento Giuseppe Valadier, caposcuola del classicismo romano. Questi collocò attorno all'obelisco quattro leoni di stile egizio in marmo bianco che versano acqua a ventaglio in altrettante vasche rotonde di travertino appoggiate su una base quadrata di cinque scalini. Il Valadier progettò inoltre altre due fontane per completare gli emicicli laterali.Foto

Fontana del Nettuno

questa fontana sistemata nella parte settentrionale della piazza venne rinnovata dal Bernini ma per trecento anni rimase priva di statue ed ornamenti. Nel 1873 venne bandito un concorso vinto dallo scultore Antonio Della Bitta a cui fu affidata l'esecuzione del Nettuno, mentre lo scultore Gregorio Zappalà eseguì i gruppi attorno al bacino: cavalli marini, sirene e putti che giocano con i delfini. I lavori finirono nel 1878Foto

Fontana dei Navigatori

Nel 1704 papa Clemente XI Albani fece costruire sulla sponda del Tevere, presso il piccolo porto di Ripetta, una fontana a cui  potessero dissetarsi i facchini addetti allo scarico di legna da ardere e vino. Il progettista, Alessandro Specchi, immagina una vasca ovale a un'estremità della quale inserisce una scogliera su cui appoggia una conchiglia che ha ai lati due delfini. L'acqua che sgorga dall'alto della scogliera (in cima alla quale è lo stemma degli Albani) e dalle bocche dei delfini si raccoglie nel bacino sottostante. A metà Settecento in cima alla scogliera venne posta una lanterna allo scopo di facilitare l'approdo notturno della imbarcazioni.Foto

Fontana di piazza del Quirinale

La fontana di piazza del Quirinale è detta dei Dioscuri perché due gigantesche statue dei Dioscuri con i cavalli si trovano qui sin dal 1588 quando Domenico Fontana per volere di papa Sisto V Peretti (1585-1590) progettò la sua unica fontana pubblica ponendo davanti alle statue una vasca ottagonale al centro della quale su un balaustro sorreggeva un catino. Fu papa Pio VI Braschi (1755-1799) a far trasportare in piazza del Quirinale l'obelisco rinvenuto al Campo Marzio: il trasporto fu opera complessa, portata a termine nel 1786. L'attuale fontana di piazza del Quirinale risale però al 1818 quando Pio VII Chiaramonti (1800-1823) fece sostituire la precedente fontana, di cui si è persa traccia, con la splendida conca di granito sorretta da un balaustro e innalzantesi su un grande bacino circolare.

Fontana delle Anfore

Negli anni Venti l'architetto Pietro Lombardi vinse un concorso indetto dal Comune di Roma per la progettazione di alcune fontane rionali. La sua opera più maestosa è la fontana delle Anfore pensata per il rione Testaccio ove, nel corso dei secoli, con le anfore rotte proveneienti dal vicino porto fluviale di Ripa Grande è stato eretto un piccolo colle. La fontana di Lombardi, realizzata in travertino, ha pianta circolare ed è divisa in quattro raggi da altrettante rampe di scale; in ogni raggio, scavato a vasca, si versa acqua da un'anfora, mentre volute e pilastrini collegano le scale al sovrastante massiccio gruppo centrale di anforeFoto

Fontana detta la "Terrina"

Per volere di papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), attorno al 1581 l'architetto Giacomo della Porta progettò una fontana per Campo de'Fiori, che, sita in centro alla popolare piazza (sotto al livello stradale, a causa della scarsa pressione dell'Acqua Vergine), venne rimossa a fine Ottocento quando fu eretto il monumento a Giordano Bruno. La grande conca ovale di marmo bianco, ornata da quattro delfini di bronzo (in seguito rimossi e andati perduti), inserita in una grande vasca, cui si accedeva scendendo due rampe di quattro gradini, venne chiusa nel 1622 da papa Gregorio XV Ludovisi (1621-1623) con un coperchio di travertino.  In seguito alla copertura decretata per motivi igienici (l'immondizia lordava perennemente l'acqua in quanto la piazza da sempre è sede di mercato) i romani chiamarono questa fontana "la Terrina": cioè la zuppiera. Nel 1924, dopo essere rimasta per oltre un trentennio in deposito nei magazzini comunali, questa fontana fu ricostruita in piazza della Chiesa Nuova.Foto

Fontana delle Naiadi

E' la più bella tra le fontane moderne di Roma. Costruita nel 1888 su progetto di Alessandro Guerrieri che attorno alla grande vasca circolare pose quattro leoni di gesso. Questi vennero poi sostituiti nel 1901 dai quattro gruppi di bronzo dello scultore Mario Rutelli che rappresentano la Ninfa dei laghi con il cigno, la Ninfa dei Fiumi, su un mostro fluviale, la Ninfa degli oceani, detta "Oceanina", su un cavallo selvaggio simbolo dei marosi, la Ninfa delle acque sotterranee, sdraiata sul dorso del drago. Al centro il gruppo del "Glauco", scolpito dallo stesso Rutelli ed aggiunto nell'anno 1912, sostituì uno precedente, che rappresentava il dominio dell'uomo sulle forze della natura e fu portato nei giardini di piazza Vittorio Emanuele, perché non piacque ai committenti.Foto

Fontana del Pantheon

Nel 1575, Giacomo Della Porta su incarico del Papa Gregorio XIII Boncompagni, progettò con un elegante disegno una fontana da collocare nel centro della piazza. Leonardo Sormani realizzò l'opera composta da una conca mistilinea alzata da tre gradini di travertino ed arricchita da quattro gruppi di delfini e di maschere con al centro una tazza con acqua zampillante. Nel 1711 su ordine del papa Clemente XI Albani, l'architetto Filippo Barigoni sostituì il catino con una scogliera, sulla quale fu posto l'obelisco di Ramesse II alto sei metri e ornato alla base da quattro delfini eseguiti dallo scultore Vincenzo Felici. Nel restauro del 1804 le quattro maschere del cinquecento vennero sostituite da copie eseguite da Luigi Amici

Piazza delle Cinque Scole

E' considerata una delle più felici ideazioni dell'architetto Giacomo della Porta questa fontana, detta anche di piazza Giudia (o Giudea) perché proveniente dalla piazza dell'antico ghetto, demolito nel 1888. Lo scalpellino fu Pietro Gucci.   Sopra un basamento costituito da due gradini trova posto una vasca in marmo bianco di forma allungata, a pianta mistilinea, al centro della quale un balaustro sorregge un catino circolare con zampillo centrale, dal quale l'acqua viene versata nella vasca sottostante attraverso quattro maschere, ispirate alle Gorgoni, dunque con serpenti tra i capelli, gettano acqua dalle bocche spalancateFoto

La Barcaccia

Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo, progettò la caratteristica fontana su commissione del papa Urbano VIII Barberini. La tradizione recita che per il progetto il Bernini si ispirò ad una vecchia barca arenata dalla piena del Tevere nel 1598. L'opera fu costruita al livello del suolo per compensare la poca pressione dell'acquedotto dell'Acqua Vergine che in quel punto era molto bassa. Ornata all'interno da due "bocche di sole" barberiniane che immettono acqua a ventaglio. All'esterno due stemmi di Urbano VIII. Un filo d'ironia si può annotare, sapendo che quel tipo d'imbarcazione era adibita soprattutto al trasporto del vino.Foto

Fontana delle Tartarughe

La splendida fontana detta "delle Tartarughe" è una creazione magica di Giacomo della Porta che fonde mirabilmente acqua, architettura e scultura; essa risulta inoltre felicemente inserita in un angolo di Roma rimasto piuttosto simile al momento della sua costruzione. Nel 1570 una fontana doveva trovar posto nel vicino ghetto, in piazza Giudia, ma l'intervento della potente famiglia Mattei fece sì che essa venisse costruita qui (1581), mentre il ghetto ebbe la sua fontana, solo nel 1591 (vedi fontana di piazza delle Cinque Scole).   Al centro di una ampia vasca quadrangolare, su un alto basamento quadrato, dai lati concavi, trovano posto quattro grandi conchiglie di marmo al di sopra delle quali quattro efebi di bronzo immobilizzano, ponendo loro un piede sulla testa, altrettanti bronzei delfini. Gli efebi, tutti nella stessa postura, alzano un braccio verso la sovrastante conca di marmo.  La fontana, secondo alcuni, è da attribuire a Taddeo Landini, su progetto di Giacomo Della Porta nel 1581. Sicuramente il Landini è l'autore dei quattro efebi di bronzo che poggiano il piede su altrettanti delfini di bronzo e che avrebbero dovuto sospingerne altrettanti nel catino superiore: queste sculture non furono mai poste in opera in questa fontana perché andarono ad ornare la Fontana della Terrina allora situata in Campo de' Fiori ma che oggi si trova in piazza della Chiesa Nuova . Le bronzee tartarughe situate sul bordo del catino di bigio africano vennero aggiunte probabilmente dal Bernini durante i lavori di restauro eseguiti nel 1568. Le tartarughe hanno avuto, nei secoli, un carattere piuttosto "vagabondo", poiché varie volte sono scomparse dalla loro sede ma, fortunatamente, sempre ritrovate: l'ultima volta sembra che avvenne nel 1944, quando toccò ad uno "stracciarolo" (straccivendolo) ritrovarle e consegnarle in Comune. Quelle che attualmente si vedono sono delle copie, mentre gli originali si trovano ai Musei Capitolini.
Alla fontana si lega un episodio sicuramente leggendario anche se il protagonista è realmente esistito: uno dei tanti duchi Mattei, che abitava nel palazzo di famiglia (quello che si vede oggi dietro la fontana), era prossimo alle nozze. Ma il nobiluomo perse al gioco in una notte tutti i suoi averi e il futuro suocero, saputo il fatto, gli fece dire che il matrimonio non si sarebbe più celebrato. Il duca montò su tutte le furie e decise di dimostrare che, anche senza un soldo in tasca, era pur sempre uno dei signori più potenti di Roma, in grado di ottenere quel che voleva con la sola garanzia del nome. Fece così costruire in una sola notte, proprio davanti a casa sua, la splendida fontana e il mattino seguente invitò a palazzo la promessa sposa col padre. Scelse la finestra migliore per contemplare il capolavoro, fece affacciare gli ospiti ed esclamò: "Ecco cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!". Riebbe la mano della ragazza, ma per dimenticare il tracollo e l'umiliazione subita fece murare la finestra, come ancora oggi appare.
Esistono anche altre versioni sulle origini di questo gioiello del tardo Rinascimento romano: la fontana, ad esempio, sarebbe stata realizzata per il cortile di un altro palazzo nobiliare, ma il duca se la sarebbe fatta prestare. Col tempo, poi, la collocazione sulla piazza da provvisoria sarebbe divenuta definitiva.Foto

Fontana delle Rane - Fontana di piazza Mincio
Tra le fontane più recenti, ma non per questo meno interessanti, è da conoscere la fontana delle rane, realizzata in piazza Mincio nel 1924 su disegno dell'architetto Gino Coppedè. Su un basso bacino circolare, appena più alto del piano stradale, quattro coppie di figure sorreggono ciascuna una conchiglia che ospita una rana che versa acqua nella conchiglia stessa. Al centro del bacino, tra le quattro conchiglie si innalza una conca pure circolare, sul bordo della quale trovano ordinatamente posto altre otto rane in atto si spiccare un salto verso lo zampillo centrale.Foto

Fontana dei Fiumi o dei Quattro Fiumi - PIAZZA NAVONA

Per dare una degna sistemazione nella piazza Navona all'obelisco proveniente dal Circo di Massenzio e al progetto del Bernini, il pontefice Innocenzo X Pamphilj autorizzò i lavori e si inaugurò la stupenda opera il 12 giugno 1651. Attorno al monolite furono posizionate quattro statue di marmo bianco alte cnque metri che rappresentano i fiumi. La prima realizzata da Claude Poussin è dedicata al Gange e simboleggia l'Asia; il Nilo per l'Africa è di Giacomo Antonio Fancelli ed ha il capo velato perché all'epoca non si conoscevano le sorgenti; Antonio Raggi ha scolpito il Danubio per l'Europa ed infine il Rio de la Plata, simbolo dell'America, è di Francesco Baratta.Foto

Fontana del Moro. PIAZZA NAVONA

Eseguita nel 1574 su progetto di Giacomo Della Porta durante il pontificato di Gregorio XIII Boncompagni, fu completamente rinnovata nel 1653, ed il papa Innocenzo X Pamphilj affidò al Bernini l'incarico. Nel restauro del 1874 i quattro tritoni e le quattro maschere vennero sostituite da copie eseguite da Luigi Amici (gli originali si trovano forse in qualche deposito comunale). La scultura centrale disegnata dal Bernini ed eseguita da Giannantonio Mari nel 1655, è erroneamente chiamata il Moro per i suoi tratti somatici, ma in realtà si tratta di un muscoloso tritone che soggioga un delfino. Foto

Fontana di Piazza Nicosia

La prima fontana pubblica della Roma moderna, venne costruita (prima delle diciotto volute dopo la riattivazione dell'acquedotto Vergine) nel 1572 in piazza del Popolo su disegno dell'architetto Giacomo della Porta, ma non ebbe vita facile: spostata più volte e rimossa nel 1823, quando il Valadier riprogettando la piazza pose quattro fontane ai piedi dell'obelisco, rimase anche nei magazzini comunali. A metà Novecento la fontana è stata ricostruita in piazza Nicosia, ma di originale conserva solo il grande catino marmoreo ottogonale, mentre balaustro e catino superiore sono recenti. I quattro tritoni accosciati che ornano la fontana del Moro, di piazza Navona, furono in origine scolpiti per questa fontana, ma essendo risultati sproporzionati rispetto alle dimensioni di vasca e catino furono felicemente ricollocati nella attuale posizione.Foto

Fontana del Mosè

Questa fontana-mostra dell'acqua Felice (acqua così chiamata in onore di papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, che ripristinò l'acquedotto dell'acqua Alessandrina) è opera del 1587 dei fratelli Giovanni e Domenico Fontana. Costruita in travertino essa presenta tre grandi nicchie scandite da quattro colonne ioniche poste in simmetria con quattro leoni egizi, due di marmo bianco e due di marmo scuro.
Al momento dell'inaugurazione, nel giugno del 1587, la massiccia statua del Mosè, alta oltre quattro metri, non era ancora stata posta nella nicchia centrale della fontana. Nelle nicchie laterali trovano posto le statue raffiguarnti Aronne e Gedeone.
Nel frontespizio è presente lo stemma papale, mentre a protezione della vasche è una imponente balaustra proveniente, come dimostra l'iscrizione presente su di essa da un edificio eretto da Pio IV. Foto

Fontanella della Pigna

Progettata nel 1927 dall'architetto Pietro Lombardi per il rione Pigna, che anticamente prese nome da una colossale pigna ora custodita in Vaticano, questa fontanella è caratterizzata da una pigna sorretta da un basamento stilizzato; l'acqua si raccoglie a terra in piccole vasche protette da quattro colonnine. Foto

Fontana di Piazza San Pietro

Gian Lorenzo Bernini su incarico di Alessandro VII Chigi costruì il famoso colonnato della piazza, spostò la fontana esistente del Maderno, costruita in posizione asimmetrica rispetto sia alla facciata della basilica che dell'obelisco, e per fare pendant ne costruì una seconda che fu inaugurata nel giugno 1677. La più antica reca sui lati maggiori lo stemma di Paolo V Borghese che fece restaurare la fontana, l'altra ha lo stemma con sei stelle di Clemente X, sotto il cui pontificato furono portati a compimento i lavori. Dal catino superiore partono sette zampilli che dovrebbero raggiungere otto metri d'altezza. All'epoca le due fontane consumavano circa sei milioni di litri al giorno, ora sono munite di un dispositivo che permette il riciclo dell'acqua.Foto

Fontana di Piazza Sant'Andrea della Valle

Voluta da papa Paolo V Borghese (1605-1621) per la piazza della chiesa di Santa Maria in Traspontina, la fontana realizzata su progetto dell'architetto Carlo Maderno riprende motivi classici: è costituita da un'elegante vasca mistilinea, appoggiata su un basamento che ne riprende la forma. Al centro della vasca,   sorretto da un basamento decorato con draghi e aquile (simbolo dei Borghese) è un catino circolare, oggi in cemento, che riproduce l'originale in marmo purtroppo perduto. Un getto d'acqua, si innalza sul catino per ricadere nella vasca sottostante ove, dal pelo dell'acqua, si innalzano quattro getti d'acquaFoto

Fontana di Piazza Santa Maria in Trastevere

Secondo la tradizione questa sarebbe la più antica tra le fontane monumentali di Roma, compare infatti in una pianta della città del 1471 dovuta a Pietro del Massaio. La chiesa di Santa Maria in Trastevere fu detta anticamente Sancta Maria in fontibus e dunque si può pensare che la fontana del 1471  in cui al centro di una vasca poligonale posta su un basamento si ergono su balaustri due catini sovrapposti fosse il rifacimento di una ben più antica. A un restauro effettuato a fine Quattrocento dal cardinale Lopez (lupus) si deve l'epigramma in distici inciso sulla lapide apposta a un angolo della fontana.
La vita di questa fontana, l'unica situata in un quartiere povero, fu contrassegnata dalla mancanza di una continua e ricca offerta d'acqua. Fu Alessandro VII Chigi (1655-1667) che finalmente le fornì 36 once d'acqua (invece di 5) e la fece spostare al centro della piazza; i lavori furoni affidati al Bernini (1659): la parte superiore del monumento non fu modificata, mentre quella inferiore, cioè la vasca ottagonale, fu innalzata su alcuni gradini, vennero aggiunte le quattro doppie conchiglie (allora rivolte verso l'esterno), gli stemmi del Chigi e iscrizioni a ricordo del restauro. Ma già una trentina di anni più tardi (1692) il pontefice Innocenzo XII dovette procedere una lavori straordinari di ripulitura nel corso dei quali venne probabilmente ampliata la capacità della vasca e le doppie conchiglie furono rivolte verso la vasca quasi a proteggerla. Infine, nel 1873, il Comune di Roma ricostruì totalmente la fontana in marmo bardiglio anziché in travertino, ma sull'esatto modello del 1692.Foto

Fontana di Trevi

Imponente ed artisticamente notevole è la più scenografica fontana non solo di Roma. Quando nei primi anni del 1730 il papa Clemente XII decise di sostituire la bella fontana disegnata da Leon Battista Alberti del 1453 con una di imponente maestosità, invitò i migliori artisti dell'epoca a presentare i loro progetti. Fu scelto quello di Nicola Salvi, ed i lavori ebbero inizio nel 1735 e si conclusero sotto il pontificato di Clemente VIII Rezzonico; la fontana fu inaugurata il 22 maggio 1761. Essa copre tutto un lato del palazzo Poli ed è larga venti metri ed alta ventisei. In alto lo stemma di Clemente XII scolpito da Paolo Benaglia, nella balaustra le quattro statue simboleggiano le quattro stagioni e sono opera degli scultori Corsini, Ludovisi, Pincellotti e Queirolo. Nel centro, sopra un carro a conchiglia trainato da due cavalli marini guidati da due tritoni, si erge maestosa la statua che rappresenta l'Oceano. Tutto il gruppo fu scolpito nel marmo da Pietro Bracci, di lato alle nicchie si trovano "la Salubrità" a destra e "l'Abbondanza" a sinistra e sono opera di Filippo Valle. Sopra le due sculture i bassorilievi opera di Giovan Battista Grossi e di Andrea Bergondi, ricordano la leggenda di Agrippa che approva il progetto dell'acquedotto e quello della vergine che indica le sorgenti ai soldati assetati. La grande vasca costruita a livello stradale simboleggia il mare ed è qui che i turisti gettano la monetina per augurare un piacevole ritorno nella città eterna. La leggenda dice che per impedire la vista dei lavori ad un barbiere eccessivamente critico, l'architetto Salvi fece posizionare un grande e pesantissimo vaso di travertino, ad ironica imitazione del recipiente per sapone, proprio di fronte al negozio dello stesso. Sul lato sinistro esterno si può vedere "La fontanina degli Innamorati", una semplice vaschetta rettangolare che riceve acqua da una cannetta. Si dice che gli innamorati che qui bevono non tradiranno mai.Foto
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Fontana di Piazza Trilussa

Il fontanone di ponte Sisto (fontana-mostra dell'acqua Paola) realizzato in travertino da Giovanni Vasanzio (il fiammingo Van Zanten) nel 1613, per volere di Paolo V Borghese (1605-1621), e originariamente collocato in fondo all'elegante via Giulia, a ridosso dell'Ospizio dei Mendicanti, è oggi in piazza Trilussa, come edificio a sé posto in asse con il ponte Sisto.
Due colonne ioniche poste ai lati di un'ampia nicchia dalla volta a botte sorreggono un'architrave al di sopra della quale è posta un'epigrafe commemorativa. Lo stemma dei Borghese sovrasta il tutto. Da una apertura tagliata nella parte alata della nicchia sgorga abbondante acqua che ricade in una prima conca da cui precipita con fragore nella vasca posta a livello della strada. Anche due draghi scolpiti nei basamenti delle colonne gettano acqua nella vasca come fanno due teste leonine. Sei colonnine di granito rosso collegate mediante una struttura in ferro proteggono la fontana che, spostata nel 1879 quando venne deciso di allargare il letto del Tevere e realizzare il lungotevere di sinistra, venne ricostruita a fine Ottocento. Allora venne sopraelevata di una qundicina di gradini sul livello stradale per renderla più visibile dal ponte Sisto.Foto

Fontana dell'Acqua Acetosa

All'inizio del Seicento (1613) papa Paolo V Borghese (1605-1621) fece costruire una semplice fontana in aperta campagna, lungo la riva destra del Tevere, presso Tor di Quinto nel luogo in cui scaturiva una sorgente di acqua acidulo-ferruginosa ritenuta "salutare per reni, stomaco, fegato, milza, e mille altri mali". Fu però il papa "urbanista" Alessandro VII Chigi (1655-1667) a far  progettare ed erigere la bella fontana ninfeo dalle lineee avvolgenti giunta fino a noi. Il progetto di quest'opera deliziosa, degna del più bel parco privato, fu lungamente attribuito al Bernini, pare invece sia opera di un pittore: Andrea Sacchi, che si giovò per i disegni della collaborazione dell'architetto Marcantonio de Rossi. Dopo che la fonte dell'Acqua Acetosa risultò inquinata (alla fine degli anni Cinquanta) la fontana restò a lungo abbandonata; oggi finalmente la pregevole ed elegante fontana barocca è stata restaurata, ma non versa più Acqua Acetosa, bensì normale acqua potabile.Foto

Fontana dell'Acea

Davanti alla sede dell'Acea (Azienda comunale energia e ambiente), si può ammirare, inserita in un ampio spazio verde, una moderna fontana, realizzata nel 1962 su disegni degli architetti Ugo Macrì, Giorgio Quaroni e Americo Romitelli risultati vincitori del concorso appositamente indetto. Sopra un grande bacino oblungo si innalzano strutture verticali, decorate con bassorilievi, dalla cui sommità sgorga l'acqua che ricade a cascata. La fontana acquista particolare rilievo nelle ore notturne quando è sapientemente illuminata.Foto

Fontana del Babuino

Fu il pontefice Pio IV Medici (1558-1565) a instaurare la consuetudine delle fontane dette "semipubbliche": quando il pontefice concedeva acqua a un privato costui si impegnava a costruire, a proprie spese, una fontana pubblica a ridosso della sua proprietà.
Il nome di via del Babuino venne attribuito alla via Paulina alla fine del Cinquecento quando un ricco commerciante ferrarese, Patrizio Grandi, ottenuta l'acqua per la sua abitazione e i suoi orti, costruì per la popolazione della zona una pubblica fontana. La statua del Satiro sovrastante la vasca termale romana rettangolare di granito grigio, donata dal Grandi, non piacque per nulla al popolo che vi riconobbe le fattezze di "un babuino": così  dal 1581 l'antica strada Paulina mutò nome divenendo via del Babuino. Il Babuino è una delle famose "statue parlanti" di Roma.Foto

Fontana della Botte

Nel rione di Trastevere, all'angolo tra via della Cisterna e via San Francesco a Ripa è stata realizzata, nel 1927, la fontana della Botte, opera dell'architetto Pietro Lombardi ideata per evidenziare la tradizionale presenza in questa zona di osterie e mescite.
La botte, posta in verticale su un basamento, è il tipico "caratello" (usato in passato per trasportare il vino dei castelli romani), da un foro che essa ha al centro esce l'acqua che viene raccolta in un mezzo tino sottostante. Ai lati della botte trovano posto due misure di vino, del tipo ancora in uso nelle osterie romane, da cui pure sgorga acqua che si raccoglie a terra in apposite conche.Foto

Fontana della Navicella

Sul colle del Celio, davanti alla chiesa di Santa Maria in Domnica detta anche in navicula, restaurata dal cardinale Medici (che fu in seguito papa con il nome di Leone X) e sul cui soffitto compaiono  diverse piccole imbarcazioni erranti tra i flutti, è la fontana detta della Navicella, ideata probabilmente dal Sansovino e risalente ai primi anni del Cinquecento (1518-19).
La navicella in marmo, rappresentante una galera romana, sarebbe ispirata, secondo la leggenda, a un ex voto offerto dai marinai a Iside, protettrice dei naviganti; dal centro del ponte della piccola nave che è posta su un basamento ornato con gli stemmi di Leone X, si innalza un getto d'acqua che si raccoglie nella sottostante vasca ovale di travertinoFoto

Fontana della Prigione

La villa Montalto, possedimento di Sisto V Peretti (1585-1590) sito sul colle dell'Esquilino era la più estesa proprietà privata presente entro le mura cittadine, ma a fine Ottocento, precisamente nel 1877,  l'intera area venne lottizzata per realizzare la stazione Termini, piazza dei Cinquecento e altri quartieri moderni.
L'unica fontana sopravvissuta alla distruzione della villa, opera anch'essa di Domenico Fontana è stata ricostruita nel 1938 sulle pendici del Gianicolo a fare da sfondo a via Manara.
La fontana presenta oggi una grande nicchia (delimitata da due lesene e sovrastata da un frontaone riccamente decorato) al centro della quale l'acqua sgorga da una testa leonina per raccogliersi a terra in un bacino protetto da sei colonnine. La statua del prigioniero che ha dato nome a questa fontana nel tempo è andata perdutaFoto

Fontana del Facchino

Una delle più note "statue parlanti" (suo interlocutore il famoso e mordace Pasquino) detta il Facchino rappresenta un acquaiolo con il caratteristico costume. Secondo altri, invece sarebbe dedicata ai portatori di vino e riprodurrebbe le fattezze di un certo Abbondio Rizzio, celebre per la sua forza e la capacità di bere grandi quantità del vino trasportato. L'opera di origine incerta fu attribuita a Jacopo Del Conte che l'avrebbe realizzata tra il 1587 ed il 1598Foto

Fontana del Cortile - Via Margutta 53/A

L'anfora di terracotta inclinata, versa acqua in una vasca quadrata di marmo bianco di epoca romana.Foto

Fontana degli Artisti - Via Margutta

Su progetto dell'architetto Pietro Lombardi fu realizzata nel 1927 e rappresenta un insieme dei simboli degli artisti. Da una originale base triangolare si alzano due cavalletti da pittore sulle cui mensole poggiano i due mascheroni, uno triste l'altro allegro, a sottolineare le alterne fortune della categoria.Foto

Fontana dei libri - Via Straderari

La Fontanella dei Libri fu eseguita nel 1927 in travertino su progetto di Pietro Lombardi per il rione di S. Eustacchio, ed è per questo che il simbolo rionale della testa di un cervo compare nella nicchia contornato da quattro libri antichi a ricordare forse la vicina Università della Sapienza. All'interno della vasca, la scritta con il nome del rione riporta un errato riferimento numerico: IV invece di VIII.Foto

Fontanelle delle Api - Via Vittorio Veneto

Subito dopo l'esecuzione della fontana del tritone, al Bernini venne affidata nel 1644 la realizzazione di una fontanella per abbeverare i cavalli, com'era consuetudine costruire accanto alle fontane monumentali. L'opera, geniale saggio del barocco romano, fu nel 1867 smontata e portata in uno dei depositi comunali al Testaccio. Nel gennaio del 1916, su pressione di studiosi, venne ricomposta con i pochi pezzi originali ritrovati e con una esecuzione poco fedele (basta controllare il disegno dell'olandese Lievin Cruyl del 1665).Foto

Fontana delle Vittorie Alate - VILLA BORGHESE, via Goethe

Costituita da un sarcofago di epoca romana sul quale vengono rappresentate, tra festoni di frutta e maschere, delle Vittorie alate, e da due delfini posti ai lati di un mascherone che versa l'acqua nella vasca sottostante. Il mascherone (del Della Porta) è uno dei quattro della fontana della piazza della Rotonda trasferito qui alla fine dell'ottocento. Gli altri tre sono probabilmente depositati in qualche magazzino comunale.Foto

Fonte di Anna Perenna - PARIOLI

La fontana di Anna Perenna è stata rinvenuta nel 1999 durante gli scavi per un parcheggio interrato all'angolo tra piazza Euclide e via G. Dal Monte, nel quartiere Parioli a nord di Roma.
Lo scavo, effettuato ad una profondità compresa tra circa i 6 ed i 10 metri dal piano stradale, ha portato alla luce i resti di una fontana di forma rettangolare con iscrizioni murate che riportano il nome della dea. Anna Perenna era un'antica divinità romana delle origini, festeggiata il giorno delle Idi di marzo, il primitivo capodanno romano, così come testimoniatoci da Ovidio nei Fasti.
La fontana sembra essere attestata almeno dal I secolo a.C. ed utilizzata fino al VI secolo d.C. Nella cisterna retrostante la fontana sono stati trovati tra il fango rappreso svariati oggetti utilizzati per pratiche magiche e riti religiosi: laminette in piombo con maledizioni, contenitori di piombo contenenti figurine antropomorfe, un pentolone di rame e svariate monete e lucerne. Questi ed altri oggetti sono oggi conservati nella Sezione Epigrafica del Museo Nazionale Romano presso le Terme di Diocleziano. La visita alla fontana è introdotta da un percorso che descrive la topografia dell'area in epoca romana, che inizia presso una grotta alle pendici dei monti Parioli e prosegue con la descrizione dei resti di un edificio di età romana conservato presso l'Auditorium. (Testo e foto della Fonte di Anna Perenna tratte da Pierreci e dal sito della Polizia di Stato. Per altre info al riguardo: Fonte di Anna Perenna )
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