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Marino è un comune di 25,10 Km^2 con 37.575 abitanti. Fa parte della provincia di Roma, da cui dista 24 Km. Situato a 355 m sopra il livello del mare, è un importante centro turistico dei Castelli Romani, rinomato per la produzione vinicola di ottima qualità. I monumenti principali sono la chiesa di S.Barnaba (sec. XVII), il palazzo Colonna(sec.XVI), la Fontana dei Mori in peperino situata in p.Matteotti ed un Mitreo, un pezzo inestimabile e poco conosciuto.
Età Antica
In età preromana sul territorio marinese sorgevano vari insediamenti umani: Mugillae (nei pressi dell'attuale frazione di Santa Maria delle Mole, Bovillae (che è stata identificata nel triangolo tra le Vie Appia, Nettunense e dei Ceraseti, in località Frattocchie), ed il Locus Ferentinum che doveva essere la piazza di raduno della Lega Latina, e che è stato collocato in località Prato della Corte sul monte Ferebbio. A Bovillae vennero, dopo la distruzione della leggendaria AlbaLonga, sfollati molti abitanti e le istituzioni religiose latine, come i Pontifices Albani o le Virgines Albanae, e i Bovillani vennero chiamati Albani Longani Bovillenses Si dice che Bovillae abbia dato i natali alla gens Giulia', la famiglia di Caio Mario, Giulio Cesare ed Ottaviano Augusto. Quest'ultimo venne anche, una volta morto, esposto a Bovillae, ed in suo onore Tiberio decretò l'istituzione di giochi (i Sodales Augustales) proprio a Bovillae, che venne dotata di uno stadio e di un teatro. A Bovillae si svolse lo scontro tra Clodio (che aveva una villa in territorio di Castelgandolfo) e Milone, che alla fine uccise il rivale. In età romana (non è ben chiara l'epoca esatta) sorse presso il Centro Storico il castrum di Castrimoenium. Al tempo del dittatore Lucio Cornelio Silla tutto il terreno tra Bovillae, Castrimoenium e Tusculum venne centuriato e diviso tra i veterani. Nerone elevò Castrimoenium a municipio. Probabilmente il Mitreo scavato nel peperino rinvenuto negli anni '80 nei pressi della Stazione FS di Marino è collegabile con lo stanziamento nella vicina Albano dei militari orientali della Seconda Legione Partica voluti lì da Settimio Severo. Numerose erano le ville che sorgevano anche nei dintorni di Marino, come quella degli Scriboni-Liboni a Colle Cimino o quella di Mamurra a Sassone. Resti di ville sono anche ai Pascolari di Castelgandolfo ed a Prato della Corte.
Medioevo
Non si sa con certezza come si sia arrivati al nome di Marino, ma numerosi studiosi hanno pensato che Marino possa derivare o dalla presenza della Marana (piccolo rivolo d'acqua che scorre sotto all'abitato) o da un culto mariano o da una antichissima signoria di un Marino. Comunque, dopo un periodo di assoggettamento alla Chiesa Romana, il territorio marinese (che fino al 1976 ha incluso anche quello ciampinese) passa sotto la signoria dei potentissimi Conti di Tuscolo, e poi dal 1090 (o comunque dopo la distruzione della rocca di Tuscolo nel 1190) ai Frangipane. Di questa famiglia sarà importante Giacoma de' Normanni, vedova dal 1210 di Graziano Frangipane e grande amica di San Francesco d'Assisi (si farà terziaria francescana e poi verrà sepolta nella cripta della Basilica Inferiore di Assisi. Lei col figlio Giovanni darà la prima Costituzione ai marinesi, che fà valere le usanze precedenti. Frattanto con i nipoti di Giacoma la famiglia Frangipane si estingue, e alla fine del 1200 si deve procedere alla divisione dei beni Frangipane come stabilito dal testamento dell'ultimo erede, tra i monasteri di S. Saba in Roma e S. Maria di Grottaferrata. Ma il curatore testamentario cardinal Orsini acquista il feudo di Marino e ne rivende metà ai nipoti, facendo entrare così Marino sotto la signoria degli Orsini. Nella prima decade del'300 il cardinal Napoleone Orsini da Avignone (all'epoca sede del Papato) concede ai marinesi una seconda Costituzione. Durante il suo tribunato Cola di Rienzo vuole assoggettare i Baroni Romani, e trova l'opposizione tra gli altri dei due fratelli Rainaldo e Giordano Orsini, che si asserragliano in Marino. Cola si muove da Roma poer stanarli, saccheggia il fortilizio Orsini di Castelluccia e sfila davanti alle mura di Marino, ma non attacca. Nel 1379 il Papato rientra a Roma, ed il Conclave elegge (spinto dalle urla del popolo che fuori dal Vaticano gridava "lo volemo romano o almanco italiano") l'arcivescovo di Bari col nome di Urbano VI. I prelati francesi però si ritirano ad Avignone ed eleggono un Antipapa col nome di Clemente VII. Inizia così lo Scisma d'Occidente. Il Signore di Marino Giordano Orsini (che era quello che 30 anni prima aveva lottato contro Cola)si schiera con l'Antipapa, e sotto le mura di Marino il 30 aprile 1379 si affrontano le milizie italiane guidate da Alberico da Barbiano (per il Papa) e i francesi guidati dal Duca de Montfort. La Battaglia di Marino si risolve con la vittoria papale, e dopo un assedio il 2 giugno 1379 a Marino entra il figlio di Giordano, Giacomo Orsini, che però era alleato col Papa. Il padre fugge dal nipote Onorato Caetani (antipapalino come lo zio)a Torre Astura e dice che Giacomo non è suo figlio, pertanto escludendolo dall'asse ereditario. Per circa 40 anni a Marino ed ai Castelli si verificheranno scontri tra famiglie diverse e le truppe della Chiesa. Alla fine, nel 1417, sale al Soglio Martino V (al secolo Oddone Colonna) che inizia a fare politica a favore della sua famiglia e per 17.000 scudi compra Marino da Cristoforo Caetani per darla ai fratelli Nicola e Giordano Colonna. Da questo momento in avanti fino al 1816 Marino rimarrà ai Colonna fatti salvi brevi periodi di interruzione.
Sotto il dominio dei Colonna
Nel 1423 Martino V divise la grande mole dei feudi che aveva acquistato per i parenti tra il parentado. Ma nel 1431 Martino morì, e il nuovo Papa Eugenio IV iniziò a lottare contro i Baroni Romani tra cui i potentissimi Colonna. Marino era una delle roccaforti colonnesi, e subì un assedio da parte delle milizie pontificie. Per molti anni continuò, anche sotto Papi diversi, la lotta, che conobbe momenti di tregua in alcune circostanze e punti di guerra aperta. A Marino i Colonna del ramo di Paliano installarono una loro roccaforte, e per volere di Agnesina di Montefeltro (figlia del duca di Urbino), moglie di Fabrizio Colonna sorse sulla antica Rocca Orsini il primo nucleo del Palazzo Colonna, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane e con interventi anche (pare) del Bramante. Figlia di Fabrizio e Agnesina, fu Vittoria Colonna, nata proprio in quel di Marino nel 1492. Era assiso sul Soglio Pontificio Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, sotto il quale Marino passò (1501) sotto la signoria dei Borgia, dopo aver subito una disastrosa distruzione. Convenzionalmente la data della distruzione del 1501 è considerata la fine del Medioevo e l'inizio dell'Età Moderna per Marino. Ma il castello subirà altre distruzioni: nel 1526, con l'apporto di truppe Velletrane (da cui il detto "Velletrani rubba Madonne e rubba campane", in riferimento al saccheggio, nel 1541, e poi le milizie pontificie dovranno riintervenire per placare dei tumulti insorti nel popolo nel 1599. Nel 1539 nell'ambito della cosiddetta "Guerra per il Sale" il Papa Paolo III Farnese sconfigge i Colonna e la Camera Apostolica incamera 35 feudi dei Colonna in tutto lo Stato Pontificio, incluso Marino. Ma nel 1549 Camillo Colonna riprende i suoi feudi, e Marino il 21 novembre di quell'anno. Nel frattempo però nel 1571 il Signore di Marino e Paliano Marcantonio II Colonna, figlio di Ascanio e nipote di Vittoria, comanderà la flotta pontificia nella Battaglia di Lepanto vincendo e venendo a riposare a Marino per un mese (novembre 1571) prima dell'ingresso trionfale in Roma (4 dicembre 1571). Al 25 maggio 1572 il Governatore promulga dei "Bandi, provisioni et ordinationi" sul gioco, la bestemmia e le risse. Nel 1596 la Signoria di Marino e Rocca di Papa (i due feudi sono uniti sotto un Governatore residente in Marino) valgono 472.727 scudi. Il 1 luglio 1606 Paolo V eleva Marino a Ducato. Nel 1618 San Barnaba è eletto Patrono, mentre solo nel 1640 vengono poste in opera le fondamenta della grande Basilica a lui dedicata in Marino, sotto gli sguardi del Duca Filippo Colonna e del figlio cardinale Girolamo Colonna. Nel 1662 la chiesa è completata. Marino in tutto questo periodo è una delle mete di transito più importanti verso Napoli, dopo che l'Appia è entrata in disuso a causa del suo impaludamento subito dopo Genzano. Difatti la via postale per Napoli percorre l'Appia fino all'imbocco della Via Castrimeniense per Marino, e poi l'odierna Via dei Laghi fino a Velletri, per poi proseguire via Cori, Artena ed Anagni nella vallata del Sacco. Solo nel 1789 Pio VI riporterà in vigore il tragitto dell'Appia e Albano prenderà il posto di Marino. Durante l'occupazione francese, Marino di costituisce Repubblica gemellata nel marzo 1792, un mese dopo Albano e Velletri, ma a differenza di tutte le altre località dei Castelli (eccetto Ariccia e Genzano) non insorgerà contro i francesi assieme ai Trasteverini, ma anzi i marinesi appoggeranno Murat nella riconquista di Castelgandolfo, Albano e Velletri ribelli venendone molto lodati da Championnet. Dall'altra parte, i membri del clero marinese si rifiutarono di prestare giuramento alla Repubblica, venendo perseguitati e ricevendo poi dal restaurato potere pontificio la Trabea Sacra, segno di valore. Nel 1816 Pio VII con un motu proprio sancirà che i feudi vanno abbandonati dai loro feudatari, e perciò Don Filippo Colonna cede alla Comunità Marinese tutti i diritti sulle concessioni del forno, pescheria, pizzicheria, ecc., restando però proprietario di tutte le sue terre (al 1870 circa il 40% del suolo dei Castelli era delle famiglie baronali).
Dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia
La Comunità di Marino ha l'onore, nel 1835, di essere elevata a Città da Papa Gregorio XVI, che ha in grande simpatia la città con i suoi abitanti, dove spesso sosta nelle sue gite fuori porta o quando è diretto alla Residenza Pontificia di Castelgandolfo. Degli atti della Comunità di Marino prima dell'unità restano solo pochi scampoli, e purtroppo anche di buona parte degli atti dei Consigli Comunali del periodo successivo all'Unità d'Italia, dal primo del 23 dicembre 1870, resta ben poco. Sappiamo che le deliberazioni consiliari furono volte a decisioni molto anticlericali, come la chiusura dei conventi delle Maestre Pie Venerine, dei PP. Dottrinari e l'abolizione di alcuni privilegi ecclesiastici. Difatti a Marino la maggioranza della popolazione maschile adulta era fieramente repubblicana ed anticlericale, con grandi scontri tra questi ed i cattolici; se i repubblicani nelle foto d'epoca voltano le spalle ed ostenmtano il cappello in testa al passaggio delle processioni religiose, i cattolici tengono le finestre chiuse al passaggio dei cortei repubblicani o alla manifestazione de "'U Carnevalone", che è essenzialmente la prosecuzione del Carnevale il mercoledì delle Ceneri. Se sotto le finestre dell'Abate Parroco si udivano delle sventagliate di proiettili (le "serenate"), questi si rifaceva come poteva: ad esempio un Parroco si rifiutò di far entrare il tricolore sabaudo in Chiesa per la celebrazione di una commemorazione per le vittime di Adua (1898). Nel 1908 l'Abate Parroco Pandozi scrive un libello contro il mondo cattolico e, sospeso "a divinis" dal Vescovo di Albano, abbandona la parrocchia con un fazzoletto rosso sopra all'abito talare. Dopo di lui, alla guida della gregge marinese, verrà Monsignor Guglielmo Grassi, che risolleverà le sorti della Parrocchia. Durante la Prima Guerra Mondiale, che vedrà molti marinesi impegnati al fronte, lui aprirà un asilo per i bambini e dopo la guerra, con l'aiuto di Zaccaria Negroni, fonderà l'Oratorio Parrocchiale. Dopo la guerra, riprende lo scontro tra i popolari cattolici ed i repubblicani anticlericali, che verrà troncato bruytralmente dal sopraggiungere, nel 1922, della dittatura fascista. Il 1924 vede la nascita della Sagra dell'Uva, per volontà di Leone Ciprelli, che da allora in poi renderà nota Marino un po' ovunque e sarà immortalata come simbolo della Città nella canzone di Ettore Petrolini "Una gita a li Castelli" (universalmente nota come "Nannì"). Durante il secondo conflitto mondiale Marino non solo dà un contributo di soldati alla Nazione, ma subisce un durissimo bombardamento da parte delle forze anglo-americane, il 2 febbraio 1944. La frazione (all'epoca ancora tale) di Ciampino era stata colpita il 23 luglio 1943, con il coinvolgimento dell'acquedotto comunale.