Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
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SANTA CROCE IN GERUSALEMME
OPERE D'ARTE E RELIQUIE
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Cooperativa IL SOGNO - Viale Regina Margherita, 192 - 00198 ROMA
Tel. 06/85.30.17.58 - Fax 06/85.30.17.56

Email :  service@romeguide.it

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Santa Croce in Gerusalemme

Santa Croce in Gerusalemme è una delle sette chiese di Roma che i pellegrini dovevano visitare a piedi in un giorno intero. Fu edificata nel luogo dove erano i palazzi di Elena, la madre di Costantino I, presso il Laterano Vi erano conservate, secondo le fonti contemporanee, le reliquie della croce.

Storia

La chiesa si trova a poco meno di 1 km ad est del Laterano, sulle Mura Aureliane. Fu ricavata dal Palazzo Sessoriano, che risaliva al III secolo e che era stato la dimora degli ultimi imperatori. Una sala di questo palazzo, lunga 36,5 m e larga 21,8 m fu adattata nel 350 a chiesa.

Sotto papa Lucio II, nel XII secolo, la chiesa fu restaurata e più tardi dotata, come dimostrazione di potere, di una torre. Durante il Rinascimento ed il Barocco (XV - XVIII secolo) furono apportate altre modifiche, che distrussero completamente l'aspetto originario della chiesa. In particolare va segnalata la ristrutturazione barocca, commissionata da Benedetto XIV a Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini (1740-1758), autori della bella facciata e dell'atrio ovale, una delle ultime derivazioni architettoniche da Borromini prima dell'avvento del neoclassico. Attualmente parte degli affreschi originari del vecchio edificio sono custoditi nel Museo.

Dall'inizio del XII secolo fino al XVI secolo alla chiesa era annesso un convento di Certosini.

Annesso al convento e ricavato tra le mura e l'anfiteatro Castrense, papa Sisto IV nel 1476 ricostruì l'Oratorio di Santa Maria del Buonaiuto, che sorgeva originariamente a metà strada fra Santa Croce e San Giovanni. Il popolo lo chiamava Santa Maria de Spazzolaria per il fatto che il sagrestano raccoglieva (spazzolava) gli oboli lasciati per la chiesa, e così si manteneva.

La basilica di Santa Croce (citata spesso, nel medioevo, semplicemente come Jerusalem) fu dichiarata Titolo presbiterale da Papa Gregorio Magno.

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Opere d'arte e reliquie

Il riadattamento della sala del palazzo fu intrapresa per ospitare una serie di reliquie relative alla Crocefissione di Gesù. Tra queste ci sono parti della Vera Croce di Cristo, la croce di uno dei due ladroni, la spugna imbevuta d'aceto, parte della corona di spine, un chiodo della croce nonché il Titulus crucis. Queste reliquie furono riportate da Elena dopo il suo viaggio in Terra Santa. La loro autenticità non è certa. Le reliquie della Passione del Signore sono ora conservate nel "Santuario della Croce" che è stato ricavato nell'antica Sacrestia della Basilica.

Nella chiesa si trova la Cappella di Sant'Elena, il cui pavimento doveva essere coperto con terriccio proveniente dalla Terra Santa. Poiché questa superficie veniva ascritta alla Terra Santa, questo conferì alla chiesa il nome particolare di In Gerusalemme.

Le guide dei Pellegrini tardo medioevali consideravano questa cappella così santa che non vi era consentito l'accesso alle donne, divieto che era applicato anche al Sancta Sanctorum della cappella dei palazzi Laterani. Del 1485 circa, è lo splendido mosaico, disegnato da Melozzo da Forlì e restaurato da Baldassarre Peruzzi, della Cappella di Sant'Elena, "Gesù benedicente attorniato dagli evangelisti", che riprende motivi paleocristiani. Da segnalare, sempre nella cappella di S. Elena, la temporanea presenza di tre pale d'altare eseguite nel 1601 da un giovanissimo Pieter Paul Rubens, appena giunto a Roma da Mantova. Oggi due dipinti sono a Grasse, presso Parigi, mentre il terzo è perduto.

Gli affreschi del catino absidale, invece, oltre che allo stesso Melozzo, vengono attribuiti ad Antoniazzo Romano ed a Marco Palmezzano, entrambi influenzati, in vario modo, dal grande pittore forlivese. Va ricordata anche la presenza del monumento sepolcrale al portoghese Francisco Quinones, opera di Jacopo Sansovino (1536).

La ristrutturazione settecentesca portò ad un totale rinnovamento dell'ambiente interno, che fu decorato nella volta da tre grandi tele del molfettese Corrado Giaquinto, uno degli artisti più celebrati dell'epoca (1743).

Un altro tesoro è l'icona musiva del XIV secolo, situata oggi nel Museo della Basilica, che avrebbe fatto fare papa Gregorio Magno, dopo una visione di Cristo. È circondata da una cornice di legno, molto grande, che lascia poco spazio per l'icona stessa.

Nella notte fra l'8 e il 9 marzo del 2003 alcuni ignoti hanno sottratto un piccolo teschio in avorio del XVII secolo, largo circa 5 cm, e collocato ai piedi di un crocifisso sull'altare di una cappella interna

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