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Il
Casino dei Principi ha conservato 1'aspetto che Giovan Battista Caretti,
intorno al 1840, conferi al modesto edificio rurale presente nell'area
almeno da un secolo. L'edificio era usato dal principe Alessandro Torlonia,
nel corso dei fastosi eventi mondani organizzati nella Villa, per assistere
agli spettacoli nel sottostante anfiteatro. La bella balconata lungo
il prospetto principale permetteva di affacciarsi dalle tre sale riccamente
decorate del piano nobile, godendo della bella vista sulla Villa.
Distrutto 1'anfiteatro per consentire, nel 1910, 1'ampliamento della
Via Nomentana, il Casino conserva alcuni elementi deco-rativi originari.
I due prospetti minori hanno bei pronai in marmo con colonne antiche,
vasi in ghisa decorano 1'attico e sulle facciate principali vi sano
alcune porzioni superstiti delle pitture a monocromo del fregio raffigurante
il Trionfo di Alessandro a Babilonia.All'interno le tre sale del piano
nobile erano completamente ricoperte di tempere murali con vedute dell'antica
Grecia, del-1'antica Roma e del Golfo di Napoli. Oggi solo le vedute
del Golfo di Napoli sono conservate, inquadrate tra le prospettive di
un peristilio corinzio.
I pavimenti sono in bei marmi intagliati o in mosaici, imitanti quelli
in uso nelle abitazioni romane.
A complemento di questo apparato decorativo,
accuratamente recuperato e reintegrato, nelle sale dell'edificio è
stato allestito un piccolo pregevole museo che permette di immaginare
la qualita e la quantita delle opere che formarono un tempo la Collezione
Torlonia. Come è noto il nucleo piu consistente della collezione
è ancora proprietà privata e di difficile visione, molte
opere sano andate disperse nel corso del tempo, ma quelle qui esposte,
sottoposte ad un accurato restauro, permettono di ripercorrere la storia
della collezione. La provenienza non è omogenea: sono in parte
legate alla produzione di Bartolomeo Cavaceppi, il noto scultore, restauratore,
antiquario settecentesco di cui Giovanni Torlonia acquistò in
blocco le opere, in parte provenienti da scavi nelle tenute della famiglia,
in parte arredi della Villa sopravvissuti alle spoliazioni.
Tra le opere della Collezione Cavaceppi
sano esposte le quattro statue della Pudicizia, di Sacerdotessa, di
Diana e di Fauno,
purtroppo acefale, copia di originali antichi conservati nei Musei Capitolini.
Le statue erano collocate all'ingresso della
Villa su Via Nomentana dove sono state sostituite da copie. Sempre dalla
collezione Cavaceppi provengono le Quattro Sta-
gioni, puttini con gli attributi dell'Estate, dell'Inverno, della Primavera
e dell'Autunno, copia di originali seicenteschi di Camillo Rusconi ora
conservati presso il Castello di Windsor in Inghilterra. Le Stagioni
decoravano il Teatro della Villa e saranno sostituite da copie.
Un interessante nucleo espositivo e costituito
da tre grandi rilievi in stucco e dalla statua mutila di una danzatrice
con dito
al mento, di origine canoviana. I tre rilievi con la Morte di Socrate,
la Danza dei Feaci e Neottolemo che uccide Priamo,
. sono parte di una serie di dieci eseguita da Antonio Canova per decorare
la Salle a manger del Palazzo della Villa agli inizi
dell'Ottocento. Rimossi all'epoca dell'intervento di Caretti, i rilievi
erano dati per dispersi fino al 1997 quando, nascosti
sotto cumuli di calcinacci e materiali di risulta in un sotterraneo
del Teatro della Villa, tre di essi sono stati recuperati e
restaurati. La danzatrice è invece una della versioni della celebre
statua canoviana, che testimonia la fortuna e la diffusio-
ne del soggetto.
Numerosi sono i materiali antichi esposti, di diversa provenienza:
tra busti di imperatori, togati, are, va ricordata la bella lunetta
in marmo proveniente dalla tomba di Claudia Semne sull'Appia Antica,
anch'essa considerata scomparsa dalla Villa e ritrovata insieme ai rilievi
di Canova.
Completa il percorso la ricostruzione della
Camera da letto di Giovanni Torlonia: i mobili che la compongono, rinvenuti
in un magazzino del Provveditorato della Stato, si trovavano nel Palazzo
e furono usati da Benito Mussolini. Concessi in comodato al Comune di
Roma, sano qui esposti in attesa di tornare nella stanza di provenienza
nel Palazzo. Sono mobili di alto artigianato, in stile barocco genovese,
intagliati con perizia in legno di nore nazionale.
Sebbene all'esterno del Casino, ma di fatto parte integrante delle Collezioni
Torlonia, completano il percorso di visita le monumentali Sfingi alate,
il grande Stemma con gli emblemi della fami-glia, una colossale statua
di Hera e un cratere antico in marmo, probabilmente integrato in eta
rinascimentale.
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