![]() |
||||||
Villa Farnesina in Trastevere |
||||||
Per informazioni e prenotazioni: Cooperativa IL SOGNO - Viale Regina Margherita, 192 - 00198 ROMA |
||||||
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. |
||||||
|
Condividi La Villa Farnesina (o Villa della Farnesina o semplicemente la Farnesina) fu costruita dal 1508 al 1511 da Baldassarre Peruzzi a Roma nel Rione Trastevere per il banchiere senese Agostino Chigi. Nel 1580 fu acquistata dal cardinale Alessandro Farnese ed ebbe così il nome attuale. Villa Farnesina, fu la prima villa nobiliare suburbana di Roma. Storia Fu costruita dal 1508 al 1511 da Baldassarre Peruzzi per il ricchissimo banchiere senese Agostino Chigi, personaggio di spicco nella Roma di inizio Cinquecento. Successivamente, nel 1580 fu acquistata dal cardinale Alessandro Farnese ed ebbe così il nome attuale. Villa Farnesina, fu la prima villa nobiliare suburbana di Roma, ed ebbe da subito un grande risalto, dando il via ad una lunga serie. Ora la villa ospita l'Accademia dei Lincei, che annovera tra uno dei suoi primi membri Galileo Galilei ed il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, la collezione grafica nazionale. L'Accademia utilizza la villa come sede di rappresentanza. Architettura Si distingue dalle costruzioni coeve già nella facciata: non sono presenti, ad esempio, né il bugnato né i relativi archi alle finestre al piano terra, né colonne o elementi di rivestimento in marmo. L'edificio, su due piani, ha una innovativa pianta a ferro di cavallo, che si apre verso il giardino con due ali tra cui è posta una loggia situata nel piano terreno e composta da cinque archi che sono attualmente chiusi da vetrate protettive. La loggia serviva da palcoscenico per le feste e le rappresentazioni teatrali organizzate dal proprietario. La facciata ornata da lesene di ordine tuscanico è chiusa in alto da un cornicione con un festone di Putti. Si affacciava in origine sul giardino all'italiana prospiciente la facciata incluso nelle attuali mura perimetrali, e che è andato completamente perduto. Affreschi Per la decorazione interna Agostino Chigi chiamò i migliori artisti del tempo per eseguire negli spazi interni un ciclo di affreschi con caratteri innovativi e secondo un programma iconografico interamente improntato alla classicità. Tra gli artisti impegnati anche il giovane progettista Baldassarre Peruzzi che all'epoca era conosciuto soprattutto come pittore, Raffaello con la sua bottega, ed altri giovani e innovativi artisti come Sebastiano del Piombo ed il Sodoma. Anche gli esterni erano affrescati, ma rimangono pochissime tracce, illeggibili. La Loggia Nella loggia è dipinto il ciclo La storia di Amore e Psiche, tratta da Apuleio, opera di Raffaello e dei suoi allievi (Raffaellino del Colle, Giovan Francesco Penni, Giulio Romano), in cui le scene sono inserite in un intreccio di festoni vegetali, opera dell'altro allievo Giovanni da Udine, che accrescono il senso di continuum della loggia con il giardino, È degna di nota e testimone della ricchezza di Agostino Chigi, la presenza in tali intrecci vegetali, tra circa duecento specie botaniche, soprattutto domestiche anche di piante importati dalle Americhe, scoperte solo pochi anni prima. Le peripezie di Psiche ripercorrono la medesima travagliata salita sociale di Francesca Ordeaschi, amante di Agostino Chigi, che da cortigiana si elevò al rango di moglie legittima del banchiere. Sulla sinistra della loggia si trova la sala del Fregio, forse uno studiolo del committente, priva di affreschi sulle pareti a parte una fascia che corre come una trabeazione in alto, trattata come un fregio classico, affrescata dal Peruzzi tra il 1509 ed 1511 con piccole scene mitologiche monocrome poste in sequenza, raffiguranti le Imprese di Ercole sul lato nord e in parte sul lato est, ed altri episodi mitici,tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, nel resto del fregio. L'interpretazione complessiva è generalmente riferita al contrasto tra ragione e passione, e sfera apollinea e sfera dionisiaca. Si tratta di una delle prime opere pittoriche di Peruzzi a Roma e lo stile risente ancora delle esperienze senesi. In una delle sale contigue con la loggia si trova l'affresco di Raffaello Il trionfo di Galatea. Per la stessa sala Sebastiano del Piombo, appena arrivato a Roma da Venezia insieme ad Agostino Chigi, affrescò le 12 lunette con immagini mitologiche, curandosi di mantenere dei toni particolarmente ariosi, tipici del colorismo veneto. Dipinse inoltre la scena di Galatea fugge Polifemo, affiancata all'affresco raffaellesco, mentre il soffitto della sala è affrescato da Baldassarre Peruzzi con vari temi mitologici, in cui è stata riconosciuta la raffigurazione dell'oroscopo personale di Agostino Chigi. In realtà una delle lunette risulta estranea alle altre, quella della cosiddetta testa gigante, poiché non risulta dipinta da Sebastiano e vi è dipinto a monocromo, un grande volto che occupa tutta la lunetta. La leggenda vuole che questo dipinto appartenga alla mano di Michelangelo, venuto in visita all'amico Sebastiano del Piombo, che avrebbe disegnato questo bell'esempio di studio anatomico per "dare una lezione" al rivale Raffaello, che lavorava al Trionfo di Galatea. Questa leggenda risulta però infondata, poiché è stata dimostrata la paternità del disegno al Peruzzi. Sala delle prospettive Al piano superiore si trova la sala delle prospettive, dipinta illusionisticamente, da Baldassarre Peruzzi, come se fosse una loggia. In un edificio in cui non sono presenti elementi decorativi marmorei in rilievo, Peruzzi dipinge con perizia prospettica, finte membrature architettoniche con colonne ed archi che inquadrano la rappresentazione pittorica di spazi esterni: paesaggi romani tra cui una vista di Trastevere e paesaggi agresti. Il lungo fregio che cinge l'ambiente nell'imminenza del soffitto tratta scene mitologiche eseguite dal Peruzzi e dalla sua bottega, intervallate da illusionistiche sculture femminili. L'ambiente è occupato da un camino, affrescato dal Peruzzi con la Fucina di Vulcano. Nella sala delle prospettive è facile individuare sulle pareti incisioni e graffiti vandalici risalenti al sacco di Roma del 1527 compiuti da lanzichenecchi che bivaccarono nella villa. Sala delle Nozze di Alessandro e Rossane In un ambiente privato del primo piano destinato a camera da letto del committente, si trovano dipinte intorno al 1519 dal pittore Giovanni Antonio Bazzi detto Il Sodoma, scene della vita di Alessandro Magno, soggetto destinato a glorificare Agostino Chigi, identificato con il personaggio della classicità. Particolarmente conosciuta la scena delle Nozze di Alessandro e Rossane, affrescata sull'intero lato nord, costruita seguendo fonti letterarie classiche, nel tentativo archeologizzante di ricostruire, attraverso la descrizione fatta da Luciano di Samosata, un dipinto del pittore greco Aezione. Nell'affresco sono frequenti i richiami all'imminente matrimonio di Alessandro e Rossane, dai puttini alati alla fiaccola accesa sostenuta dal dio Imeneo, emblema delle nozze, ritratto alle spalle del seminudo Efestione, compagno del condottiero. Gli altri episodi legati al ciclo del condottiero sono La famiglia di Dario davanti ad Alessandro, sulla parete est, Alessandro Magno doma Bucefalo, nel quale è riconoscibile, specialmente nella parte destra, la mano di un collaboratore, e Alessandro in battaglia nella parete sud. DI Sodoma anche Vulcano alla forgia con alcuni amorini che gli porgono dei dardi. Esiste anche una lettura ermetica di questi affreschi del Sodoma, con analogie tra un significato manifesto della narrazione ed uno latente, di ermeneutica alchemica, con le quattro fasi della Grande Opera (nigredo, rubedo , citrinitas, albedo) descritte con simboli crittografici. L'elaborato soffitto a cassettoni, disegnato da Peruzzi con dodici piccoli riquadri con scene dalle Metamorfosi di Ovidio, eseguiti poi dal Maturino aiutato probabilmente da un giovane Polidoro da Caravaggio. Archeologia La Villa Farnesina è interessata anche da ritrovamenti archeologici localizzati sotto una parte dei giardino, dove è stata ritrovata una una casa che si ritiene possa essere stata la residenza di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia maggiore. Tale residenza è stata denominata Casa della Farnesina ed è particolarmente ricca di affreschi. Le pitture murali - come anche quelle della Casa di Livia - mostrano una combinazione tra il secondo ed il terzo stile della pittura muraria romana. Le pitture mostrano immagini mitologiche centrali su uno sfondo bianco, che sono circondate da una fascia rossa. Nello sfondo sono rappresentati colonne ed altri elementi architettonici. L'abitazione fu scoperta nei pressi della sede dei Lincei durante i lavori per la costruzione degli argini del Tevere, verso il 1880. Gli affreschi staccati sono esposti vicino a quelli della Villa di Livia presso la sede di Palazzo Massimo del Museo Nazionale Romano. |
||||||
Per informazioni e prenotazioni: Cooperativa IL SOGNO - Viale Regina Margherita, 192 - 00198 ROMA |
||||||