Piazza Navona

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I grandi monumenti barocchi di piazza Navona, dalla chiesa di Sant’Agnese in Agone {1} alla Fontana del Nettuno {2}, alla Fontana dei Fiumi {3} a quella del Moro {4}, furono costruiti sui resti dello Stadio di Domiziano (86 d.C.) che, come si vede dalla foto aerea, ha dato forma all’odierna piazza.
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Qui si tenevano sfide di tutti i generi: dal pugilato alle naumachie, dalla poesia all’atletica. Come quasi tutti i luoghi destinati al divertimento e allo svago degli antichi romani, era circondato da osterie e bordelli. Le prostitute di lusso irretivano i clienti esponendo dipinti sui quali spiegavano le loro specialità. Le schiave, invece, venivano esposte nude alla gogna dei possibili clienti. Questa umiliazione toccò anche a Sant’Agnese, vergine cristiana, che venne protetta dagli sguardi vogliosi grazie alla miracolosa crescita delle sue chiome. A lei è dedicata appunto la chiesa progettata dal Borromini. Nelle giornate d’estate, al tramonto, l’obelisco bagnato all’ombra della Fontana dei Fiumi segna, come il compasso di una meridiana immaginaria, lo scandire del tempo.

E’ l’ora più bella di piazza Navona. I contorni si sfaldano in un rosseggiare arcaico. Le rasoiate di luce illuminano questo inimitabile palcoscenico di trucchi e passioni incastonato nel cuore di Roma. La storia si pastella, piega la sua imponenza, contrassegnata da una quinta teatrale di pietra, al pacioso romanesco incedere di famiglie, alle mamme che spingono le carrozzine, al tonfo del pallone che rimbalza contro facciate preziose, al vocio di bambini che scorazzano. E’ la Roma più sincera, la città segreta che convive da sempre con il peso della gloria passata. Ci saranno anche le truppe di giapponesi con la cinepresa e gli immancabili coatti di turno, ma questa resta pur sempre “un teatro, una fiera, un’allegria”. Come la descrisse Gioacchino Belli.

Sopra la cornice dall’inconfondibile disegno, il cielo cobalto dà un’occhiata distratta al fulgore delle grandi invenzioni barocche, accarezzando i guizzi stilistici del genio seicentesco. Ecco, il simbolo dell’indolenza, del gusto schietto della vita che nessuna cosa al mondo può disturbare. Fedeli al sonetto del Belli, il più grande poeta romano, i cittadini romani se ne infischiano del viavai dei turisti in quella che considerano la loro piazza. Non è una questione di storia, ma di echi. Ciò che i romani amano di questo luogo incantato è l’accordo perfetto dei timbri musicali della Capitale. Grida popolari che si incrociano con gli echi di antichi rintocchi. Con le sue arcane facciate, le chiese e le fontane provate dal genio, dal sole e dal tempo, piazza Navona è una curva sonora e corale, un immenso serbatoio strumentale senza pari. Come un teatro di pietra, lo spettacolo è il suo destino. Una cassa armonica immutata nel tempo, scrigno del barocco più splendente

Chi arriva da via dei Coronari, la strada degli antiquari, si trova improvvisamente e inaspettatamente sbalzato in questa scenografia a cielo aperto. E il sogno teatrale si materializza in un attimo. E’ l’armonia di un miracolo architettonico senza squilibri, un bazar di capolavori circondati da storie e leggende. Qui, nei secoli passati, si esibivano i saltimbanchi e i girovaghi. E ancora oggi, fra stornellate e pittori a caccia di ritratti, non è raro imbattersi in mimi e attori di strada con il piattino ai piedi. Ma, a differenza di altri luoghi, il business “accalappiaturisti” ha mantenuto una spontaneità disorganizzata e popolare in linea con la tradizione che assegna a piazza Navona il ruolo di spazio per le feste e i giochi. Non a caso qui, dall’inizio di Dicembre fino all’Epifania, impazza la fiera dedicata al Natale.

E’ una storia antica, che ha origine nel Medioevo quando, sulle gradinate dell’antico stadio di  Domiziano, venne eretto il nuovo quartiere. All’inizio furono casupole, poi sostituite da palazzi nobiliari che crearono, intorno all’antica pista per le gare, l’odierna forma della piazza. Così riesce facile capire l’origine del nome, derivato da agone (gara), poi trasformatosi in nagone (navone) in ricordo delle naumachie, giochi navali nella piazza riempita d’acqua, abolite a metà ‘800.

Se occorre risalire all’antichissimo stadio, di cui restano ancora tracce nei sotterranei della chiesa di Sant’Agnese in Agone, per spiegare l’origine della piazza, è nel seicento che si forma la fisionomia odierna. Tra il quattrocento e il cinquecento, infatti, il vasto spazio centrale era occupato da giostre e mercati, prima di ospitare i segni del potere di papa Innocenzo X Pamphilj.

Tra questi, il più conosciuto è la stupefacente Fontana dei Fiumi, sormontata dal granitico obelisco proveniente dal circo di Massenzio. Intorno all’obelisco, adocchiato da papa Innocenzo X, si sviluppò la leggendaria rivalità tra Bernini e Borromini, secondo cui il primo riuscì a ottenere l’incarico, già affidato a Borromini, grazie a un furbesco stratagemma, ovvero donando all’ingorda Donna Olimpia (il suo busto, scolpito dall’Algardi, è conservato nella Galleria Doria Pamphilj), cognata del papa, una copia del progetto della fontana in puro argento.

Comunque siano andate le cose, un fatto è certo: quando Innocenzo X vide l’opera realizzata non poté esimersi dall’esclamare: “Bernino, con darci questa improvvisa allegrezza ci avete accresciuto dieci anni di vita”. Capolavoro del Barocco, la fontana è costituita da una scogliera su cui siedono le personificazioni del Nilo, del Gange, del Danubio e del Rio de la Plata, simboli delle quattro parti del mondo note all’epoca. Secondo la leggenda, invece, i gesti delle statue sarebbero una sorta di sberleffo di Bernini nei confronti del rivale Borromini, autore dell’antistante chiesa di Sant’Agnese in Agone: il Rio de la Plata alza la mano per proteggersi dal crollo della facciata, mentre il Nilo si copre il volto per non vedere gli orrori della costruzione.    

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Piazza Navona è una delle più celebri piazze di Roma. La sua forma è quella di un antico stadio, e venne costruita in stile monumentale per volere di Papa Innocenzo X, della famiglia Pamphili.

Una piazza... spettacolare [modifica]

Resti dello stadio di Domiziano sotto piazza Navona visibili da via ZanardelliPiazza Navona si trova dove ai tempi dell'antica Roma era lo stadio di Domiziano, che fu costruito dall'imperatore Domiziano nell'85 d.C. e nel III secolo fu restaurato da Alessandro Severo. Era lungo 275 metri, largo 106 e poteva ospitare 30.000 spettatori.

Lo stadio era riccamente decorato con statue, una delle quali è quella di Pasquino (forse una copia di un gruppo ellenistico pergameno che si presume rappresentante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo), ora nell'omonima piazza a fianco di piazza Navona.

Poiché era uno stadio e non un circo, non c'erano i carceres (i cancelli da cui uscivano i cavalli da corsa) né la spina (il muro divisorio intorno a cui correvano i cavalli) come ad esempio il Circo Massimo, ma era tutto libero ed utilizzato per le gare degli atleti. L'obelisco che ora sta al centro della piazza non si trovava lì, ma viene dal circo Massenzio, che stava sulla via Appia.

Il nome della piazza era originariamente "in agone",lo stadio era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica. Non è assolutamente vero che piazza navona veniva usata per le battaglie navali. La piazza veniva allagata solitamente nel mese di agosto per far in modo che non si sentisse tanto il caldo. Anticamente la piazza era concava,si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l'acqua usciva.in questo modo si allagava la piazza Tra il 1810 ed il 1839 nella piazza si tennero le corse al fantino, ossia corse di cavalli montati (che però non avevano parentela con le più famose corse dei barberi di via del Corso).

Piazza Navona e l'arte

Antica stampa del 1613Piazza Navona è in un certo senso l'orgoglio della Roma barocca, con elementi architettonici e scultorici di maestri come Gian Lorenzo Bernini (la Fontana dei Quattro Fiumi al centro della piazza, che rappresenta il Danubio, il Gange, il Nilo ed il Rio della Plata, i quattro angoli della Terra), Francesco Borromini e Girolamo Rainaldi (Sant'Agnese in Agone, davanti alla fontana del Bernini) e Pietro da Cortona (autore degli affreschi della galleria di Palazzo Pamphili.

La piazza doveva celebrare la grandezza del casato dei Pamphili (in una sorta di competizione con i Barberini ed i Farnese) ed Innocenzo X volle che vi si erigesse il palazzo omonimo e che la piazza fosse ornata con opere di ingente valore. Per il riassetto dell'area si ricorse perciò alla demolizione di alcuni isolati, mentre la gara per l'aggiudicazione delle commesse fu combattuta senza esclusione di espedienti fra i principali architetti del tempo; un ruolo di rilievo nella scelta degli artisti fu giocato anche dalla potente Donna Olimpia Maidalchini (influente e disinvolta cognata del papa), alla quale si disse ad esempio che Bernini avesse donato un modellino in argento del suo progetto della fontana, ma secondo altri fu sempre lei a scegliere Borromini per sostituire il Rainaldi nel completamento della chiesa.

La chiesa ricorda il martirio che la Santa avrebbe subito proprio in qualla parte della piazza e, vuole la leggenda, sarebbe stata eretta esattamente al di sopra di quel postribolo ove avvennero i fatti e che si sarebbe perpetuato in tale funzione, sino appunto al momento della costruzione, negli attuali sotterranei dell'edificio. È anzi proprio dai fornici di questi locali interrati che la parola latina fornices assunse anche il significato di lupanare (determinando inoltre la derivazione della radice del verbo fornicare). La chiesa attuale sorge dove sin dal Medioevo era già stata eretta una piccola chiesetta parrocchiale.

La notissima leggenda circa la presunta rivalità fra il Bernini ed il Borromini suggerisce che a due delle quattro statue dei fiumi il maligno Bernini abbia voluto concedere speciali tutele contro l'opera dell'avversario: al Nilo una benda sulla testa per sottrarsi all'infelice visione ed al Rio della Plata una mano protesa per ripararsi dal forse imminente crollo della chiesa; ma la credenza è infondata, poiché la fontana fu realizzata prima della chiesa (com'è noto, poi, il Nilo ha la testa bendata perché al tempo non erano state ancora scoperte le sue sorgenti). È vero invece che sulla facciata della chiesa, la statua di Sant'Agnese ha una postura che apre a molte possibili interpretazioni, fra le quali quella che la famosa mano sul petto, insieme all'espressione del volto, sia segno di sconcerto.

La "competizione" fra i due autori, almeno in questa piazza, si risolse in toni scherzosi: alle critiche dello staff borrominiano sulla possibile tenuta statica di una struttura cava, lo staff concorrente rispose ironicamente, fissando il gruppo con "rassicuranti" tiranti di... semplice spago.

Piazza Navona ha anche altre due fontane: la Fontana del Moro, scolpita da Giacomo della Porta e ritoccata dal Bernini, situata nell'area sud della piazza, e la Fontana del Nettuno (originariamente fontana dei Calderari), situata nell'area nord, opera di Gregorio Zappalà e Antonio Della Bitta.

I Palazzi

  • palazzo Braschi - della fine del XVIII secolo, sorto sull’area dove sorgeva il palazzo fatto costruire da Francesco Orsini nel 400
  • palazzo Lancellotti (già de Torres) - eretto intorno al 1552 da Pirro Logorio
  • palazzo Pamphilj (poi Doria Pamphilj) - eretto tra il 1644 ed il 1650 circa da Girolamo Rainaldi
  • palazzo Tuccimei (già de Cupis Ornani)- eretto nella seconda metà del XVI secolo, su un palazzetto e delle case limitrofe del secolo precedente.

Il mercato
La piazza ospita un mercato che nel tempo è divenuto tradizionale per la città. Nato come mercato rionale (in realtà si trattava del trasferimento del mercato del Campidoglio), simile a quello tuttora attivo di Campo de' Fiori, risultava caratteristico per l'ubicazione dei banchi che, più o meno come attualmente, seguivano l'ovale. Durante i mesi caldi, il mercato era sospeso per l'uso di allagare la piazza a fini di refrigerio della cittadinanza, abitudine ancora in uso (come del resto testimonia uno dei sonetti sotto riportati) sino all'Ottocento.

Nel tempo, anche in ragione della sempre più marcata destinazione turistica dei luoghi, il mercato fu pian piano riversato sul già esistente vicino mercato di Campo de' Fiori e limitato in questa piazza al solo periodo natalizio; forse anche per la limitazione temporale, il valore tradizionale di questo mercato ha assunto più denso spessore, raggiungendo l'apice con la ricorrenza dell'Epifania e rendendo la "Befana di piazza Navona" uno dei momenti più diffusamente sentiti della cittadinanza.

A partire dal dopoguerra, così come per la scalinata di Trinità del Monti, numerosi artisti hanno cominciato a frequentare la piazza insediandovi estemporanei banchetti per dipingere e per esporre (anche a fini di vendita) le loro creazioni; parallelamente, è nato inoltre il noto uso di realizzare ritratti (anche caricaturali) per i passanti ed in tempi recenti la piazza è divenuta luogo di incontro e di performance di artisti "stradali" che la rendono, soprattutto nelle ore serali, uno dei punti più vitali ed interessanti della città

Piazza Navona nell'arte

Piazza Navona di notteLa piazza è citata dal Belli in un famoso sonetto che, nella rigidità della struttura metrica, riesce a renderne una descrizione ad un tempo sociologica, economica, artistica ed anche storica, rievocando il tempo della Roma papalina in cui la piazza ospitava una pubblica gogna, nonché la facoltà del torturatore - dalla sentenza di condanna in genere attribuita alla sua discrezione - di maggiorare la pena corporale di quanto ritenesse opportuno (a beneficio dello spettacolo - ché tale era per il numeroso pubblico che usava intervenire):

Piazza Navona

Se pò ffregà Ppiazza-Navona mia
E dde San Pietro e dde Piazza-de-Spaggna.
Cuesta nun è una piazza, è una campaggna,
Un treàto, una fiera, un'allegria.
Va' dda la Pulinara a la Corzía,
Curri da la Corzía a la Cuccaggna ;
Pe ttutto trovi robba che sse maggna,
Pe ttutto ggente che la porta via.
Cqua cce sò ttre ffuntane inarberate:
Cqua una gujja che ppare una sentenza:
Cqua se fa er lago cuanno torna istate.
Cqua ss'arza er cavalletto che ddispenza
Sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,
E ccinque poi pe la bbonifiscenza.
(1 febbraio 1833)

All'epoca del Belli, come detto, nella piazza si teneva ancora con regolarità il mercato, citato in un altro sonetto forse ispirato dalla nascente compravendita di libri usati (o dalla prima diffusione dei lunari, sorta di calendari per metà astronomici e per tre quarti astrologici che ebbero grande successo nella prima metà dell'Ottocento):

Er mercato de piazza Navona

Ch'er mercoledì a mmercato, ggente mie,
sce siino ferravecchi e scatolari,
rigattieri, spazzini, bbicchierari,
stracciaroli e ttant'antre marcanzie,
nun c'è ggnente da dì. Ma ste scanzie
de libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,
che cce vienghen' a ffà? ccosa sc'impari
da tanti libbri e ttante libbrarie?
Tu pijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo
che ll'hai tienuto per cquarc'ora in mano,
dimme s'hai fame o ss'hai maggnato troppo.
Che ppredicava a la Missione er prete?
"Li libbri non zò rrobba da cristiano:
fijji, per ccarità, nnu li leggete".
(20 marzo 1834)

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