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Origini Al di sopra del cubo di base era posato un tamburo realizzato in peperino e in opera cementizia (opus caementicium) tutto rivestito di travertino e lesene scanalate. Al di sopra di esso vi era un tumulo di terra alberato circondato da statue marmoree (ce ne restano frammenti). Il tumulo era, infine, sormontato da una quadriga in bronzo guidata dall'imperatore Adriano raffigurato come il sole. Attorno al mausoleo correva un muro di cinta con cancellata in bronzo decorata da pavoni, due di essi sono conservati al Vaticano. All'interno pozzi di luce illuminavano la scala elicoidale in laterizio che collegava il dromos alla cella posta al centro del tumulo. Quest'ultima, quadrata ed interamente rivestita di marmi policromi ed era sormontata da altre due celle sepolcrali. Il Mausoleo ospitò i resti dell'imperatore Adriano e di sua moglie Sabina, dell'imperatore Antonino Pio, di sua moglie Faustina maggiore e di tre dei loro figli, di Lucio Elio Cesare, di Lucio Vero Commodo, dell'imperatore Marco Aurelio e di altri tre dei suoi figli, dell'imperatore Settimio Severo, di sua moglie Giulia Domna e dei loro figli e imperatori Geta e Caracalla. Dal medioevo ai giorni nostri Da questo episodio l'utilità del castello balzò agli occhi dei papi, che intraprendono grandiosi lavori di adattamento e vi installarono una vera e propria residenza papale. I maggiori artisti dell'epoca (Antonio da Sangallo il giovane, Raffaello da Montelupo e Michelangelo) vi lavorarono. La grande cinta bastionata pentagonale che lo circonda, ultimo episodio di una lunga storia di fortificazioni, fu iniziata sotto papa Paolo IV (1555 - 1559) e conclusa sotto i suoi successori da Francesco Laparelli. Il castello ha preso il suo nome attuale nel 590, durante una grande epidemia di peste che colpì Roma. Papa Gregorio I avrebbe visto l'arcangelo Michele rinfoderare la sua spada sulla sommità del castello, significando così la fine dell'epidemia. Per commemorare l'avvenimento, la statua di un angelo corona l'edificio (prima una statua in marmo di Raffaello da Montelupo risalente al XVI secolo, e poi, dal 1753, un bronzo di Pierre van Verschaffelt). Nella cultura popolare Giacomo Puccini ambientò a Castel Sant'Angelo l'ultimo atto della Tosca. Il castello viene menzionato in Angeli e demoni di Dan Brown. |
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