TEMPIO DELLA PACE

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Il Foro o Tempio della Pace è uno dei Fori Imperiali di Roma, il terzo in ordine cronologico. Anticamente era chiamato semplicemente tempio della Pace (templum Pacis, ma oggi con tale termine si intende il tempio vero e proprio del foro), e la denominazione come "foro" si diffuse solo dall'epoca di Costantino I in poi.
Si trovava accanto al foro di Augusto, separato solo dalla strada dell'Argileto, l'antica strada tra Foro Romano e Esquilino, risistemata poco dopo sotto Domiziano con la costruzione del foro Transitorio. Oggi i suoi resti sono in larga parte nascosti sotto via dei Fori Imperiali.

Storia
Definito dai contemporanei come una delle meraviglie del mondo (Plinio, Naturalis Historia XXXVI 102), venne fatto costruire sotto Vespasiano dal 74 d.C. e concluso da Domiziano. Il tempio venne inaugurato nel 75 dopo Cristo, dopo il trionfo per la guerra giudaica, e dedicato alla Pax Augusta dell'Impero, restaurata proprio dalla dinastia flavia secondo la propaganda imperiale.
Settimio Severo restaurò il complesso nel 191 dopo un incendio.
Il complesso perse precocemente la sua funzione pubblica e già nel IV secolo gli spazi furono adibiti ad attività produttive, spostate qui dal vicino sito nel quale venne edificata la basilica di Massenzio.

Descrizione
Il foro era costituto da un vasto complesso di edifici per una superficie complessiva di circa 135x100 metri.
I resti di questo foro sono oggi molto scarsi, situati sul lato del Foro Romano (tracce di un ingresso monumentale) oltre via dei Fori Imperiali e incorporati nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano.
La pianta del complesso ci è comunque nota grazie alla Forma Urbis Severiana, che era conservata proprio in questo complesso: la grande lastra marmorea rappresentante la pianta di Roma (agli inizi III secolo) si trovava affissa su una parete di uno degli ambienti del foro della Pace e sono ancora visibili i fori usati per il fissaggio della grande lastra.
Il Foro della Pace consisteva in una grande piazza quadrata sistemata a giardino, con portici su tre lati (laterali, decorati anche da nicchie, e posteriore), mentre il lato frontale era decorato da colonne in marmo africano lungo la parete, ricordando comunque un peristilio. Come di consueto il lato opposto all'entrata principale era centrato sul vero e proprio tempio, circondato da una serie di edifici simmetrici. Qui erano ospitate una biblioteca greca e una latina, le spoglie del sacco di Gerusalemme (col famoso tesoro del tempio di Salomone) e un vero e proprio museo pubblico, con una ricchissima serie di opere d'arte greche fatte trasportare qui da Vespasiano.
La zona centrale era sistemata a giardino, con aiuole, podi decorati con fontane e statue greche (prima "rinchiuse" nella Domus Aurea neroniana).
Il tempio, con una sorta di pronao esastilo, un'aula absidata e l'altare nella piazza antistante, era di fatto inglobato nel portico, tranne la specie di avancorpo del pronao. Questo elemento, assieme alla presenza del giardino nella piazza, fu un elemento inconsueto per l'architettura cittadina, se non il primo sicuramente uno dei primi, ispirato forse a prototipi ellenistici orientali. In definitiva quindi la piazza veniva a configurarsi come un elemento del tempio stesso, "abbracciata" dai colonnati che da esso si dipanavano. In questo senso va spiegata la denominazione pre-costantiniana come "tempio", piuttosto che "foro", essendo il complesso un unico edificio tutt'uno.

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