Terme di Caracalla
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Per informazioni e prenotazioni:

Cooperativa IL SOGNO - Viale Regina Margherita, 192 - 00198 ROMA
Tel. 06/85.30.17.58 - Fax 06/85.30.17.56

Email :  service@romeguide.it

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Le Terme di Caracalla, o Antoniniane, costituiscono uno dei più grandiosi esempi di terme imperiali, essendo ancora conservate per gran parte della loro struttura e libere da edifici moderni, e furono volute dall'imperatore Caracalla e costruite a Roma tra il 212 e il 217.

Polemio Silvio, nel V secolo, le citava come una delle sette meraviglie di Roma, famose per la ricchezza della loro decorazione e delle opere che le abbellivano.Per la loro realizzazione fu creato nel 212 un ramo speciale dell'Acqua Marcia, uno degli acquedotti di Roma antica, l'Aqua Antoniniana, che oltrepassava la Via Appia sull'Arco di Druso.

Il recinto esterno fu invece opera degli ultimi due imperatori della dinastia dei Severi, Eliogabalo e Alessandro Severo. Vari lavori di restauro furono realizzati da Aureliano, Diocleziano e Teodorico. In seguito al taglio degli acquedotti ad opera di Vitige, re dei Goti, a partire dal 537 le terme cessarono di funzionare.

Le Terme di Caracalla potevano accogliere più di 1.500 persone. Nella sua più ampia estensione, recinto compreso, l'edificio misurava 337 metri x 328, e il solo corpo centrale 220 metri x 114.

Il recinto esterno era costituito da un portico, del quale si conservano scarsissimi resti. Sul lato di fondo, un'esedra (spazio semicircolare coperto) schiacciata, munita di gradinate, nascondeva le enormi cisterne, che avevano una capacità di 80.000 litri. Ai lati di essa vi erano due sale absidate adibite a biblioteche. Una passeggiata sopraelevata seguiva il recinto sul lato interno ed era probabilmente a sua volta porticata.

Lo spazio compreso tra il recinto ed il corpo centrale era occupato da aree verdi. L’accesso al corpo centrale avveniva tramite quattro porte, che immettevano in un ambiente quadrato, forse l'apodyterium (lo spogliatoio). Qui iniziava il percorso del bagno, con gli esercizi sportivi di vario genere, che potevano svolgersi sia all'aperto che al riparo. Una stanza rettangolare, caratterizzata da piccoli ingressi obliqui, che consentivano di evitare la dispersione del calore, era il laconicum (bagno turco); di qui si arrivava al calidarium, una grande sala circolare, di 34 metri di diametro, con al centro una grande vasca circolare di acqua calda. Il percorso fin qui descritto poteva essere compiuto anche nell'altra metà dell'edificio, perfettamente identica. Il percorso continuava, non più diviso ma unico, nel tepidarium, un ambiente più piccolo e temperato. Attraverso il frigidarium nel salone centrale, di forma basilicale, il bagno terminava nella natatio, la piscina all'aperto. Al centro dei due ambienti rettangolari che fiancheggiavano i lati corti del frigidarium erano, probabilmente, collocate le due vasche di granito riutilizzate per le fontane di piazza Farnese. Altre vasche recuperate dal complesso si trovano ora nel cortile del Belvedere (Musei Vaticani). Quattro colonne di granito, invece, decoravano la natatio: l'unica colonna superstite si trova, dal 1563, nella piazza di Santa Trinita a Firenze.

Altre opere d'arte furono rinvenute nel corso degli scavi avvenuti in varie epoche, ma soprattutto nel XVI secolo: le tre gigantesche sculture Farnese, il Toro, la Flora e l'Ercole, ora al Museo archeologico nazionale di Napoli; il mosaico con atleti, scoperto nel 1824, ora ai Musei Vaticani. Nel 1901 e nel 1912 furono liberati i sotterranei, lavoro che continuò nel 1938, quando si scoprì il mitreo, il più grande esempio conosciuto a Roma. Per tutta la seconda metà del XX secolo la parte centrale delle terme è stata utilizzata per concerti e rappresentazioni teatrali all'aperto e in particolare per la stagione estiva dell'Opera di Roma. Nel 2000 il complesso è stato liberato dalle strutture aggiunte per gli spettacoli.

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