Palazzo Altemps
Museo Nazionale Romano
Roma, Piazza Sant'Apollinare 48
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Per informazioni e prenotazioni:

Cooperativa IL SOGNO
Viale Regina Margherita, 192 - 00198 ROMA
Tel. 06/85.30.17.58 - Fax 06/85.30.17.56
Email: service@romeguide.it

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Il 17 dicembre un doppio evento si è festeggiato a Roma: la fine dei lavori di restauri, durati 15 anni, di Palazzo Altemps, rinascimentale palazzo nel cuore di Roma, e la riapertura al pubblico della splendida collezione Ludovisi. Una collezione leggendaria quella dei principi Boncompagni Ludovisi, stirpe di papi e cardinali i quali tenevano nelle stanze e nei giardini della loro superba residenza romana una selva di statue antiche: una folla di dèi, fauni, satiri, ninfe, atleti e guerrieri. Opere che per secoli hanno rappresentato il prototipo della bellezza antica, copiate, con personalissimi rifacimenti e arditi restauri, da grandi artisti quali il Bernini. Nel 1901 i principi Boncompagni Ludovisi misero in vendita la raccolta. Lo Stato italiano acquistò solo 96 delle 460 sculture che si contanvao, e così la collezione fu smembrata e le statue separate nei vari musei. Dopo una sistemazione provvisoria nel Museo delle Terme, chiuso ormai da un decennio, le opere hanno finalmente ritrovato, in Palazzo Altemps, una sede degna del loro rango. Le statue sono state sistemate secondo un criterio ben preciso: vale a dire ricreando quegli ambienti della Roma rinascimentale e barocca che quei gruppi marmorei avevano ornato. Si è così tentato di rispettare il gusto cinquecentesco inserendole negli spazi dove già gli Altemps tenevano la loro collezione. Infatti già a partire dalla fine del Cinquecento qui era raccolta l'importante collezione di scultura antica di Roma. L'iniziatore della raccolta fu il cardinale Marco Sittico Altemps, seguito poi dal nipote. Nel Seicento poi, il cardinale bolognese Ludovico, nipote di Gregorio XV comprò moltissime statue della raccolta Altemps per abbellire la sua villa negli Horti Sallustiani. Le statue erano quasi tutte di epoca romana. Molte però riprendevano modelli greci, cosicchè, per gli eruditi del Sei Settecento, che non facevano troppe distinzioni tra originali e copie, la collezione era il simbolo della bellezza della Grecia antica.
C omposta allora da circa un centinaio di pezzi, oggi lo Stato è riuscito a salvarne sedici mentre moltissime opere sono ormai stabilmente collocate nei più importanti musei del mondo, dal Louvre a Pushkin.
T
ra i capolavori esposti ricordiamo uno dei pezzi più famosi della collezione, il Trono Ludovisi, che raffigura la nascita di Venere: secondo alcuni, tra cui Federico Zeri, sarebbe invece un falso ottocentesco. E ancora, il celebre gruppo di Oreste e Elettra, che abbracciandosi si dicono addio, pietra miliare per intere generazioni di scultori così come l'Ares Ludovisi, definito dal celebre archeologo tedesco Winkelmann "il più bel Marte dell'antichità".
D ietro lo splendore delle sculture e dei dipinti si nasconde tuttavia una tragedia che per secoli ha lasciato al Palazzo Altemps la fama di dimora maledetta: il cardinale Altempsi commise l'errore di far sposare suo figlio Roberto con una Orsini, famiglia acerrima nemica del papa in carica, Sisto V, il quale, per vendetta, accusò Roberto di adulterio e lo fece decapitare. A ricordo di quanto avvenuto, il figlio di Roberto, fece dipingere nella cappella del palazzo un grande affresco che riproduceva la decapitazione del padre, affinchè non fosse dimenticato quel supplizio. Un'esperienza unica dunque aspetta italiani e stranieri a Roma a Palazzo Altemps, un appuntamento da non perdere con l'arte e la cultura di tutti i tempi.

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© Pierreci

Il Palazzo è uno degli esempi più interessanti di architettura del Rinascimento a Roma. Fu iniziato da Girolamo Riario nel 1477 nell'area dove nell'antichità c'erano le officine del marmo, forse vicino ad un tempio di Apollo. Dal 1997 è una delle quattro sedi del Museo Nazionale Romano, con Palazzo Massimo, le Terme di Diocleziano e la Crypta Balbi. Nel palazzo si trovano le sculture provenienti da note raccolte archeologiche rinascimentali e barocche, come la famosa collezione Boncompagni Ludovisi, la ricca raccolta cinquecentesca di Asdrubale e Ciriaco Mattei e la stessa collezione Altemps. Di quest'ultima collezione lo stato è riuscito a riacquistare sedici sculture, quattro delle quali sono collocate sotto le arcate del portico settentrionale. Tra i capolavori esposti ricordiamo uno dei pezzi più famosi della collezione Ludovisi, il Trono Ludovisi con la nascita di Venere (con ogni probabilità un originale magno-greco del V secolo a.C.). E ancora il celebre gruppo di Oreste ed Elettra che abbracciandosi si dicono addio e l'Ares Ludovisi, definito dal Winkelmann "il più bel Marte dell'antichità". Importanti sono le sculture nel Salone delle Feste, come il gruppo del Galata suicida (trovato insieme alla scultura del Galata morente oggi ai Musei Capitolini) e le copie romane da originali greci, come l'Athena Parthenos, copia dell'originale di Fidia e l'Eracle del II secolo a.C., copia di un originale di Lisippo. E' possibile visitare una sola sala della collezione egizia, oggi in allestimento. Il percorso di visita comprende anche la Chiesa di Sant'Aniceto, fatta costruire da Giovanni Angelo Altemps nel 1603. La chiesa è interessante sia per la straordinaria ricchezza sia perché, in una dimora privata, fra un gran numero di reliquie, custodisce le spoglie di Sant'Aniceto, uno dei primi pontefici. Il vicino Teatro di Goldoni, restaurato di recente, è inoltre sede per incontri e conferenze.

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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

L'attuale edificio è il punto d'arrivo cinquecentesco di una serie di costruzioni che occupavano la zona ininterrottamente fin dall'antichità.
Dall'epoca di Augusto il fulcro dell'attività della zona, 160 metri a monte del Ponte Elio, era costituito dall'essere sede di uno dei due porti marmorari di Roma (l'altro era alla Marmorata, oggi Testaccio) e "Statio rationis marmorum", cioè ufficio del monopolio imperiale sulle cave. L'approdo fu scoperto nel 1891, documentato e poi distrutto durante i lavori per la costruzione dei muraglioni di contenimento del Tevere. Era qui che venivano scaricati e lavorati sia i marmi a destinazione architettonica utilizzati nel Campo Marzio, sia quelli destinati alla statuaria, in numerose botteghe di cui sono state trovate tracce in tutta la zona tra Sant'Andrea della Valle, la Chiesa Nuova e il fiume. In alcuni casi sono stati ritrovate anche opere non finite e attrezzi, pertinenti alla fine del periodo di Traiano, come se le botteghe fossero state abbandonate in tutta fretta.
Secondo l'Armellini la vicinissima chiesa di Sant'Apollinare sorgeva sulle rovine di un tempio di Apollo.
Con la feudalizzazione di Roma e l'occupazione dei resti antichi da parte delle famiglie baronali la città si divise in un settore Ghibellino ad est controllato dai Colonna e in un settore Guelfo controllato dagli Orsini. Il cammino di ronda che divide tuttora il rione di Parione da quello di Colonna correva lì presso, lungo l’attuale Vicolo dei Soldati.
Finita l'esigenza di fortificare e la depressione conseguente alla cattività avignonese, il Campo Marzio fu di nuovo intensamente urbanizzato: è nel XV secolo che comincia a nascere il palazzo Altemps quale oggi lo conosciamo, nel dominio di diversi personaggi che si successero nel tempo a partire da Girolamo Riario. Questi, nipote (o forse figlio naturale) di Sisto IV, che su di lui aveva investito tutte le proprie attenzioni nepotistiche, avrebbe voluto completarne l'edificazione per il suo matrimonio con Caterina Sforza, nel 1477, ma i lavori non furono conclusi prima del 1480.
Caduta con la fine di Sisto IV la fortuna dei Riario, nel 1511 il palazzo fu acquistato, ampliato e decorato dal cardinale Francesco Soderini (architetti Antonio da Sangallo il Vecchio e Baldassarre Peruzzi, al cui intervento si deve il cortile maggiore).
Dopo essere stato residenza degli ambasciatori spagnoli il palazzo fu acquistato nel 1568 dal cardinale austriaco Marco Sittico Altemps, figlio della sorella di Pio IV, che ne fece la residenza del casato ormai italianizzato. Si deve a lui l'istituzione della Biblioteca Altempsiana, poi confluita nella Vaticana, e la prima collezione di sculture antiche. A questi anni risale la nobiltà ma anche anche la storia "nera" della famiglia: il figlio naturale di Marco Sittico, Roberto, prefetto delle armi papali in Avignone sotto Sisto V Peretti e primo duca di Gallese, fu accusato di adulterio e fatto decapitare a 20 anni, nel 1586, proprio da Sisto V, per aver sposato una degli Orsini, suoi nemici giurati.
Qualche papa dopo, Clemente VIII Aldobrandini, nel 1604, donò alla famiglia le spoglie di papa Aniceto per arricchirne la cappella privata, ma a memoria imperitura del sopruso, il figlio Giovanni Angelo Altemps secondo duca di Gallese fece dipingere nella stessa cappella del palazzo, nel 1617, un grande affresco che riproduceva la decapitazione del padre. È a Giovanni Angelo che si deve il primo teatro (poi denominato Teatro Goldoni) costruito nel palazzo. Ed è qui che nel 1690 venne fondata l'Accademia dell'Arcadia.
Nel Settecento il palazzo fu affittato come sede diplomatica francese dal cardinale Melchior de Polignac e fu sede di grande mondanità e lusso: vi si recitò tra l'altro Metastasio e vi suonò anche Mozart, durante il suo soggiorno romano.
Passato nel XIX secolo alla Santa Sede, fu da questa venduto a privati nel 1982. È attualmente utilizzato per tre quarti dalla Soprintendenza Archeologica di Roma come sede del Museo nazionale Romano. Questo ha consentito un restauro assai curato della struttura architettonica e recuperi molto interessanti dell'apparato decorativo.

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Aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19.45 (24 e 31 dicembre dalle 9 alle 17) .
Chiuso lunedì (eccetto Lunedì in Albis e durante la Settimana per la Cultura), 1 gennaio, 25 dicembre.
La biglietteria chiude un'ora prima

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