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Piazza S. Maria Liberatrice, 8/11 (Testaccio)

COME SE FOSTE A CASA VOSTRA

dal 05/12/2019 al 15/12/2019

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Al Teatro Vittoria COME SE FOSTE A CASA VOSTRA: una commedia con 3 accenti drammatici dal 26 novembre al 4 dicembre 2019. di Michele Cosentini con: Sveva Tedeschi, Luca Ferrini, Alberto Melone, Ashai Lombardo Arop, Yonas Aregay, Paolo Roca Rey e con il patrocinio di:¬†Ambasciata dell´Iran, Ambasciata dell´Afghanistan, Ambasciata della Costa D´Avorio, Ambasciata della Moldavia, Nazione Rom...
maggiori informazioni sull´evento

PREZZI BIGLIETTI
Platea € 33.00       € 20.00
Galleria € 27.00       € 19.00
Ridotto studenti (Platea e Galleria) € 13.00


   INFO EVENTO:

Al Teatro Vittoria COME SE FOSTE A CASA VOSTRA: una commedia con 3 accenti drammatici dal 26 novembre al 4 dicembre 2019.

di Michele Cosentini

con:

Sveva Tedeschi, Luca Ferrini, Alberto Melone, Ashai Lombardo Arop, Yonas Aregay, Paolo Roca Rey

e con il patrocinio di:¬†Ambasciata dell´Iran, Ambasciata dell´Afghanistan, Ambasciata della Costa D´Avorio, Ambasciata della Moldavia, Nazione Rom.

e con il patrocinio di: Regione Lazio e Comune di Roma per il progetto Integr-Azione


Il razzismo più pericoloso è quello strisciante, quello nascosto tra le pieghe di ognuno di noi. Quello che neghiamo davanti agli altri, e talora davanti a noi stessi. Quello che si nasconde dietro i mille “io non sono razzista, ma…” che precedono sempre più spesso le frasi che sentiamo quotidianamente pronunciare. E´ un razzismo che nasce da paure ataviche e paure indotte da professionisti del mestiere. E´ questo tipo di razzismo, che vogliamo provare a raccontare, con lo spirito della commedia e del paradosso. E lo facciamo immaginando che lo Stato preveda, in nome di una non meglio precisata “emergenza abitativa”, che coloro che abbiano un appartamento superiore a una certa metratura siano obbligati ad ospitare un certo numero di immigrati: si tratta del cosiddetto “decreto dell´accoglienza”. La cosa coglie impreparati Maria e Riccardo, agiata coppia borghese con una casa di oltre cento metri quadrati, da due mesi in ristrutturazione, e che si vede assegnati una sudanese e un senegalese (Haya e Hazuz). Maria, donna di sinistra, da sempre impegnata in lotte contro la discriminazione razziale e a favore dell´integrazione, nel momento in cui è costretta a mettere in pratica i propri principi, perde ogni pudore e fa di tutto per eludere la legge: corrompe una funzionaria del Comune, paga il suo operaio moldavo per essere ospitato da lei (in modo da accogliere una persona conosciuta e che le faccia dei lavoretti inclusi nel prezzo), costringe i suoi “accolti” a dormire nel corridoio o nella cabina armadio per non rovinare le stanze appena imbiancate, distrugge mezza casa per far abbassare i coefficienti comunali e poter ospitare qualche persona in meno, fino a pagare una tangente per far trasferire la sudanese a Pisa, dopo aver scoperto che suo figlio Simone si è innamorato di lei. Riccardo, che da sempre ha avuto idee politiche opposte a quelle di Maria, è quasi imbarazzato da come la moglie sia diventata intollerante, ma questo non lo porta a rivedere le sue posizioni, che restano profondamente razziste. Anche se, nel momento in cui i tre immigrati cominciano a essere stufi delle continue dimostrazioni di razzismo di Riccardo e Maria e gliele rinfacciano, i due coniugi continuano a negare orgogliosamente la loro miseria morale. Il gioco di equivoci e di intrecci comici prosegue in un crescendo surreale fino al parossismo del finale a sorpresa. La particolare struttura di “Come se foste a casa vostra” fa sì che nell´impianto tradizionale della commedia si innervino elementi volutamente dissonanti, distanti dai canoni classici del comico, che analizzano le tematiche del razzismo e dell´integrazione sotto tutt´altra luce e angolazione, sulla base di testimonianze e di recitazione su musica. Sono piccoli iati che rendono lo spettacolo un esperimento che solo fino a un certo punto è inquadrabile in un genere unico. Forse perché non esistono i generi. O forse perché una delle più incredibili tragedie di quest´alba di secolo -il razzismo, che nessuno avrebbe pensato, dopo il secolo breve, di vedere spuntare nuovamente così presto- non merita un genere unico.

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