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spazio
MOSTRE
Paolo Poli è
Teatro Valle
dal 20-09-2018 al 06-01-2019
spazio

ORARIO INGRESSO

COSTO D´INGRESSO


INGRESSO LIBERO


Paolo Poli è: mostra multimediale su Paolo Poli al Teatro Valle con ingresso gratuito dal 20 settembre 2018 al 6 gennaio 2019.
A cura di Andrea Farri e Rodolfo di Giammarco.

Il genio, la storia e l’arte di Paolo Poli in mostra negli spazi del Teatro Valle. Un percorso visivo lungo oltre sessant’anni di carriera teatrale dell’artista testimoniato dalla grande quantità di oggetti, video, bozzetti, scenografie. Una mostra-album, e non semplicemente una “mostra”, nella quale calarsi dal vivo e che consente ai visitatori di sfogliare le pagine di vita dell’amato Poli attraverso 40 monitor allestiti in sala, uno per ogni spettacolo che ha realizzato (dal 1950 al 2014), in una carrellata storica che copre 64 anni di progetti e attività teatrale. Sugli schermi scorrono loop di immagini, video, bozzetti di scene di Eugenio Guglielminetti, Anna Anni, Aldo Buti; bozzetti di costumi di Santuzza Calì, Danda Ortona; locandine e poster; le scenografie realizzate da Lele Luzzati sono collocate sul palcoscenico, mentre i costumi sono installati in alcuni palchi di primo ordine; infine nel foyer il pubblico può leggere su un video wall i 568 appellativi con cui la stampa ha descritto Poli, tutt’ora a rappresentare le facce multiformi del suo essere artista a tutto tondo...

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ORARIO INGRESSO

COSTO D´INGRESSO

 

Giovedì, venerdì, sabato dalle ore 17.00 alle ore 20.00
domenica dalle ore 11.00 alle ore 18.00


DOVE SI TROVA:
COME ARRIVARE:

 

Ingresso libero

Vedi anche: Le mostre a Roma nell’autunno 2018/

   Info Evento:



Presentazione di Rodolfo di Giammarco
Non c’è metafisica o biologia muliebre, in Poli, anche se si è spogliato più di Rita Renoir, ha posato più di Greta Garbo, è caduto in estasi più di Rita da Cascia, ha suscitato brividi più di Carolina Invernizio, s’è trasformato più di Amanda Lear, ha sorriso più di Wanda Osiris, e ha sgambettato più di una Ziegfeld Gender a parte, non è mai stato zitto, in perenne equilibrio tra noi-siam-come-le-lucciole e gli incunaboli, i libelli, gli almanacchi, le storiche avanguardie letterarie, le abiette retroguardie virtuose, le criminalità dei sentimenti, gli spacci dei paradossi, le demagogie del kitsch, i cascami della maniera, i labirinti della sintassi, le bellurie romanzesche, le enigmistiche retoriche, gli ectoplasmi poetici. Sì, l’inventario patrimoniale della cultura di PP sarebbe infinito, ma dove mettere anche i suoi fascini difformi senza parole, le sue seduzioni fisiognomicamente compulsive, fantasistiche, camp, estatiche, profanatrici? […] La cosa che rischiamo di sottovalutare in PP, nella sua iperlaboriosa biografia, è il pragmatismo, l’opposto della cerebralità, e la vocazione che ne è stata testimonianza impeccabile è stata la sua perfetta vena di capocomico di compagnia, dote antica, istinto imprenditoriale che il nostro concentrava energicamente (ed efficacemente) accanto al suo istinto di cerca-autori e cerca-testi. […] Non può non aprirsi il capitolo prezioso, umano e privilegiato del rapporto raro, ma anche intimo e naturale, con un maestro pittore forgiatore di impianti fantasiosi e fantastici come Lele Luzzati, che arrivò a regalare i suoi giganteschi e tematici fondali a Poli. Il PP logorroico, magnetizzante pubblici, artefice di un fenomeno della ribalta e della mimetica cultural-epidermica, il PP che Alberto Arbasino aveva identificato, accostandolo a Carmelo Bene, come uno di cui s’era giovato la ripresa del teatro italiano, il PP padroneggiante lessici e arditezze, atletismi polifonici, sberleffi sessuali, coreografie febbrili, astrazioni travestite, contagi comici, ingordigie spudorate, dissacrazioni clamorose, eresie da camera, satire etiche e blitz scioccanti, questo PP a contatto ininterrottamente con generazioni, masse, soggetti colti, spettatori semplici, radicali, tradizionalisti e quant’altro dell’umana specie, è stato soprattutto, per sua scelta, un uomo solo, un teatrante incline alla solitudine eccezion fatta per i sodalizi con la sorella Lucia, votato a una quasi monastica esistenza che d’altra parte favoriva il disbrigo di tanti compiti, letture, approfondimenti, escursioni. E quindi al Poli sfacciatamente ‘spretato’ nella cognizione generale di tutti ha sempre corrisposto un Poli frugale, riservato, habitué. E non ha mai alimentato, il nostro, un’aura modaiola, un sapere per adepti, un sovversivismo fine a se stesso. Perché allora non dedicargli un album di reperti illustri, di rewind che ce lo restituiscano, di immagini folgoranti, di audio di piacevolezza imbarazzante, di video dinamici e metamorfici, di letterature-lampo, di 586 aggettivazioni che l’hanno riguardato?
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