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MOSTRE
La dolce Vitti
Teatro dei Dioscuri al Quirinale
dal 08-03-2018 al 09-09-2018
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  • La dolce Vitti - Teatro dei Dioscuri al Quirinale
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ORARIO INGRESSO

COSTO D´INGRESSO


INGRESSO LIBERO


La dolce Vitti: in una grande mostra immersiva gratuita al Teatro dei Dioscuri al Quirinale dall'8 marzo al 9 settembre 2018 le vite, le svolte, lo stile, i film di Monica Vitti, l’attrice e la donna nel cuore dell’immaginario del pubblico italiano.

Un’esposizione immersiva, dai primi anni della formazione al Teatro, dal doppiaggio al Cinema, dalla musa di Antonioni alla regina della commedia, dalla televisione ai ‘suoi’ film d’autrice. Tra magnifiche fotografie provenienti da archivi pubblici e privati, installazioni audio e video, filmati d’archivio e brani autobiografici, testimonianze e proiezioni di film.
Finalmente Roma torna a omaggiare Monica Vitti, la sua diva più moderna, la rivoluzionaria più dolce del nostro immaginario.

C’è un incantesimo che Monica Vitti ha fatto al cinema e sul pubblico, e per il quale è forse l’ultima grandissima diva del nostro schermo, amata da spettatori di età, sesso, gusti cinematografici diversi. Monica Vitti è oggi forse l’attrice che suscita la maggiore simpatia e commozione in un pubblico vasto e trasversale, cinefilo e popolare, di cui ogni singolo spettatore ama la ‘sua’ Monica Vitti. Come forse a nessuna interprete è riuscito, ha unito le due anime divise del nostro cinema più grande: quella d’autore, il cinema d’impegno e linguaggio, e la Commedia all’italiana...

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ORARIO INGRESSO

COSTO D´INGRESSO

 

La Dolce Vitti rimarrà aperta per l’estate, quindi anche al flusso di turisti dall’estero, tutti i giorni fino al 9 settembre (chiusura il lunedì), con orario dalle 10 alle 19

Dal 6 al 20 agosto la mostra resterà chiusa con riapertura il 21


DOVE SI TROVA:
COME ARRIVARE:

 

Ingresso libero
Telefono: + 39 06 86981021

   Info Evento:

Due anime troppo spesso scisse, conflittuali, che in lei si incarnano, con naturalezza, in un unico corpo. In questa sintesi Monica Vitti è stata ed è un’attrice unica, attraverso decine di incarnazioni diverse: personaggi, trasformazioni, svolte di carriera, Teatro, Cinema, TV, copioni, canzoni… Pubblici diversi, anche, per cui è presenza di volta in volta raffinata e popolarissima. La sua lunga distanza dalle scene, dall’apparizione pubblica, ha paradossalmente prolungato il suo incantesimo, e la diva e la donna sono incredibilmente presenti nell’immaginario di questo 2018. Ora una mostra fotografica e multimediale, La Dolce Vitti, ideata e realizzata da Istituto Luce Cinecittà, che apre al pubblico a Roma al Teatro dei Dioscuri al Quirinale dall’8 marzo al 10 giugno 2018, per la cura di Nevio De Pascalis, Marco Dionisie Stefano Stefanutto Rosa, racconta le diverse forme di questa presenza, in 40 anni di spettacolo, decine di film, teatro, TV, costume, cultura alta e popolare, e regala le tracce di questo incantesimo.

LA MOSTRA

Per raccontare la mobilità inclassificabile e magica dell’arte della Vitti, La Dolce Vitti si snoda in un percorso espositivo multimediale e immersivo, con un andamento cronologico e insieme tematico. Cuore della Mostra sono le oltre 70 magnifiche fotografie provenienti da importanti archivi pubblici, a partire dal grande Archivio storico dell’Istituto Luce, da quello dell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, del Centro Sperimentale di Cinematografia, e privati come Reporters Associati, Archivio Enrico Appetito e altri fondamentali fondi come quelli personali di Elisabetta Catalano e Umberto Pizzi. Immagini spesso rare che toccano 40 anni di carriera ed evoluzioni di un’attrice (e di un Paese che muta con lei). Nella mostra la Vitti si racconta in prima persona, con la sua voce così particolare, ‘sgranata e roca’, attraverso ricordi, riflessioni, brani dei suoi libri. E anche grazie alle testimonianze di ieri - da Alberto Sordi a Ettore Scola, da Dino Risi a Steno - e a quelle di oggi - da Dacia Maraini a Michele Placido, da Giancarlo Giannini a Enrico Vanzina - di chi ha lavorato con lei o l’ha conosciuta. Le tappe di questo percorso sono: il Teatro, il Doppiaggio, Michelangelo Antonioni, il Cinema Comico e l’evoluzione della Vitti in ‘autrice’, la TV.

Il primo ambiente del percorso accoglie il visitatore con grandi ‘veli’ fotografici e un elemento chiave della Mostra: la voce dell’attrice. Quella voce roca, singolare, così controcorrente rispetto ai canoni dello spettacolo, che è stata una delle chiavi della sua arte. In questo senso l’esposizione si pone anche con un connotato di ‘installazione sonora’.

La sala del ‘Teatro’ ci racconta con straordinarie immagini gli anni dell’apprendistato della giovane Maria Luisa Ceciarelli, nata il 3 novembre 1931, iscritta alla Silvio d’Amico nell’anno accademico 1950-’51, dopo aver compreso, già a 14 anni, che recitare le avrebbe salvato la vita. Una ragazza che spicca per altezza, slancio, e una sincera propensione al dramma e ai tragici. E che un maestro assoluto del teatro come Sergio Tofano riconosce, con due indicazioni contrarie: le dice che è un vero talento comico, e di cambiare nome. L’avvenire darà Monica Vitti, e una grande attrice (anche) comica. Le foto ce la regalano accanto a mostri sacri come lo stesso Tofano, Eduardo, Albertazzi, Zeffirelli, Orsini, la Pagnani, Vittorio De Sica.

La sala del ‘Doppiaggio’ offre una postazione di ‘video-ascolto’ in cui la voce della Vitti risuona a doppiare il personaggio interpretato da Dorian Gray ne Il grido di Michelangelo Antonioni. È il 1957, e la nascita di un sodalizio, sentimentale e artistico, fondamentale per lei e la sua carriera, e capitale per la storia del cinema. ‘Antonioni mi ha ascoltata vivere’ dice Monica. Insieme hanno dato un pugno di modernità all’arte, in un arco fulminante dal 1960 al ’64: L’avventura, La notte, L’eclisse, Il deserto rosso. Sono fotografie di lancinante bellezza, che stringono un’epoca. L’incomunicabilità, l’alienazione, la crisi dei sentimenti: il moderno nel cinema mondiale è racchiuso qui, in questi film amati, contestati, imitati, divenuti un libro di testo del Novecento. Un altro momento multimediale, un ‘libro espanso’ digitale di testi e immagini da sfogliare, fa entrare lo spettatore più dentro a questa grande storia del cinema.

La quarta tappa tocca il ‘Cinema Comico’. Dopo i fasti, i Festival internazionali, i premi che la consacrano fino in America come la musa del cinema di più impervio impegno, la commedia consegna Monica alla popolarità e all’amore del grande pubblico.
È il 1968 e Monica Vitti, cui tempo prima una maliziosa Oriana Fallaci aveva implorato di spiegarle cosa fosse l’alienazione, esplode come Assunta, una umile figlia di Sicilia sedotta, abbandonata e trasmigrata nella swingin’ London, ne La ragazza con la pistola. Èun’epifania, la nascita di una nuova stella, diversa e brillante. Da lì la Vitti diventerà la regina di un genere dominato storicamente dagli uomini. La vediamo recitare a fianco di tutti loro: Gassman, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni, in film memorabili di Monicelli, Scola, Risi, Loy, Salce, Fondato, Di Palma. E naturalmente la vediamo a fianco di Alberto Sordi, re della commedia che l’ha eletta per sempre a sua compagna ideale di film, di gioco, in titoli proverbiali come Polvere di stelle, Amore mio aiutami, Io so che tu sai che io so…. Una sorta di ‘corrispondente’ femminile di Sordi. Come per lui del resto, che non è associabile a uno o più registi, le commedie che qui vediamo immortalate appartengono a un genere particolare, non classificato nei libri: sono ‘film con Monica Vitti’. Non solo un’attrice, ma una creatrice dei film che interpreta.

Si giunge così alla tappa che racconta la nuova trasformazione della Vitti, in cacciatrice di progetti, copioni, co-sceneggiatrice, autrice, infine regista. Sono film preziosi come l’amato Teresa la ladra, da un romanzo di Dacia Maraini, per la regia di Carlo Di Palma, o i teneri – da rivedere - Flirt e Francesca è mia, diretti dal compagno, fotografo e regista, Roberto Russo. E quello Scandalo segreto che nell’89 la vede al debutto dietro la macchina da presa.
La Commedia dà alla Vitti l’affetto e l’empatia con il grande pubblico. Con i film di Antonioni compone quell’atlante cinematografico moderno, appassionato, sentimentale, che ci fa leggere quattro decadi di cinema e spettacolo attraverso la voce, il corpo sensuale, lo spirito d’attrice di Monica Vitti. Un atlante reso in senso multimediale da un ‘cubo’ che mostra al visitatore le copertine dei periodici nazionali e internazionali in cui la Vitti per anni ha campeggiato in diverse lingue, insieme a una serie di immagini retroilluminate, e degli speciali artworks che il visitatore della Mostra può portare come souvenir di un mondo variegato.

L’ultimo spazio dell’esposizione regala, grazie ai materiali delle Teche Rai, momenti di un altro ‘genere’ della Vitti: la Televisione. Apparizioni, sketch, interviste-confessioni, mai banali in cui l’attrice ha portato la sua naturale verve e confidenza nelle case di milioni di spettatori.

I VIDEO, I FILM

Un altro aspetto multimediale e immersivo de La Dolce Vitti è la visione su schermo touch di una serie di preziosi filmati: cinegiornali dell’Archivio Luce che la riprendono in prime, festival, set della sua carriera; una intervista ‘a tu per tu’ con la videocamera, realizzata da Donatella Baglivo, in cui è la stessa Vitti a raccontare svolte e momenti della sua vita artistica; infine le video-testimonianze di chi con lei ha collaborato: Dacia Maraini, Giancarlo Giannini, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Enrico Vanzina, Laura Delli Colli, Silvia Napolitano, Carlo Molfese.

La Dolce Vitti sarà anche occasione per rivedere, nella sala cinema del Teatro dei Dioscuri, alcuni dei film più significativi con Monica Vitti: L’avventura di Michelangelo Antonioni, La ragazza con la pistola di Mario Monicelli, Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Ettore Scola, Teresa la ladra di Carlo Di Palma, Flirt di Roberto Russo.

IL LIBRO

Accompagna la Mostra il volume La Dolce Vitti, edito da Edizioni Sabinaee Istituto Luce-Cinecittà, a cura di Nevio De Pascalis, Marco Dionisi, Stefano Stefanutto Rosa, con un’introduzione di Irene Bignardi: un racconto testuale di 150 pagine in 10 tappe con uno straordinario apparato iconografico di oltre 100 immagini, Filmografia e Teatrografia e preziose testimonianze.
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